Salvo SCIBILIA- Perchè Moretti getta la spugna (vedendo “Mia madre”, reduce da Cannes)

 

Punti di vista

 

PERCHE’ MORETTI GETTA LA SPUGNA

Nanni Moretti e Margherita Buy in una scena del film.

 

Vedendo “Mia madre”, il film  reduce dal Festival di Cannes

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Margherita Buy attrice,trent’anni fa, all’incirca, era in crisi col marito, ma anche con il fidanzato del momento; in crisi col ruolo di madre, in crisi con la sinistra ufficiale e non, in crisi con il femminismo, in crisi con il sesso. Dopo tutto questo tempo, Margherita continua a recitare la stessa parte,diventata, temo,  ormai vera. Intreccia le mani, smarrita, e nel parlare incespica come Fabio Fazio.

E’ animata da un’agitazione interiore che confina col patologico; medicine non se ne vedono in Mia madre, di Moretti, ma gli antidepressivi sono dietro le quinte, a portata di mano. Se il film è brutto, la colpa non è di Margherita. Mi pesa essere così tranchant, perché sono un morettiano delle origini, tenacemente nostalgico, irriducibile e patetico quanto basta.

Moretti ha gettato la spugna, è andato a scegliersi un punto d’osservazione troppo lontano; è un po’ morto anche lui, stavolta, insieme a sua madre. Moretti ha le pile scariche, guarda basso, aiuta il destino a piegare il grande lenzuolo dell’esistenza e a riporlo in un cassetto che odora di canfora. Non fa altro, e non ci fa sentire ciò che sente.

Di fronte alla morte non combatte e non si rassegna, entra in una sorta di rispettabile e inalterabile catatonicità. Se presentire un lutto così inevitabile e indigeribile, comporta un’emozione non rappresentabile, indicibile, allora non diciamola, è meglio.

L’attore, ricorda più volte ai suoi attori sul set, Margherita Buy regista, deve stare accanto al personaggio, non sostituirlo. Siamo al dibattito, mal digerito, per ammissione della stessa Buy, tra immedesimazione ed epica, Stanislavskij da una parte e Brecht dall’altra.

Margherita sta accanto al suo personaggio ma forse il suo personaggio si è stancato di una interprete così noiosa. Quella che Moretti ci propone è una morte scarnificata dal contesto: tutto succede a Roma senza Roma, in ospedale senza sanità, in famiglia ma senza (o quasi) dinamiche familiari.

E a questo punto la domanda sorge spontanea: si può trattare una dimensione ad alto tenore retorico, senza retorica? Dipende se vi accontentate o meno di mangiare un dolce senza zucchero. Nonostante il film non mi sia piaciuto lo rivedrei volentieri. Stavolta, guarderei solo John Turturro, clamorosamente bravo, retoricamente sublime; immenso nel dominare una parte immensamente difficile.

Autore: admin

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