Sauro BORELLI- Donne in libertà (“Latin lover”, un film di Cristina Comencini)

 

 

Il mestiere del critico


DONNE IN LIBERTA’

“Latin Lover” il nuovo film di Cristina Comencini

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Parlare di donne e, insieme, dell’amore è certo un’ovvietà. Bisogna, poi, vedere come se ne parla e chi sono appunto le donne in questione. Cristina Comencini, al suo undicesimo film intitolato con garbata ironia Latin Lover, ha scelto di puntare in particolare su una vicenda agroilare che vede al centro Saverio Crispo (Francesco Scianna), già sciupafemmine ormai scomparso e ai suoi dì attore osannato e idoleggiato più del dovuto ora, a un decennio dalla morte, celebrato al paese d’origine, in Puglia, San Vito dei Normanni dalla folta schiera di assatanate ex mogli (due per la precisione) e da mezza dozzina di figlie (qualcuna con relativo fidanzato).

L’intento primario e più esteriore risulta, dunque, tributare postumo omaggio al defunto Don Giovanni, evocando, con specifici spezzoni tratti dai molti film interpretati, appunto, dal rimpianto, compianto Crispo, giusto per convogliare in un’unica, irripetibile testimonianza sul conto – a dire unanime delle accorate vedove e assortita prole – di un uomo, un artista, un divo di inarrivabile prestanza e maestria.

L’approccio di un simile racconto si prospetta subito di alterna sostanza: l’entrata in campo delle diverse signore coinvolte nella concitata vicenda – la disinvolta Rita (ruolo impersonato con trascinante allegria dalla scomparsa, bravissima Virna Lisi), la spagnola Ramona, attorniate da una prole cosmopolita ora solidale, ora in gran dissidio – si inoltra subito in piccoli colpi di scena e in più radicali ribaltamenti di fronte. Tanto che, di volta in volta, Latin Lover (chiaramente così detto proprio per ribaltarne il significato) si orienta, di giorno in giorno, in una sorta di collettiva, biografica perlustrazione dei vari, maniacali tipi incarnati da quella congrega di donnacole straparlanti e stralunate.

Il fulcro di tale caravanserraglio, tra chiacchiere furiose, ricordi improbabili, indiscrezioni spudorate si consolida, poi, in un esito che non è azzardato definire fuorviante. Ovvero, l’allestimento della pubblica proiezione di un patchwork delle pellicole interpretate dal “caro estinto”, così da riesumare “dal vivo” tanto uomo e tale artista. La cosa non è delle più semplici, ma tra bisticci, pettegolezzi, colpi di mano, autentiche falsificazioni, il progetto si avvia verso la piena riuscita. Salvo, nell’epilogo riservare qualche cocente delusione sulla conclamata virilità del rubacuori Crispo.

A questo punto, Cristina Comencini, come si dice, “molla la presa” e, al presunto Don Giovanni, fa subentrare le fisionomie vere, tutte disinibite delle tante signore che, finalmente liberatesi da quella sudditanza fasulla dal povero Crispo, tripudiano, festeggiano con libertario trasporto la loro acquisita, compiuta emancipazione.

Conoscendo i precedenti, cinematografici e non, di Cristina Comencini e, ancor più la sua appassionata milizia nel movimento democratico Se non ora quando?, i suoi cimenti letterari, la sua azione diciamo pure “politica” nella sempre attuale lotta per la liberazione della condizione femminile, non era certo indebito presumere dove e come sarebbe approdato Latin Lover.

Anche se, nel suo farsi, lo stesso film si è dimostrato, in conclusione, un’operina dedicata esclusivamente, meritatamente alla prematura scomparsa di Virna Lisi, vera mattatrice dell’intiera favola. E a questo proposito vale la devota memoria pronunciata da Cristina Comencini: “Ho scritto per lei il ruolo della moglie italiana del grande attore. Con quella doppia caratteristica che Virna aveva nella vita: tenere insieme la famiglia e custodire i sentimenti segreti. Che nel film rivela in modo straordinario nella scena in cui madri e figlie sono in salotto e lei si ubriaca e ride. Le risate, la complicità con Marisa Paredes e le altre è eccezionale. La fortuna di questo film è stata l’avere avuto a disposizione tutti i grandi attori che volevo”.

Autore: admin

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