Sauro BORELLI- Epopea plebea (Da Cannes, “Il racconto dei racconti” di Matteo Garrone)

 

Da Cannes

 


EPOPEA PLEBEA

Locandina Il racconto dei racconti - Tale of Tales

 

“Il racconto dei racconti”, il nuovo film di Matteo Garrone che ha inaugurato il Festival della  Croisette

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Matteo Garrone è un cineasta dalla personalità spiccata. L’ha dato a vedere con il cruento Gomorra e con il grottesco Reality. Ma, se occorreva una riprova convincente, lo stesso autore l’ha fornita puntuale con il suo nuovo Il racconto dei racconti, tratto, con ampie licenze, dal classico Lo contu de li cunti del secentesco poeta-cortigiano Giambattista Basile (1575-1632).

Già l’aver puntato, resoluto, verso soli tre racconti (dei cinquanta che costituiscono l’impianto originario del Cunto de li cunti, pubblicato postumo tra il 1634 e il 1636, il cosiddetto Pentamerone), La cerva fatata, La pulce, La vecchia scorticata, dimostra palesemente l’intento di Garrone di estrarre dal coacervo vischioso dell’opera di Basile umori, segni e sogni (quando non proprio angosciosi incubi) di un’epopea pleblea fatte di storie cruente, di donne tra mostri e draghi in un bric à brac di volta in volta desolato o di tripudiante barocco.

E’ noto, e l’hanno attestato in molti (da Croce a Calvino), ma è specialmente evidente ciò che rileva su Lo cunto de li cunti l’acuta analisi di un attentissimo Raffaele La Capria: “E’ il primo e il più grande di tutti i racconti della nostra tradizione in dialetto napoletano, non solo perché ne è il fondamento ma perché ne segna anche il punto più alto”. Constatato ciò, Matteo Garrone (e tutti i suoi preziosi collaboratori: Albinati, Chiti, Gaudioso), non si è lasciato irretire dall’incombenza di corrispondere appieno a simile densità espressiva, ma operando anche drastici interventi creativi, ha proporzionato per lo schermo una fiaba ora torva, ora luminosa nel divenire di una realtà intrusiva, destabilizzante.

Ne è sortita un’opera serrata che, facendo leva su alterne suggestioni drammatiche e spettacolari, si distende in progressione come un sontuoso arazzo d’epoca che tra bagliori e colori smaglianti dà palmare impronta ad una rappresentazione insieme autentica e fantastica (anche grazie al décor raffinato degli interni e all’imponenza monumentale degli esterni colti tutti al naturale, senza ricorso al digitale od ad altri effetti speciali).

Si sa, la commistione di tali opzioni narrative sospinge per forza Il racconto dei racconti verso una stilizzazione fiabesca che, mettendo in giusto rilievo fisionomie e casi “mostruosamente” eloquenti, si inoltra verso un approdo ora ostentatamente edificante, ora squallidamente rovinoso. In buona sostanza, Garrone manifesta apertamente, con questo suo nuovissimo film, l’idea di ripristinare, al di la di tutto, un cinema edonisticamente fruibile, pur se desunto da una tradizione letteraria colta, originale quale quella che si addensa, appunto, nel basiliano Cunto di li cunti.

Ed è un’idea per gran parte attuata dal momento che – pur con una produzione dispendiosa e alacremente sofferta – Garrone e tutti i suoi (il prestigioso team di attori cosmopoliti e di sperimentati tecnici impegnati nella realizzazione in inglese) hanno toccato l’apice di un lungometraggio davvero unico.

Anche ripercorrendo passo passo la vicenda pur frammischiata che sorregge Il racconto dei racconti, la sensazione costante resta quella di un percorso accidentato sempre insidioso attraverso gli azzardi del caso e la bizzarria dell’esistenza. Una regina inappagata si strugge dalla voglia di diventare madre (nella Cerva fatata); la figlia troppo ingenua di un sovrano irresoluto ed egoista convola a nozze con un odioso bruto (La pulce); una vecchia grinzosa si tramuta in avvenente, giovane donzella e sposa l’incauto, erotomane Re (La vecchia scorticata) sono i tre momenti-cardine che animano variabilmente Il racconto dei racconti, ma l’esito anche morale o moralistico che sia dell’intiera vicenda si radica – sembrerebbe – ad una verità non esplicitamente espressa. E, sorprendentemente, già intuita dal tormentato Franz Kafka: “Tutte le fiabe sono uscite dalle profondità del sangue e della paura”.

Autore: admin

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