Monica SCHIRRU- Ipotesi per una Orestea (“Darling” di ricciforte al Fetival delle Colline Torinesi)

 

La sera della prima


DARLING (ipotesi per un’Orestea)

ricci forte darlingfoto di Pietro Bertor

di ricci/forte
regia Stefano Ricci

con Anna Gualdo, Giuseppe Sartori, Piersten Leirom, Gabriel Da Costa
movimenti Marco Angelilli
elementi scenici Francesco Ghisu
costumi Gianluca Falaschi
suono Thomas Giorgi
direzione tecnica Alfredo Sebastiano
assistente regia Liliana Laera

produzione Romaeuropa Festival e Snaporazverein
coproduzione Théâtre MC93 Bobigny/Festival Standard Ideal, CSS Teatro stabile di innovazione del FVG, Festival delle Colline Torinesi

Teatro Astra Torino -Creazione Contemporanea Festival delle Colline Torinesi

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Parte  dal mito di Eschilo la critica al sistema socio-politico denunciata da ricci-forte in “Darling”.  Il mito antico  diventa strumento per attaccare  il male sociale contemporaneo. Bersaglio di questa pièce  è il declino dell’etica, l’assenza di responsabilità, collettiva e individuale, l’indifferenza complice e colpevole delle istituzioni di fronte alle tragedie dei nostri giorni. Al centro il bisogno di  un nuovo assetto sociale ma soprattutto la rivendicazione di uno stato che garantisca la giustizia. E’ la ripresa del teatro come verità totale, il teatro della crudeltà di Antonin Artaud a cui “Darling” si ispira nella frammentazione della parola, nell’indagine sull’impulso umano all’ autodistruzione, nella centralità del gesto e del movimento.

La scenografia è focalizzata su un unico elemento, un container  da cantiere in ferro, modulare, che viene  smontato e rimontato con sorprendente agilità da tre straordinari performer, Giuseppe Sartori, Piersten Leirom e Gabriel Da Costa – attori, danzatori, macchinisti –  intensi interpreti tra corde e catene, in un processo di dinamica interazione con lo spazio scenico, che evoca un paesaggio catastrofico e post atomico in cui i rapporti umani sono svuotati di senso.

L’immagine della moltitudine di bambolotti dissotterrati all’interno di vasi bianchi, su cui sgocciola liquido rosso, è molto forte. Così come è inquietante  la scena in cui  Anna Gualdo,  Clitemnestra spietata al limite dell’umano, salendo una scala a chiocciola, spunta dal retro del container: bianco parruccone settecentesco, abito nero con corpetto e volto coperto da una maschera flaccida che rende bene l’idea della decomposizione.

Efficaci le tracce musicali che spaziano dal rock di “Stairway to Heaven” dei Led Zeppelin al swing di “Witchcraft” di Frank Sinatra fino a “Close to you” dei Carpenters.

La rilettura dell’Orestea per indagare quel “cortocircuito di affetti di superficie”  (così ricci-forte hanno definito “Darling”) che connota i nostri giorni è una buona idea di partenza . Ci è sembrato però che  avrebbe potuto  essere sviluppata in un disegno drammaturgico più chiaro e definito, rimasto abbozzato ad uno stato “ipotetico”,  come recita del resto il titolo.

Autore: admin

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