Francesco NICOLOSI FAZIO- Scaffale “Grand Filmore Hotel”, un romanzo di Mattia Insolia, Gb Editori

 

Scaffale

 

GENTE CHE VA….

“Grand Fillmore Hotel”. Un romanzo di  Mattia Insolia  -Casa  editrice: GB Editori, Roma

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La battuta finale del bel film anni ’30 con la Garbo era questa: “Il mondo è un Grand Hotel, gente che va, gente che viene”. Negli alberghi si nasconde sempre un micro-cosmo. Ed un piccolo       mondo è ciò che riesce a creare Mattia Insolia nel suo primo romanzo, pubblicato dopo la vittoria al concorso nazionale di narrativa breve. La location del romanzo è proprio un mondo, e forse è “il” mondo, anche in virtù del fatto che non si riesce, per volontà dell’autore, ad individuare in quale parte del pianeta si svolga la vicenda. Un bellissimo depistaggio ben nascosto tra le righe. Come per dire: il mondo è dovunque tu viva.

Una dimensione quasi “geografica” sorregge la trama, anzi le trame, della vicenda, un arcipelago umano che si relaziona all’interno del Fillmore Hotel, in isole-stanze disperse nell’oceano. Indispensabile annotare il nome apotropaico dell’albergo, che in inglese suona come: “senti di più” quasi una invocazione alle muse ed anche un’esortazione a noi lettori di sentire di più, e poi magari saper leggere “nel chiaror tra le righe” che mostra sempre la buona letteratura.

La vicenda si articola per episodi incentrati ed esposti da diversi personaggi, che raccontano, in prima persona, la stessa vicenda ciascuno con la sua angolazione e con la scaturente visuale del mondo. Ed ecco che l’autore riesce a scavalcare la dimensione claustrofobia della triste storia, proiettando, grazie ai tanti personaggi, una visione poliedrica e corale della narrazione, altrimenti stretta nel campo doloroso della sopraffazione dell’uomo sull’uomo.

Sulla tecnica usata da Mattia dobbiamo citare un illustrissimo precedente cinematografico il Kurosawa di “Rashomon“ dove una tragedia veniva narrata in tanti modi (diversi) da ciascun personaggio, compreso uno spettro evocato, che, anche lui, forniva una sua versione di comodo. Quest’altro riferimento al cinema non è casuale, in quanto la narrazione del romanzo denota alcuni elementi “cinematografici”, nelle immagini pennellate dalle concrete parole. Speriamo di essere di buon auspicio.

Un gran bel romanzo. Una lucida capacità di narrare con un ritmo costante ed essenziale, Una ottima padronanza della lingua odierna, unita alla capacità di scolpire dei personaggi concreti, quasi tridimensionali. Un felice passo dell’autore verso una dimensione ancor più solida, che verrà certamente dopo questa opera, che diventa una sorta di passaggio necessario dal romanzo breve, dell’opera prima, ad una struttura più complessa che, proviamo ad indovinare, già cresce dentro un cassetto.

Non ci dilunghiamo sulla vicenda, anche perché sono dieci (numero casuale?) vicende dello stesso evento. Ma segnaliamo la morale dell’epilogo. In questo piccolo-grande mondo, rappresentato dall’Hotel Fillmore, c’è posto anche per la giustizia, che è lenta, obesa ed appiccicaticcia, ma a volte arriva. Questo è un notevole auspicio, voluto dall’autore, in ragione dei suoi splendidi vent’anni.

Bravo anche per questo.

Autore: admin

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