Sauro BORELLI- Dimenticare la vita (“Lettere da uno sconosciuto”, un film di Zhang Ymou)

 

 

Il mestiere del critico


 

DIMENTICARE LA VITA

 

“Lettere di uno sconosciuto”, il nuovo film di Zhang Yimou

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Quando la Storia (maiuscola)  si intriga alla storia (minuscola) quotidiana le cose si complicano subito. Lo sa bene la scrittrice cinese Yan Geling che col suo The criminal Lu Yanshi prospetta uno scorcio contingente di drammatico spessore. E lo sa bene Zhang Yimou (nella foto), il prestigioso cineasta di Sorgo rosso, Lanterne rosse, Vivere!, variabilmente apprezzato o biasimato dai potenti di Pechino, che, rifacendosi appunto allo stesso libro, col suo nuovo film Lettere di uno sconosciuto (in originale Ritorno a casa), disegna la vicenda desolata d’un triangolo d’affetti sconvolto prima del diluvio rovinoso della Rivoluzione Culturale e, poi, dal dissesto famigliare determinato da strazianti contraccolpi della malattia, della solitudine, dell’impotenza.

E’ questo l’impianto narrativo che si snoda tirando in campo le tribolazioni inenarrabili del professore Lu Yanshi, già condannato come dissenziente dalla politica del regime imperante ai campi di rieducazione sociale e politica sceglie di darsi a una fuga avventurosa presto bloccata dagli onnipresenti poliziotti. Anche perché la figlia adolescente Dan Dan, aspirante danzatrice, ligia ai dettami intolleranti della tendenza generale in atto, denuncia il padre pur di non vedere pregiudicate le proprie chances di una rapida carriera artistica.

Frattanto la madre – una grandissima Gong Le sapientemente calata nel ruolo di una donna segnata dal dolore, dalla tristezza – oppone alle ossessive persecuzioni poliziesche una sua muta, sdegnata protesta confinata ormai in una catatonia immemore di tutto e di tutti. Tanto che, dopo anni di lontananza, allorché, finita la catastrofica stagione della Rivoluzione Culturale, il marito ritorna, ansioso di ripristinare la tranquillità famigliare grazie alla ravveduta volontà della figlia Dan Dan, la moglie, ferita nel profondo dalla separazione prolungata, non sa che guardarlo con attonito sospetto, ormai separata dalla realtà, dalla vita da un torpore devastante.

Ciononostante, il professore Lu confortato dalla solidale Dan Dan, tenta e ritenta con dedizione inalterata di soccorrere la moglie cercando di ridestare con ogni espediente (compresa una serie di lettere apocrife evocatrici dei loro trascorsi più felici) le vecchie consuetudini e i momenti più tranquilli. Ma è tutto inutile: la moglie – si direbbe “murata” nella sua inguaribile solitudine – si ostina soltanto nei suoi astratti riti tesi a coltivare il ritorno del marito costi quel che costi. Così, ancora per altri lunghi anni, quando tutti – lei medesima, il marito, la figlia – sono avviati verso un malinconico declino, la povera donna, a bordo di un triciclo pilotato dal marito, si ostinerà ancora e ancora ad aspettare, nella neve, il ritorno del favoleggiato sconosciuto.

C’è, in questo racconto dipanato con calibrata sapienza drammatica, una prima parte dedicata al contesto tragico dei guasti provocati dalla Rivoluzione Culturale, mentre nel prosieguo narrativo si precisano tanto le fisionomie di personaggi contraddistinti dai rispettivi patimenti quanto l’incombenza di una generale desolazione. Non c’è in questo indissolubile intrico alcuna prospettiva di salvezza: la Storia (quella maiuscola) fagocita le storie singole dissipate in un clima di indigenza, sconforto e rassegnata abulia.

Sul conto di questo Lettere di uno sconosciuto, significativa parafrasi del capolavoro di Max Ophuls Lettere da una sconosciuta (interprete il “duo d’amore” Joan Fontaine e Louis Jourdan), certa critica ha espresso giudizi fin troppo aspri, imputando a Zhang Yimou un intento di spettacolarizzazione e di coloriture sentimentali ostentatamente manierati. Personalmente, questi stessi addebiti ci sembrano ben altrimenti rivelatori di una misura, di un’attenzione al privatissimo mondo degli affetti. Anche grazie alla superlativa prova di Gong Le in un ruolo addirittura impervio di donna oltraggiata e offesa nel profondo in modo irreparabile.

Autore: admin

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