Gabrilele NIOLA*- Senza parole (“The tribe”, un film di Miroslav Slaboshpytskkiy)

 

Cinema     Casa d’altri*

 

 

SENZA PAROLE

the tribe

In sala “The tribe”, un film di Miroslav Slaboshpytskkiy

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The tribe è un film duro e violento nel quale si parla solo il linguaggio dei segni, e non ci sono sottotitoli. Per qualsiasi udente è un film muto a tutti gli effetti. Quello girato da Myroslav Slaboshpytskkiy è a tutti gli effetti un film senza compromessi, che annulla il linguaggio delle parole a favore della narrazione audiovisiva pura, un film che non viene incontro allo spettatore ma ha piena fiducia in lui e nelle sue capacità di comprensione. Già solo per questo The tribe merita un applauso, se si aggiunge che è anche un film di mafia e soprusi, che racconta il sottobosco sordomuto senza porre enfasi sulla distanza dal resto del mondo (che semplicemente non esiste) ma sul dolore del corpo, è evidente che siamo di fronte al cinema migliore.

The tribe rifiuta ogni buonismo che un tema “sociale” potrebbe imporre, non relega i sordomuti in un ghetto di “diversi” nè li ritrae come buoni personaggi in attesa di riscatto, tutti i personaggi sono dei bastardi, violenti e cinici che vivono in un mondo loro fatto di loro regole, completamente impermeabile all’universo degli udenti. Slaboshpytskkiy in buona sostanza fa ai suoi protagonisti il dono più grande: la complessità.
In un istituto che in realtà nasconde un giro mafioso arriva un nuovo ragazzo, subito preso a fare da intermediario con le studentesse (che di notte si prostituiscono) e con gli studenti mandati a vendere chincaglierie sui treni. Fatalità vuole che nella più classica delle tradizioni si innamori di una prostituta, granello di sabbia che inceppa un meccanismo perfetto (quello della sua sopravvivenza in quel sistema) e che lo costringe a prendere la strada della ribellione. Noir sporchissimo che non ha tempo per il lusso delle parole.

Slaboshpytskkiy sta sempre a 5 passi dai suoi personaggi, in un film in cui non c’è nemmeno un primo piano e ogni evento è seguito ad una distanza di sicurezza che gli consente quasi sempre di inquadrare tutti dalla testa ai piedi. Nel mondo dei sordomuti non ci entra nemmeno per errore ma lo guarda da vicino. Li vediamo usare la lingua dei segni, li vediamo urlare a modo loro e sfruttare le reciproche deficienze per sopraffazione. Su tutto però regna l’idea che in questo mondo in cui non si sente niente, il valore del corpo e quindi del tatto sia superiore a quello che conosciamo. Non c’è evento di The tribe che non preveda una forte violazione della carne, dalle semplici botte, alla penetrazione fino ad un’operazione chirurgica condotta sullo squallore di una vasca da bagno, tutto per The tribe passa attraverso il dolore che non può essere urlato.(badtaste.it)

Non è uno sguardo nuovo sui sordomuti ma uno nuovo sui meccanismi di sopraffazione.

Autore: admin

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