Vincenzo SANFILIPPO- Vola via con me, Desdemona! (uno spettacolo di Elsa Agalbato e Fabio Sargentini)

 

La sera della prima

 


 

VOLA VIA CON ME, DESDEMONA!·

Uno spettacolo ideato e diretto da   Elsa Agalbato e Fabio Sargentini

Interpreti: Maria Chiara Augenti, Francesco Biscione, Giuseppe Bisogno, Mauro Racanati.

Luci Giuseppe Tangore, suoni e musica Paolo Guaccero, scenotecnica Paolo Nunzi Francesco sforzo, assistente regia Sonia Andresano, consulenza artistica Claudio Palmieri, ufficio stampa Arianna Antonutti.  Roma, Galleria L’Attico

***

Nell’ampia stanza adibita a foyer un’esposizione di locandine graficamente significative  resoconta il  percorso performativo interdisciplinare di assoluta attualità di Elsa Agalbato e Fabio Sargentini. Ne è esempio la locandina di  questo spettacolo  che visualizza il personaggio di Superman mentre invita Desdemona, attraverso  la “nuvoletta parlante”,  a volare via con Lui.  A prima vista quell’esplicito invito rivolto  a Desdemona di  “volare via” con il superdotato e galante Superman può suscitare traslazioni freudiane sfocianti in maliziosità umoristiche. E dunque esemplifica graficamente un’intrigante commistione tra differenti medium linguistici, due modi di superare l’ortodossia del fare drammaturgia attraverso coordinate distinte: il narrativo e l’illustrativo, possibilità queste di manipolare la tradizionale nevrosi del dramma, attraverso gli “iperreali avatar ” contenuti nel personaggio/fumetto che è l’arte della metafora e della sinestesia; ovvero un fenomeno sensoriale/percettivo che indica una “contaminazione” dei sensi nella percezione.

E’ questo un esempio di contrapposizioni di linguaggi che interagiscono nello spettacolo in questione, in grado di creare un fantastico racconto di iperrealtà rispetto alla realtà storica del dramma shakespeariano, considerato  un ipertesto aperto ad ulteriori contaminazioni, le cui parole-chiave «innocenza», «malvagità», «gelosia-fragilità» si rincorrono come valori tradizionalmente drammaturgici.

L’iperrealtà  ideativa di Fabio Sargentini condivisa con Elsa Agalbato, crediamo,  scaturisca dalla  necessità  di innestare codici plurimi nel testo teatrale (iconico, verbale, visivo, musicale, gestuale…).  Di fatto quel che più gioca propositivamente nell’allestimento è la commistione di generi tra il movente di gelosia e l’intrusione di Superman nella coppia Otello e Desdemona.  Perciò, nel suo evolversi, il movente drammatico vien sempre più perdendo peso in quanto l’inserimento di Superman nello spettacolo  è soltanto  una piacevole ventata  di  giocoso humour, quale accadimento performativo  di “popular art” ,   dove il dramma letterario  viene relegato a “dramma di memoria”  e in cui simulazione e simulacri vengono  rielaborati  attraverso l’idea di  contaminazioni di differenti codici.

Da queste singolari  linee-guida di “riscrittura” scaturisce  la costruzione dello spettacolo, nel quale viene  eliminato l’antefatto, il movente dei dissidi tra Jago e Cassio, insito negli atti teatrali che precedono il dramma finale dell’Otello di Shakespeare.  Infatti, è la voce fuoricampo che annuncia l’ inizio dell’ultimo atto.

L’apertura di sipario visualizza in penombra un ampio talamo rinascimentale con trasparenti tendaggi che scendono intorno al perimetro del letto. Due corpi in amore qualificano scene d’intimità avvolgente, similmente illuminati al “lampo di magnesio” nell’attimo allusivo della sfrenatezza, quale concreta sostanza delle rispettive pulsioni improntate alla pudicizia.     Intravediamo i “soavi abbracciamenti” dell’aggraziata Desdemona dall’epidermide d’alabastro,   col carismatico e abbronzato Otello dal cranio rasato come la tradizione protoromantica vuole “ammansato dall’immenso amor”.  E dunque quadro scenico che riconduce a soluzioni formali descriventi un’edonistica sensualità.

Se Otello e Desdemona sembrano vivere in una dimensione di amore totale come comprensione dell’altro, in realtà il rapporto appare già dall’inizio compromesso perché, trascorsi i momenti di tenerezza, subentra la parossistica gelosia, a causa delle menzogne ordite con astuzia dal suo luogotenente Jago.  Una menzogna sussurrata come atto fonopoietico: “Ciò m’accora…una vana voce m’usci dal labbro…”  tendenziosità soffiate ad Otello sature di pause alternate a titubanze tra ammiccamento e reticenze, provenienti dalla sagoma in controluce di Jago incorniciata da una finestra con balconata rinascimentale su onde fluttuanti e rilucenti  dell’isola/palcoscenico di Cipro.

E’ sorprendente costatare come tali immagini di ambientazione scenografica, pur nell’angusta dimensione scenica, contengano spazi illusoriamente illimitati, ove la prospettiva con fuga centralizzata restituisce alla platea, in un simultaneo colpo d’occhio, i vari piani di osservazione, dando l’idea  di un ampio spazio agibile. E questa impostazione sargentiniana del quadro scenico d’impaginazione “retinica” e al contempo “prospettica” molto simile alla concettualità di un “chiasma ottico”,  l’abbiamo notata non solo nella maggior parte dei suoi spettacoli da il “sogno di Orfeo”,   “Obliquo Pirandello”, “Amlieto”, ma soprattutto anche nel penultimo spettacolo “Un tête à tête teatrale” tra due grandi del Novecento: Munch ed  Egon Schiele.

Ma l’humour nero in questo spettacolo non è più l’epilogo del femminicidio in sé, bensì la “narrazione”, inanellata in psicotiche catene di menzogne  e di odio, sature di amorali turpitudini intrise di sfumature psicologiche.  Temi narrativi  che innescano un circolo vizioso di degrado, dove gli interpreti, diventati personaggi,  riescono egregiamente a mettere in questione tra loro il sistema della comunicazione, in cui gli statuti di verità e falsità possono coincidere o perdere ogni fondamento distintivo per  riflettere sul conflitto fra “sete di conoscenza” e  “poteri falsificatori”.

Dunque assistiamo ad una messinscena  succinta ma satura di contaminazione residuali che riannodano i singoli momenti narrativi dei diversi atti, ormai considerati simulacri e  comunque amalgamati negli ineludibili colloqui ben sottolineati dai bravi interpreti. Essi restituiscono ai personaggi rappresentati l’allegorica dicotomia di nature apparentemente diverse, soprattutto degli stati d’animo.

L’Argomento principe su cui viene costruita l’azione di questa tragicommedia  è centrato sul falso indizio  a doppio taglio,  ben tematizzato dal fazzoletto di Desdemona. Indizio che dimostrerebbe il tradimento della nobile veneziana col luogotenente Cassio e che precipita il Moro nella gelosia più violenta. Il fazzoletto, dunque, come indizio concreto, anzi, di squisita importanza, poiché è il pegno d’amore che Otello ha donato alla moglie. Quest’oggetto viene strappato al mondo reale del matrimonio di Otello e Desdemona, di cui è suggello, e assume una nuova credibilità nel mondo post-reale (e dominante) del complotto di Iago, ricevendo un inedito contenuto informativo, quello di prova di un adulterio innescante la cieca follia di Otello che inizia a meditare il femminicidio della presunta sposa fedifraga.

Il fazzoletto “smarrito” viene decontestualizzato in un luogo in cui non avrebbe dovuto trovarsi, cioè nell’alloggio di Cassio, addirittura «a capo del letto», il suo candore simbolico viene lordato,  creato ad artificio dall’invidia di Iago, il quale costruisce la menzogna del tradimento di Desdemona come falsa coscienza, dietro cui si nasconde l’insano progetto, appunto, di  liberarsi  da Cassio, “quell’azzimato capitano che gli ha esurpato indebitamente il comando” .

Il tragico errore di Otello è  centrato sull’incapacità di capire quanto sia arbitraria la relazione tra significante e significato. Perché avendo dedicato anima e corpo Desdemona, prima di ucciderla vuol prendere concedo dicendole: “uccidere non voglio  l’anima tua”, volendo liberare l’anima di lei dal suo corpo lussurioso.  E’ un concetto questo che rimanda alla nozione di “Anima Mundi” legata al mondo dissidente del cattolicesimo inglese di cui Shakespeare faceva parte nella spietata Inghilterra.  E il personaggio di Desdemona, uno dei ‘feticci’ femminili  del teatro, al di là delle lusinghe attrattive dell’innamoramento   (cristallizzato nella ‘mitologia’ del suo ruolo e immutabile destino: quasi un ‘dovere’, una funzione narrativa del pirandelliano assioma “accade ora, accade sempre”) incute al geloso Otello, una abnorme reazione dirompente che lo condurrà alla perdizione dell’io, mentre l’incalzante ritmo dei tamburi   trasporta l’azione in una dimensione di imago mortis.

A quel punto Desdemona con occhi sgranati  vede  arrivare da una finestra retrostante l’ultima fila degli spettatori Superman che irrompe in scena. Sospendiamo la nostra incredulità, e accettiamo – per gioco o per convenzione – di credere al fumetto che si è  materializzato sul palco…

Desdemona, Otello e Iago, pur restando personaggi, cominciano a dialogare con Superman, si staccano dalla parte e recitano le battute scritte da Agalbato e Sargentini. E’ la poetica della fluidificazione del senso nella forma precaria del cartoon, diventato teatralità immediata di un’ espressione verbale, che accende  folgoranti momenti di ilarità e humour nel rapporto tra realtà e significato, tra mondo dei segni ed esperienza e linguaggio.  La regia in questa concentrazione drammaturgia evidenzia come la letteratura teatrale sia diventata ‘ibrida’, giacché lo specifico della scrittura d’oggi risiede soprattutto nella qualità di esperimenti di contaminazione,  con il risultato di un divertente escamotage paraletterario saturo di humour che tramuta il dramma in una intrigante “pochade” , nel quale un Super/uomo/fumetto, rappresentativo delle smanie post-moderne  di potenza, interagisce allegoricamente  dialogando con i personaggi del dramma storico.”

Un allestimento ricercato ed essenziale, scaturito da un’idea di regia  creativa,  unito all’energia interpretativa degli attori,   a un utilizzo delle luci particolarmente suggestivo e un gioco di controscene veloci, dove inarrestabile è il  susseguirsi degli eventi, ha  permesso di realizzare un dinamico  spettacolo  moderno, avvolgente ed coinvolgente.

****

Di scena dal 10 al 25 aprile 2015, ore 19

Durata complessiva 40 minuti

Autore: admin

Condividi