Francesco NICOLOSI FAZIO- Regione “Sicilia”. Una riforma a basso costo

 

Agorà


REGIONE “SICILIA”

Immagine satellitare dell'isola

Una riforma a basso costo.

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Recentemente l’on. Boldrini ha acceso un divertente dibattito sulla obbligatorietà della desinenza al femminile per tante qualifiche dove non viene ancora usata: avvocatA, deputatA, ministrA…. Sul tema Manzoni sosteneva: “Nella lingua la legge è l’uso!” Per cui, fin quando non verrà in uso, la donna al governo sarà… ministrO.

Il 15 maggio le scuole dell’isola hanno festeggiato la costituzione della “Regione siciliana” . In questo caso l’uso stride e contrasta con l’ufficialità: spesso parliamo di “Regione Sicilia” mentre questa è codificata come “siciliana”. All’epoca della proclamazione dell’Autonomia si preferì la dicitura con l’aggettivo, forse per stemperare le velleità indipendentiste, relegando così la nuova istituzione al pari di una pietanza o di una usanza folkloristica.

Il caso è ancor più straordinario: se in tutte le diciture la nostra burocrazia regionale persevera con l’aggettivo “siciliana” (l’aggettivo obbligherebbe la “s” minuscola), mentre nell’uso si fa strada il sostantivo “Sicilia” (maiuscolo); la legge prevede esclusivamente il sostantivo.

Difatti la carta costituzionale all’art. 131, all’interno del Titolo Quinto che norma la organizzazione territoriale della nostra Repubblica, prevede espressamente la dicitura “Sicilia”, ovviamente con la maiuscola. La norma costituzionale dovrebbe imporre, a “cascata”, l’applicazione dell’art 131 in ogni ambito. Sembrerebbe soltanto un tema per un dibattito lessicale, ma forse applicare la legge (una volta tanto) potrebbe contribuire a dare un po’ più di dignità alla nostra Regione.

Inoltre lasciare l’aggettivo “siciliana” alla gastronomia, alla musica ed agli scacchi, potrebbe costituire (!) una riforma a bassissimo costo ed ad alto impatto mediatico. Forse il problema è nel bassissimo costo.

 

-In alto, una foto satellitare dell’isola

Autore: admin

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