Cristiana MARCHETTI- Verso il ‘fatal accadimento’ (“L’ uomo, la bestia, la virtù”, diretto da G.Dipasquale. Roma, Teatro Quirino)

 

 

Teatro    Lo spettatore accorto

 


VERSO IL ‘FATAL ACCADIMENTO’

Geppy Gleijeses porta 'L'uomo, la bestia e la virtù' di Pirandello al Quirino con Lello Arena

“L’uomo, la bestia, la virtù” di Luigi Pirandello. Regia di Giuseppe Dipasquale,Con Geppy Gleijeses,  Marianella Bargilli, Lello Arenza, Renata Zamengo, Mimmo Mignemi.   Roma, Teatro Quirino (in coproduzione con  il Teatro Stabile di Catania)

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Il sipario che  si apre sull’universale,irripetibile  Pirandello,  e’ quel suo  sempre attuale sguardo sulle nostre misere vite,fatte di perbenismo,di  pigra   e vuota consuetudine ,di facciate  piu’ o meno imbiancate   ma sparse di  invisibili crepe pronte a cedere al minimo insulto.

Le sue  storie narrate,palco dopo palco,teatro dopo teatro che impregnano e definiscono la cultura italiana ormai da anni fin nelle viscere, indagano negli anfratti bui,nelle pieghe  nascoste della  nostra coscienza.

Pirandello,sotto gli influssi della nascita della psicoanalisi di Sigmund Freud nei primi Novecento,  dona spunti di riflessioni,frasi che scavano nell’emotivita’,piattaforme da cui guardare oltre la realta’,da cui attingere per arrivare alla comprensione di un inconscio velato ,’ anche in commedie farsesche come l’Uomo, la Bestia e la Virtu’.

Una scarna scenografia,il palco lievemente inclinato verso il pubblico,sedie  ammassate a casaccio,come sfondo un  semplice e candido telo,luci calde e basse.

La cameriera di casa  ,una sapida e divertente Renata Zamengo, con  una curiosa cresta arancione sul capo, un  incedere  buffo e altalenante ,un enorme posteriore che la fa assomigliare  ad un’oca goffa e grottesca , annuncia a Paolino,un modesto professore di provincia l’arrivo dell’agitata e pallida signora Perella.

La mano in avanti , protesa verso il fatal accadimento,la figura esile ed eterea,,il viso nascosto dal velo cadente dall’enorme candido cappello ,impegnata a  tenere a bada il proprio  figlio, ignaro e giuggiolone, un rubicondo e vivace  Vincenzo Leto,    la  borghese fedifraga  manifestera’ tutta la propria disperazione al professore- amante per un evento che di li’ a poco potrebbe sconvolgere per sempre il suo  triste ,lungo e stantio menage familiare.

Con un breve monologo che strappera’ piu’ di un sorriso,Paolino ,che ha colto il frutto di un albero abbandonato, gettandone i semi nel terreno altrui, si trova ora a chiedersi di chi sia quell’albero nuovo che  nasce non voluto da nessuno e appartenente comunque al padrone del terreno.

Il Capitano  Perella ha  infatti non solo per anni trascurato i suoi doveri coniugali,ma  addirittura  ricreato una  numerosa famiglia a distanza di chilometri dalla rifiutata e disperatissima moglie, che si trova ora a doverlo a tutti i costi provocare e trascinare nell’ormai fredda e deserta alcova nell’unica notte a sua disposizione.

Se cio’ non dovesse avvenire, sarebbe palese la ripetuta infedelta’ della sventurata,che Pirandello da una parte giustifica ,in quanto ignorata e maltrattata,e in parte ridicolizza, in un mondo che non ammette errori,che vive di  giudizi pettegoli,vigliaccamente felice degli altrui scandali e terrorizzato dal poterne offrire.

Da qui dialoghi trascinanti,bagarre esilaranti tra Paolino e l’amico medico, Mimmo Mignemi ,inflessione sicula e grande presenza scenica ,  a cui,a mani giunte il seduttore chiedera’ disperatamente  aiuto,una giacca trasparente sopra la camicia di lino,,simbolo  ostentato forse per evocare una trasparenza  cristallina che sottolinei l’assenza di qualunque personale responsabilita’ dell’accaduto.

Il ritorno del Capitano avverra’ durante un grottesco pranzo,nella sala buona,ormai invasa da luci azzurre,il sipario a meta’ ,dove egli ingurgitera’,avido e ignaro,pezzi di torta inzeppati  a tradimento di afrodisiaco   portati dal Professore, mentre la signora Perella,ormai trasformata  in una scollacciata e seminuda Madame Butterfly  per rendersi farsescamente appetibile all’ormai  indifferente marito,si trasformera’ in un esilarante manichino semovente,dalle risposte gutturali e ormai al limite della disperazione.

La notte sara’ alquanto movimentata.

Il risveglio   del vecchio  leone dormiente si trasformera’ in una corsa all’inseguimento invasato di qualunque figura femminile frequenti la casa,un su e giu’ degno delle migliori commedie di Feydeau,un preambolo ad una mattinata di risveglio in cui sicuramente nulla sara’ piu’ come prima.

Ed infatti,puntuale,pallido e tremante il professor Paolino,di buon mattino,non avendo notato dalla strada il segno  convenuto del vaso esposto dalla signora Perella quale simbolo di vittoria, salira’  a casa dell’amante dove,dopo aver appreso che anche la governante di casa e’ stata oggetto  delle impensabili  performance del padrone,dovra’ giorire da una parte ed accasciarsi dall’altra nel trovare la moglie del capitano finalmente sognante e rilassata,mettere non uno,non due,.bensi……cinque.. vasi ridondanti di fiori rossi  perfettamenti allineati e sottratti alle fila lentamente in una nuova ,ancheggiante,visibile disposizione a  testimonianza della perfetta e superiore alle aspettative riuscita del piano….

Nell’insieme una buona prova attoriale ed un ottimo affiatamento per un convincente Geppy Gleijeses ,un Lello Arena sempre esilarante ,solitamente splendido  caratterista e qui in un ruolo che ne sottolinea le versatili doti ,ed un elegante Marianella Bargilli che riesce seppur giovane, a tenere testa ai due avviati professionisti, con una dose di eterea femminilita’,che esce pur sempre manipolata e fragile nel mondo Pirandelliano,ma comunque protagonista.

La regia molto frizzante,il testo sfoltito e rimodernato ne rendono una piacevole rappresentazione  a dispetto di un ‘interpretazione piu’ seriosa   e forse piu’ meditabonda del messaggio dell’autore.

Un autore che anche nei testi apparentementi piu’ leggeri ha sempre un profondo messaggio,per quella societa’  siciliana (e provinciale, in genere)  dalla ristretta mentalita’ primi novecento,dalla quale oggi ci sentiamo lontani e distaccati e in cui ,invece ,avendo occasione di riflettere ci stupiamo di trovarci ancora atavicamente immersi ed ingabbiati.

Un messaggio che pur nascendo in un luogo o in un momento storico limitato ,diventa universale e senza tempo,specchio immortale dei nostri pensieri e della nostra moralita’, come un sonetto di Shakespeare  o un verso di Dante.

Quella chiusura mentale che ancora oggi vorremmo allontanare e vedere come altro dal nostro mondo apparentemente libero e privo di pregiudizi ma  cosi’ ancora finemente e sottilmente presente nella nostra borghese , piccola,circoscritta  realta’.

 

 

Autore: admin

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