Dimitri DELIOLANES*- Da Atene. Tsipras: mantenere le promesse

 

Da Atene

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TSIPRAS, LE PROMESSE DA MANTENERE

Dopo cinque anni di malgoverno e saccheggi

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Che cosa sta suc­ce­dendo tra Atene e Bru­xel­les? Non è facile capirlo. Ieri Tsi­pras ha fatto una dichia­ra­zione di inu­suale durezza. Ha attri­buito a «fina­lità poli­ti­che l’insistenza delle isti­tu­zioni a imporre nuovi tagli alle pen­sioni», par­ti­co­lar­mente oltrag­giose in quanto emer­gono «dopo cin­que anni di sac­cheggi». «Il governo greco par­te­cipa ai nego­ziati avendo con sé un piano con con­tro­pro­po­ste pie­na­mente valu­tate. Aspet­te­remo pazien­te­mente che le isti­tu­zioni adot­tino uno spi­rito rea­li­sta. Ma se alcuni scam­biano per debo­lezza il nostro sin­cero desi­de­rio di tro­vare una solu­zione e i passi che abbiamo fatto per coprire le dif­fe­renze, deve avere in testa que­sto: non por­tiamo sulle nostre spalle solo una pesante sto­ria di lotte. Por­tiamo sulle spalle la dignità di un popolo ma anche le spe­ranze dei popoli euro­pei. E’ un carico troppo pesante per essere ignorato».

Per Tsi­pras, l’atteggiamento del governo greco non dipende da pre­sunte «fis­sa­zioni ideo­lo­gi­che», è «una que­stione di demo­cra­zia. Non abbiamo il diritto di sep­pel­lire la demo­cra­zia nel paese in cui è nata».Una dichia­ra­zione che mette al cen­tro il pro­blema poli­tico: l’ex tro­jka con­ti­nua a insi­stere su que­stioni che sa di non poter otte­nere. Sem­bre­rebbe che il suo scopo sia quello di arri­vare allo scon­tro. O almeno fare la fac­cia feroce fino all’ultimo istante, spe­rando di poter desta­bi­liz­zare i «ribelli di Atene».

Il ten­ta­tivo va avanti da mesi ma Tsi­pras, fin­ché resi­ste, rimane sem­pre un grande «eroe» popo­lare. Men­tre l’Europa fa figure sem­pre più penose anche su que­stioni non riguar­danti la crisi, come i flussi migra­tori.
Ha ragione Tsi­pras a pen­sare a un attacco poli­tico con­tro il suo governo? Vediamo i fatti. Secondo le dichia­ra­zioni del vice pre­mier greco Dra­ga­sa­kis, dome­nica pome­rig­gio a Bru­xel­les i nego­zia­tori greci si sono visti respin­gere le pro­prie pro­po­ste, sem­pli­ce­mente per­ché non inclu­de­vano nuovi tagli per 1,8 miliardi a un sistema pen­sio­ni­stico come quello greco in cui il 68,1% non supera i 483 euro. Non sap­piamo (Dra­ga­sa­kis non ne ha fatto rife­ri­mento) se si con­ti­nua anche a insi­stere sul pareg­gio di bilan­cio delle casse pen­sio­ni­sti­che, quando la disoc­cu­pa­zione greca da anni ha il pri­mato euro­peo rima­nendo fissa sul 26%.

Si chiede anche di aumen­tare di 10 punti l’Iva sui generi ali­men­tari e sulla cor­rente elettrica.

Non solo. Ber­lino con­ti­nua a spar­gere la voce che la Gre­cia avrebbe biso­gno di un «terzo pre­stito» di cui si sa già anche l’ammontare (40–50 miliardi). Ovvia­mente, Atene rifiuta un nuovo pre­stito per­ché non vuole essere un paese inde­bi­tato all’infinito. Piut­to­sto, chiede con insi­stenza che si ristrut­turi quello che ha già e che la opprime: in ter­mini asso­luti non è una cifra iper­bo­lica, circa 325 miliardi, ma rap­pre­sen­tano il 177% del Pil ellenico.

Nell’intreccio tra riven­di­ca­zioni para­dos­sali e pro­po­ste oscene sul debito, si direbbe che le forze più intran­si­genti del fronte dei cre­di­tori abbiano otte­nuto mag­giore spa­zio, pro­ba­bil­mente mediando tra Fmi e gli euro­pei. Tutto indica quindi che a livello «tec­no­cra­tico» si stia pre­pa­rando una rot­tura degli equi­li­bri, rischiando per­fino uno scon­tro dagli esiti trau­ma­tici. Lo ha in qual­che modo annun­ciato il vice can­cel­liere tede­sco dell’Spd, annun­ciando pater­na­mente di «aver perso la pazienza» con i greci.

Ma que­sto non allarma Atene né la popo­la­zione greca che non ha nulla da per­dere. Quello che sen­tono i greci è un pro­fondo senso di offesa dal trat­ta­mento rice­vuto finora dagli euro­pei. Domani potrebbe essere con­vo­cata una mani­fe­sta­zione popo­lare ad Atene. A soste­gno del governo.

Dovrebbe invece allar­mare qualcun’altro in Europa che avrebbe molto da per­dere dall’instabilità che si sta pro­vo­cando. Qual­cuno che avrebbe inte­resse a che Tsi­pras esca, con tutti i com­pro­messi del caso, dalla trap­pola della reces­sione e della mise­ria, per­ché così potrebbe aprire la strada ad altri paesi indebitati.

Cosa suc­cede invece? Suc­cede che que­sto qual­cuno crede di fare bella figura dicendo impre­ci­sioni a ripe­ti­zione. Mi rife­ri­sco al pre­mier ita­liano che dome­nica ha ripe­tuto al Cor­riere della Sera la fra­setta sui «baby pen­sio­nati greci», mal­grado lo stesso Tsi­pras, sulle pagine di quello stesso gior­nale, gli abbia detto qual­che giorno prima che non ha alcun riscon­tro. A meno che a palazzo Chigi non si rife­ri­scano al fami­ge­rato rap­porto del Fmi sulle pen­sioni gre­che. È da marzo che ad Atene tutti ridono su quei dati balordi che danno le pen­sioni costare il 40% del Pil greco, tutti i greci in pen­sione da 57 anni e altre ame­nità.

Sono dati che lo stesso Fmi ha rico­no­sciuto come «non accu­rati» per­ché basati su quelli del pre­ce­dente governo. Piut­to­sto che tas­sare i ric­chi Sama­ras era dispo­sto a tutto.(*ilmanifesto)

 

Autore: admin

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