Cristiana MARCHETTI- Amletò…quell’accento sulla O (Alla Comunità di Roma, una rivisitazione di Giancarlo Sepe)

 

Teatro    Lo spettatore accorto

 

AMLETO’…

Quell’accento sulla O…..

Amletò (gravi incomprensioni all Hotel du Nord)

 

Di scena alla Comunità di Roma una  smagliante rivisitazione  di Giancarlo Sepe

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Come pedine sulla scacchiera,come marionette contraddistinte da didascaliche ed ironiche targhe ad personam ,i personaggi di Amleto’ ,con l’accento sulla o,si animano al ritmo dei fraseggi  di quella toccante e meravigliosa musica che Sepe fa scaturire  dalla sua , indiscutibile, raffinata sensibilita’ musicale e che da subito rapiscono i sensi visivi ed auditivi.

Quando gli attori esprimono con il proprio corpo un ‘emozione che spesso le parole limitano e sminuisco,quando il gesto diventa sublime rappresentazione di un mondo interiore che lascia la liberta’ alla nostra anima di spaziare nel mistero e nella profondita’ delle emozioni, le parole appaiono superflue ,inutili appendici che a volte,anzi, interrompono il flusso di energia e sogno.

Sepe ci lascia cosi la facolta’ di abbandonarci ad una storia raccontata da un silenzio urlante, pieno di tutto, romantico,intenso,struggente e a tratti divertente.

Il destino dei personaggi e’ preannunciato ai loro piedi; incauto,ignava,complice ,suicida,assassinato.

Gertrude,una bellissima  ed espressiva,Lucia Bianchi amoreggia in una civettuola vestaglia di chiffon ostentando  a Claudio ,il cognato ,tutta la sua seducente femminilita’ come un trofeo per cui combattere ed uccidere.

Il  re,(Manuel D’Amario)cappotto di Astrakan ,baffo rosso Staliniano, apparira ’gia’ da subito coperto da un velo bianco,simbolo di spettrale e quasi ingenua presenza,una via di mezzo tra un candido scherzo da bimbi e un funebre sudario.

Amleto’,(Guido Targetti)timido,impacciato,un Marcel Marceau  spaesato ed infantile ,complesso edipico e ritratto di papa’ alla mano chinera’ la testa e pronunciera’ in un esilarante grammelot francese” dov’è il mio papa’??”

Atmosfere,periodi storici,luoghi onirici si succederanno incessamente con un ritmo da togliere il fiato.

La grande guerra ,fumo,cannoneggiamenti,marce militari,generali nazisti,fughe in macchina  rese splendidamente dinamiche,quadri visivi di straordinaria bellezza,evocanti un Amleto ,senza tempo,un tradimento ,un assassinio,una vendetta dal sapore universale.

Fino ad arrivare all’hotel du Nord.

Paris.

.L’albergo,di bassa categoria ,frequentato da squattrinati intellettuali,ballerine di can can,attori in cerca di fama vede apparire Amleto’in preda alle proprie discordanti emozioni,l’amore per la mamma ,la vendetta per il re padre ,gli amici che dal sipario che si apre dall’armadio spuntano fuori quali spettri di un incubo ,divoratori e avidi a mani tese.

Qui  per Amleto’ si materializzeranno le angosce,il senso di vendetta ,di infelicita’  e qui incontrera’ Ofelia ,fiori rossi tra i capelli,guanti di raso, una bravissima Federica Stefanelli che si uccidera’  folle di dolore sul rigagnolo d’acqua creato  ai piedi delle prime file,il corpo rotolante tra  rivoli di  lacrime e nell’oblio della morte,dove  le gocce che,arrivando fino  alle poltrone,cosi’ come nelle arterie pulsanti del nostro sentire,  ci bagneranno e  saranno intrise di tutta la sua disperata  ricerca di un amore negato e annegato nella disperazione del rifiuto.

Lo spettacolo non lascia mai  spazio a battute d’arresto,mentre si  inseguono  meravigliose note,l’intensita’ dei volti bianchi sapientemente illuminati ed estremamente espressivi,i movimenti sincopati,l’esternazione dei sentimenti attraverso una mimica straordinaria.

Il delirio emotivo che si scatena durante le rappresentazioni di Sepe e che ne e’ sempre elemento comune e’ quello di  chiudersi la porta alle spalle e di entrare in un mondo che e si’ il riflesso di quello reale,ma che appare arricchito da una tale e tanta quantita’di  immagini poetiche,di esasperati  e languidi abbandoni,di    feroci tradimenti,di amori disperatamente intensi,di dolori scarnificanti che quando si ritorna nella dimensione reale si ha quasi l’impressione che sia una tale brutta copia di cio’ che avviene sul palco da voler tornare indietro risprofondando,avidi , tra il velluto caldo e l’odore delle tavole di scena..

Perche’ forse e’ quella la vita migliore ,quella viscerale,quella fatta di corpi sudati che si contorcono,di sorrisi   esasperati,di violenti abbracci ,quella che ci mette in condizioni di allinearci alle parti piu’ bestiali e nel contempo immateriali e mistiche  del nostro esistere.

Il nostro Amleto’ ci fa simpatia,ci commuove ,alle volte ci urta con la sua debole ed insicura personalita’,ancor piu’ ammorbidita dal lieve accento francese,trasponendo in un mondo quasi fatuo e frivolo i dubbi e le vendette,ammorbidendone i toni,senza intaccarne  lo sconforto e l’angoscia,ma aumentandone le gia’ molteplici sfaccettature,.le gia’ numerose chiavi di lettura ed interpretazioni che se ne fanno da secoli.

Si percepisce nitida l’universalita’ dell’opera,la potenzialita’ di poter essere compresa e rappresentata in qualsiasi luogo ed in qualsiasi tempo,li dove la collaborazione tra il genio sheaksperiano  e l’enorme talento di Giancarlo Sepe la rende fruibile cosi’,senza neanche bisogno di attivare zone razionali,ma spalancando semplicemente gli anfratti viscerali dei nostri corpi investiti da tanta bellezza e profondita’ da rimanere disorientati e smarriti.

Una parte di teatro Italiano dalle potenzialita’ universali,che ci dispiace veder confinato ,di cui  vorremmo tutto il mondo fruitore e gaudente osservatorio,e si ,il cui unico neo e’ quello di non essere rappresentato ripetutamente e  in larga scala europea e oserei dire mondiale.

Autore: admin

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