Francesco NICOLOSI FAZIO- Capitan Martoglio (Al Teatro del Canovaccio di Catania, “Capitan Seniu”)

 

Lo spettatore accorto

 

CAPITAN MARTOGLIO

 

“Capitan Seniu”

Di Nino Martoglio (in alto, in un disegno d’epoca di A. Gandolfo)- Regia: Federico Magnano di San Lio

Con: Fiorenza Barbagallo, Jolanda Fichera, Stefania Micale, Saro Pizzuto, Pippo Tomaselli, Riccardo Vinciguerra.    Aiuto regia e luci: Gabriella Caltabiano. – Allestimento scenico: Gabriele Pizzuto.

Al Teatro del Canovaccio di Catania

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Vergogna, smarrimento, quasi sconcerto. Inaudito. Devo proprio confessare: mai goduto della rappresentazione di questa sapida commedia. Chiedo ammenda. Ma in fondo trovare a quasi sessant’anni qualcosa di “nuovo” può essere una bella cosa. E questo spettacolo secolare è qualcosa di bellissimo. Vengo e mi ‘arricupiglio’.

Una sorell(astr)a ed un fratell(astr)o convivono sin da bambini (ormai maturi benestanti), sin da quando i loro genitori, entrambi vedovi, si erano sposati in seconde nozze, portando ciascuno un proprio figlio. Inoltre i due protagonisti hanno cresciuto, sino quasi all’età maggiore, due loro nipoti che, anche loro come fratello e sorella, hanno vissuto insieme, sin da piccoli. Il particolare menage familiare viene sconvolto da una proposta di matrimonio che proviene da un innominabile menagramo. La proposta catalizza il sentimento profondo che si cela tra i due ragazzi, che, per nulla consanguinei, decidono di sposarsi, dopo aver raccolto le ricche donazioni gattopardesche degli zii.

Dietro la semplice trama si nasconde un piccolo capolavoro del grande Martoglio. Una commedia snella, sagace e moderna. Una sorta di nuovo modello di famiglia, che forse funziona meglio di tante altre. Soltanto che mette in scena ipotesi anagrafiche ideate un secolo fa. Per inciso si è creata, involontariamente, tra lo “Stabile”, “XXI in scena” ed “Il Canovaccio”, una sorta di “trilogia” irrituale sulla famiglia, dove le esplorazioni sul tema hanno raggiunto mete diverse, ma forse convergenti. Come le rette parallele.

Questo spettacolo è divertentissimo. Grazie anche agli accorgimenti di Federico Magnano, il quale riesce nella “rivisitazione di una commedia tra le meno rappresentate di Martoglio” anche grazie a qualche “dritta” di Eliana Esposito (ero autorizzato a dirlo?).Si ride a crepapelle con la sensazione di avere sempre la mente libera, per osservare con goduria anche il lavoro di alta antropologia che l’autore ed il regista ci forniscono, con il costo di un solo biglietto.

Esilaranti le invenzioni ed i colpi di scena, Tra le prime quella della rara malattia inventata dal capitano (a proposito cosa vuol dire Seniu?), malattia che gli fa dimenticare i nomi, al fine di non nominare l’innominabile visitatore/iettatore. Shakespeariano il colpo di scena finale con i due ragazzi che, Romeo e Giulietta sotto lo stesso tetto, fanno trionfare l’amore, insegnando la morale ai vecchi zii. Mitologica la figura della saggia serva che, novella Cassandra, non riesce mai a far conoscere la verità. Mitologia peraltro evocata in modo scaltro, parlando, tramite Boccaccio, di Achille e le porte di troia, ma con la “t” minuscola.

Uno spettacolo da antologia, che offre anche la possibilità di dare il dovuto spazio a tutti gli attori, che mostrano completamente la loro bravura: Fiorenza Barbagallo la scaltra serva che “scopre gli altarini” per nasconderli saggiamente, grazie a millimetriche pause e sospensioni; Iolanda Fichera che riesce a mistificare la sua femminilità, immergendosi nel freddo ruolo della zia bigotta; Stefania Micale, quasi un personaggio disneyano, freschissima adolescente, con le scatenate trecce, sensibili come antenne; Pippo Tomaselli, una notevole presenza di scena, forte del suo perfetto siciliano, abilmente filtrato dalla esatta dizione in lingua; Riccardo Vinciguerra, dalla bella ed elegante figura e dalla esatta postura, che sottende le tensioni morali della migliore gioventù. Ed infine Saro Pizzuto, che ci permettiamo di definire solo con un aggettivo: Grandioso.

Uno spettacolo da vedere e da rivedere. Non siamo riusciti a rivederlo, per concomitanza con altro grandioso attore catanese. Ma già ci manca la strana barca che il buon capitano Seniu porta saggiamente  su mari mai solcati e certo oggi remoti. Una bella e dolce crociera, quasi mitologica, tra lievi onde e le odorose brezze del sentimento e del buon senso.

L’unico fragore è la risata.

Autore: admin

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