Maria LOMBARDO- Di madre in madre (Agata Motta parla del suo “Viaggio nei tuoi occhi” di scena al Teatro Libero di Palermo)

 

L’incontro*


DI MADRE IN MADRE

Viaggio nei tuoi occhiAgata Motta parla del suo spettacolo “Viaggio nei tuoi occhi”   -Di scena al Teatro Libero Palermo

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Palermo. Una madre perde la memoria, la figlia cerca di riportarla alla realtà e dialoga con un’amica in chat della propria maternità mancata.  L’attualità è al centro di “Viaggio nei tuoi occhi” nuova pièce della scrittrice e drammaturga Agata Motta(fra le altre pièces“Tulle confetti” premio Fabregas, “La Croce”) in prima nazionale al Libero di Palermo da giovedì a sabato va in scena alle 21,15 . Regia di Clara Gebbia, produzione Teatro Iaia / Compagnia Umane Risorse. Interpreti: NenéBarini, Germana Mastropasqua e Alessandra Roca. Musiche di Antonella Talamonti.L’ensemble Umane Risorse sperimenta tutto il continuumtra la parola parlata e la parola cantata.

– Qui si parla di maternità. Oggi molte donne ricorrono allafecondazione assistita pur di avere un figlio.

“Il tema della maternità tardiva è di grandissima attualità. Spesso si intraprende un calvario lungo e doloroso non sempre coronato dal successo e questo produce ripercussioni emotive molto forti. La maternità è un arricchimento personale e un investimento affettivo senza confronti, ma spesso esplode un conflitto tra la perdita di un’ampia fetta di libertà e il bisogno di autoaffermazione”.

– Quanto ti hanno influenzataqueste considerazioni e l’esperienza personale?

“Queste considerazioni sono state fondamentali assieme al tema della relazione genitore-figlio tra sensi di colpa e tentativi di colmare falle affettive create in giovinezza. Nello spettacolo l’unica forma di vero contatto tra la donna e la sua vecchia madre smemorata esiste nella fantasia. Il testo è nato da un input autobiografico ma ha goduto poi di vita propria. E’ stato inoltre arricchito di riflessioni sull’uso distorto dei social network, altro argomento di bruciante attualità”.

– Parole e musica. Relazionecentrale?

“Credo sia la componente più suggestiva dello spettacolo. Le bravissime interpreti cantano a cappella melodie in greco antico a sottolineare l’originale rimando, creato dalla regista Clara Gebbia, tra le donne della vita reale e le figure mitiche delle Moire che tessono l’intreccio tra vita e morte. Antonella Talamonti ha dato unità, ritmo e spessore all’insieme e sembra quasi che parole e musica siano nate contemporaneamente. Tutti i lavori della Gebbia vivono di questa commistione. Abbiamo condiviso questa esigenza”.

– Come hai intrecciato le diverse età della donna?

Le due giovani sono confuse, alla ricerca di chiara dimensione esistenziale, la madre senza memoria riesce ad essere responsabile soltanto del suo gatto. E’ molto dolce il tentativo ostinato della figlia di riagganciarla al reale o di recuperarla nella dimensione del sogno ad occhi aperti”.(*lasicilia 8.4.2015)

 

 

 

Autore: admin

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