Francesco NICOLOSI FAZIO- In parola (Leo Gullotta in “Prinma del silenzio” Teatro Stabile Catania)

 

Il mestiere del critico


 

IN PAROLA

Prima del Silenzio - Gullotta Le Pera 2


 

“Prima del silenzio”  Di Peppino Patroni Griffi.

Regia: Fabio Grossi.  Con: Leo Gullotta ed Eugenio Franceschini.   Apparizioni di: Paola Gassman, Sergio Mascherpa, Andrea Giuliano.

Produzione Teatro di Roma.   Al Teatro Stabile – Teatro Verga.

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Quaranta ma non li dimostra. Il testo di Patroni Griffi, negli anni settanta, forse era profetico, oggi è tristemente attuale. Un vecchio ed un ragazzo si concedono una sorta di strana vacanza  ed altrettanto più strana amicizia. Come nella canzone dell’epoca di Guccini il vecchio narra di un mondo scomparso. Dalla rossa barca/divano/lettino avvistano anche possibili resti di naufragi, relitti che sembrano provenire da una catastrofe. Ma la catastrofe appartiene solo al vecchio. Appena il giovane si allontana appaiono i fantasmi del passato: la moglie vendicativa, il servitore deluso, il figlio integrato. Il conflitto generazionale, tra il vecchio ed il giovane amico, viene esasperato dalla verbosità del vecchio, una verbosità che allontana il ragazzo, che cerca comunque una vita vera, vissuta e non narrata. Alla fine si svela il vero senso del contendere: l’immagine, sintesi del presente, non sconfiggerà la parola che “avrà sempre la sua centralità vivificante”.(Grossi).. Una cascata, di fogli e di parole, sommerge la scena.

Ancor oggi uno spettacolo affascinante, come quello diretto da Grossi non viene ad  essere facilmente classificato come strettamente teatrale. Ma se il teatro vuole vincere la sfida con l’immagine e la incultura dominanti, sono queste le strade da percorrere. Certamente, non solo tra le righe, lo spettacolo parla di teatro, facendo finta di parlare del grande cinema del passato, dove Gary Cooper è evocato come mitico eroe, del miglior periodo della produzione artistica mondiale: la metà del secolo scorso.

Leo Gullotta giganteggia sulla scena, dimostrando l’assoluta padronanza di ogni registro e di ogni strumento di espressione artistica. Queste sue caratteristiche ne esaltano la bravura e la professionalità. Un grande attore, che potrebbe tranquillamente godersi qualche ricca “rendita” televisiva o cinematografica, invece si mette costantemente in gioco, sulla più ardita scena teatrale. Anche con testi realmente impegnativi. Il pubblico catanese ha avuto la opportunità di cogliere il meglio dello spettacolo, già rodato in tutta Italia, perchè quella dello Stabile è l’ultima rappresentazione della stagione. Una altrettanto doverosa nota di merito nella scelta del co-protagonista in Eugenio Franceschini, giovane brillante con molte frecce al suo arco, sia nel recitativo che nelle caratteristiche fisionomiche e fisiche che, postura compresa, nel mestiere di attore sono sempre di grande aiuto.

Uno spettacolo forte ed impegnativo, per fortuna non “impegnato”. Che fu scritto con grande visione del futuro e che si apprezza anche per una sua gradevole leggerezza “calviniana”.

Divertirsi pensando.

Autore: admin

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