Monica SCHIRRU- Il viaggio di Casananova (lo spettacolo di Cappuccio, Herlitzka e Nadia Baldi approda a Torino)

 

 

Teatro   Lo spettattore accorto


IL VIAGGIO DI “CASANOVA”

Il Casanova di Herlitzka.

Drammaturgia di Ruggero Cappuccio – con Roberto Herlitzka

e con Marina Sorrenti, Franca Abbategiovanni, Carmen Barbieri, Giulia Odori e Rossella Pugliese  Regia di Nadia Baldi   Musiche Marco Betta   Costumi Carlo Poggioli   Progetto scena Mariangela CaggianTorino, Teatro Erba

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E’ parte dell’immaginario collettivo, Giacomo Casanova, seduttore indomito, raffinato scrittore, testimone prezioso dei costumi europei del Settecento. Autore della monumentale opera autobiografica “Histoire de ma vie”, da cui ha preso le mosse  il progetto drammaturgico di Roberto Cappuccio –  in questi giorni al  Teatro Erba di Torino nel cartellone della Grande Prosa –  con la regia di Nadia Baldi. “Casanova” è interpretato da un attore di indiscutibile talento,  Roberto Herlitzka,  che riesce a far vibrare il personaggio fin nelle corde più intime.

Questo spettacolo è anzitutto il bilancio di una vita straordinaria, vissuta con coraggio tra amori “libertini”, presunte eresie e comportamenti ritenuti all’epoca socialmente sconvenienti.  Soprattutto da quell’oligarchia veneziana che difendeva il proprio potere e che gli metterà contro l’Inquisizione.

L’evento teatrale si colloca tra il 3 e il 4 giugno 1798,  in una buia stanza del castello boemo  del  Conte Waldstein. Casanova, ormai anziano e stanco, ne è ospite come bibliotecario da tredici anni. Qui ripercorre alcuni momenti salienti della sua vita: dall’infanzia veneziana di bambino fragile, cagionevole di salute – “ dalla pelle sottile, leggermente azzurrata” – ad una prima grande passione, quella con” la più conturbante ballerina d’Europa” che lo porterà al duello con il Conte Branicki; dall’amore per Maria Rosini, una monaca del convento di Santa Maria degli Angeli di Murano a quello per Henriette, che si travestiva da uomo per poter cantare come castrato in teatro, professione vietata alle donne. Tanti gli aneddoti ripresi da Roberto Cappuccio nelle memorie di questo “vigliacco veneziano”, come fu apostrofato dal Conte Branicki. Il ricordo più affascinante è senza dubbio l’evasione dai Piombi, il carcere della Serenissima in cui viene imprigionato nella notte tra il 25 e il 26 luglio del 1755 e  da cui riuscirà ad evadere nel novembre del 1756.

Mentre l’anziano Casanova ricorda e rievoca, interagisce  con incerte presenze femminili, bambole-automa programmate per la parola,  rigide  e artificiali, che muovendosi meccanicamente lo provocano, lo deridono  e lo giudicano.  In  particolare  una di loro,  la Straniera.  E’ l’ universo femminile del grande seduttore -forse una citazione cinematografica felliniana – che la regia avrebbe voluto rievocasse “uno straziante carnevale” animato dalle  “comparse di una funebre mascherata “.

In realtà l’operazione non è particolarmente riuscita perché si rivela un elemento disturbante e gratuito, che crea confusione e scompiglio, anche sonoro. Ciononostante la qualità di questa messa in scena  non ne è inficiata grazie alla salda interpretazione di Roberto Herlitzka, che riesce a “ tenere” il personaggio per 90 minuti: un Casanova settantatreenne, profondamente saggio e autoironico, che ha imparato tanto – di sé e delle sue donne  –  dalle rocambolesche vicissitudini di una vita vissuta fino in fondo.

Autore: admin

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