Redazionale- Stati Generali dello Spettacolo in Sicilia ( lettera aperta)

 

Lettera aperta

 

STATI GENERALI DELLO SPETTACOLO IN SICILIA

Settore indipendente e Teatro Privato: Avanti con il FURS, in risposta agli interventi del Segretario CGIL Rosso

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Gentile Direttore,

riteniamo di dover intervenire nel dibattito, avviato dalle parole del segretario del SLC CGIL sul portale di informazione Meridionews.it.

Gli Stati Generali dello Spettacolo in Sicilia, intendono sottolineare che le recenti determinazioni  adottate dal Governo regionale in materia di finanziamento alle attività di spettacolo dal vivo, realmente tese alla tutela dell’intero settore, archiviano (finalmente!) l’arcaica distinzione e contrapposizione tra settore pubblico e settore privato, peraltro superata di fatto anche dalle nuove direttive di finanziamento pubblico ministeriale nazionale.

Riconosciamo il merito e la lungimiranza dell’assessore Li Calzi dimostrata nella costituzione, del Fondo Unico Regionale dello Spettacolo (modello di finanziamento a suo tempo da noi proposto al precedente assessore) che potrebbe finalmente colmare il gap trentennale che la nostra Regione ha subito, rispetto ai finanziamenti ministeriali ma anche rispetto agli strumenti di finanziamento di settore attivati nel corso degli ultimi anni in altre regioni del paese.

Proprio l’esponente sindacale, forse in modo inconsapevole, parla di un settore dei 16 teatri della città di Palermo come unico settore. Sorprende però che non abbia fatto ulteriori e specifici riferimenti alle ben maggiori criticità in cui versano i lavoratori delle strutture private teatrali e musicali. Forse si vuole distinguere fra lavoratori di serie A e lavoratori di serie B? Peccato non aver letto tanto accorate dichiarazioni di sindacati, nel passato recente, quando i tagli draconiani hanno colpito le leggi regionali di settore 44/85 e  25/07, che garantiscono inquadramento normativo chiaro e univoco al sostegno delle attività di spettacolo dal vivo.

Ma parlano meglio i numeri estrapolati da un nostro studio sul 2011, depositato in commissione Cultura ARS: “il comparto privato a vocazione pubblica registra incassi di botteghino pari a circa l’80% del totale complessivo dell’intero settore spettacolo dal vivo, mentre il comparto pubblico ne produce solo il restante 20% , nonostante quest’ultimo assorba oltre il 95% di tutti i contributi erogati in materia dalla Regione”.

La Regione siciliana ha sostenuto costi di circa 3 Euro per ogni singolo spettatore di uno spettacolo di prosa di iniziativa privata, mentre ne ha spesi circa 50 per ciascuno spettatore dei Teatri pubblici.

Il divario si fa ancora più drastico per il settore musica: l’erario regionale ha sostenuto un costo medio per spettatore di cica 7 euro per le iniziative musicali private. Di contro la sola Fondazione Orchestra Sinfonica Siciliana (ma è solo un esempio)  ha gravato sulle casse regionali con un costo di circa 160 euro per spettatore!

E pur non volendo entrare nel campo delle valutazioni che il MIBAC ha fatto sul merito artistico e culturale,  è facile constatale come la tradizione alta dello Spettacolo siciliano non sia pertinenza esclusiva degli Enti pubblici. Ultimi evidenti esempi, il riconoscimento della Compagnia Zappalà Danza di Catania e del Teatro Libero di Palermo quali Centri di Produzioni da Parte del FUS, laddove le grandi strutture pubbliche aspiravano vanamente al rango di Teatri Nazionali.

Ecco che il FURS regionale potrebbe consolidare l’intero settore, definendo regole che spazzino via i residui di un sistema che per troppi anni ha fatto del puro e semplice assistenzialismo, ignorando del tutto la necessità di andare oltre ai semplici trasferimenti diretti di risorse pubbliche verso enti partecipati.

I tempi e le condizioni cambiano e bisogna adeguare il sistema di finanziamento regionale per allinearlo in modo inequivocabile a quello nazionale, con norme che impongano il puntuale il rispetto delle regole nelle gestioni e nelle governance del settore (senza alcuna distinzione tra pubblico e privato). Prova ne sia il fatto che i teatri pubblici siciliani di prosa non sono stati in grado di adeguarsi appieno ai criteri richiesti per il riconoscimento di Teatro Nazionale. Questo non può certo imputarsi alla mancanza di risorse, visto che, anche se nessuno mai lo dice pubblicamente, questi stessi teatri hanno goduto di un finanziamento regionale di 44 milioni,  circa il triplo di quello nazionale pari a 16,3 milioni, un’anomalia tutta siciliana, che però non ha evitato il loro declassamento… Per i privati, guardacaso, succede il contrario, il Ministero ha erogato 1,5 milioni contro 1,2 di fondi regionali, briciole in entrambi i casi.

Certo, è sempre auspicabile individuare nuove strategie di crescita e di potenziamento di un settore vitale e importante come quello dello spettacolo dal vivo, ma devono essere realmente nuove, concrete e sostenibili.  Non possono essere frutto di proposte fantasiose, come la quinquennalità, che non corrispondono a criteri e tempistiche ordinarie delle leggi finanziarie siciliane. In tal senso ci sembra un ottimo strumento quello del RIS che, se utilizzato, potrà mettere nelle condizioni di ripianare le situazioni debitorie (queste sì scellerate), degli enti a partecipazione pubblica. Così da riportare la situazione economica di tali strutture in equilibrio di bilancio e rispettosa delle direttive nazionali.

A nostro avviso il RIS è una buona opportunità per voltare finalmente e realmente pagina, uno strumento che incentiverà piani di risanamento virtuosi esclusivamente riservati al Teatro Pubblico,  che auspicabilmente, nel corso dei prossimi tre anni, potrebbe rinunciare alla cieca “partecipazione pubblica” a favore dell’entrata a regime del FURS, privilegiando le attività di produzione e programmazione, non i costi di gestione, dove spesso si annidano privilegi e cattive pratiche da abbandonare (notiamo anche disparità abissali nei compensi erogati, rapporto 4:1 fra direzioni artistiche di province diverse).

Riteniamo che RIS e FURS, consentiranno il risanamento di eventuali situazioni debitorie (e non tutti gli Enti pubblici ne hanno, esistono anche esempi virtuosi, come l’EAR Teatro di Messina) e la programmazione delle attività proprie.

Ecco perché auspichiamo che Enti Pubblici e Imprese Private conducano una comune e solidale battaglia affinché, in sede di assestamento di Bilancio, il FURS venga ulteriormente incrementato, divenendo in tempi sempre più rapidi l’unico strumento di sostegno allo spettacolo dal vivo, per una sana e omogenea crescita dell’intero settore, anche all’interno di un percorso di risanamento e di equilibrio finanziario regionale.

Da parte di

LATITUDINI – RETE SICILIANA DI DRAMMATURGIA CONTEMPORANEA :

CIRCUITO MUSICALE SICILIANO

COORDINAMENTO REGIONALE DANZA ORGANIZZATA

COORDINAMENTO C.RE.S.CO SICILIA

FEDERTEATRI

ASSOCIAZIONE NAZIONALE CRITICI TEATRALI

 

 

 

Autore: admin

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