Monica SCHIRRU- Movies, Monstruosities and Masck (in uno spettacolo di Cuocolo e Bosetti al Festival delle Colline Torinesi)

 

La sera  della prima


 

MM&M

Movies, Monstrosities and Mask

di Renato Cuocolo e Roberta Bosetti
regia Renato Cuocolo con Renato Cuocolo e Roberta Bosetti produzione Cuocolo/Bosetti IRAA Theatre, Teatro di Dioniso in collaborazione con Il Funaro Pistoia, Festival delle Colline Torinesi

Cuocolo/Bosetti IRAA Theatre   Torino Creazione Contemporanea Festival delle Colline Torinesi Fondazione Merz

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Roberta Bosetti indossa un paio di jeans e una camicia di seta arancione. E’ seduta davanti ad un tavolo da cucina, su cui sono disposti oggetti d’uso quotidiano che rievocano gli Anni Settanta: una scatolina con bottoni di recupero e spolette  di filo da cucina; una centrotavola in ceramica bianca riempito di mele; un rigogolo imbalsamato, giallo e nero. E, sparse ovunque, vecchie riviste di cinema con immagini di attori hollywoodiani, locandine di film che hanno fatto la storia. La sua e le nostre, quelle di ciascuno di noi. Ed è qui, in questa intersezione tra vita e cinema – tra realtà e narrazione –  la chiave di lettura di MM&M Movies Monstrosities and Masks. Che, dopo essere stato presentato al pubblico in forma di studio il 27 e 28 Febbraio, aver vinto il Premio Hystrio 2015 Altre Muse, ha debuttano in prima nazionale lunedì 1 Giugno al Festival delle Colline Torinesi.

MM&M è prima di tutto un percorso esperienziale e autobiografico, come molte delle produzioni di Iraa Theatre: “ Mi chiamo Roberta Bosetti , faccio l’attrice, racconto me stessa. Ho un teatro in testa … “ esordisce. “ I racconti degli altri, i film, la televisione – continua – i libri, le immagini, insieme ai nostri genitori, ci hanno tirati su, ci hanno intrattenuto, confortato, imbrogliato, disciplinato e ci hanno detto che cosa potevamo e che cosa non potevamo fare. E hanno giocato un ruolo importante nel trasformarci, non in una persona, ma in tutte le persone buone o cattive che ci sono arrivate attraverso quello che abbiamo letto, visto e ascoltato.

Abbiamo un teatro nella testa”. MM&M è un viaggio stanziale, a differenza di The Walk, percorso nomade nella città, tentativo di costruire il significato di una perdita in seguito alla morte di un amico (ospite al Festival delle colline la scorsa edizione). E’un procedere a ritroso nella memoria, nel ricordo dell’infanzia a Vercelli, cittadina di provincia un po’ come Bedford Fall di It’s Wonderful life. Il tavolo da cucina davanti a cui è seduta appartiene alla casa di Vercelli, “tre piani, come quella di Psycho”. Ancora una volta realtà e finzione si compenetrano fino a farsi sostanza drammaturgica, mentre dal racconto – attraverso continui richiami all’universo della cinema – affiora l’immaginario collettivo che crea nello spettatore un senso di appartenenza e condivisione.

Un’altra chiave di lettura fornita da MM&M è il binomio amore – morte, presente in modo trasversale nella vita, nel cinema e nel teatro.  Sul versante cinematografico è richiamato dal capolavoro hitchcockiano Vertigo del 1958, le cui tracce musicali di Bernard Herrmann accompagnano la performance per buona parte della durata, caricando l’intensità drammatica dell’interprete. Sul versante della narrazione il binomio amore-morte si collega all’episodio della morte del padre, che ha segnato la sua infanzia, incrinando l’equilibrio familiare e affettivo dei primi anni di vita. Il ricordo di questa  perdita si intreccia nella memoria a quello di una fiaba televisiva – Biancaneve – che era stata costretta a guardare mentre, nella stanza accanto, sentiva familiari e parenti  vegliare sulla salma, tra dialoghi sommessi rotti dal pianto.

Rievocazioni di vissuto quotidiano legato a celebri frasi di film, digressioni sulla partenza per l’Australia, da adolescente, e sul matrimonio con il regista  e attore  Renato Cuocolo ( “e alla fine ci siamo sposati, marito e moglie … fa tanto biblico,  Antico Testamento”). E’ uno scavo archeologico nell’identità MM&M, un’identità che in ultima istanza è plurima – ( “ io sono tutto e il contrario di tutto”) perché nasce dall’identificazione con l’immaginario cinematografico. E’ un’indagine singolare e anacronistica, un sottile gioco metateatrale, che scardina il rapporto tra pubblico e privato: che sa trasformare il luogo performativo in un luogo di emozione autentica.

 

Autore: admin

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