Franco LA MAGNA- Mani sulla città morente (“Gesù è morto…”, un film di Maria Arena)

 

Il mestiere del critico


 

MANI SULLA CITTA’ MORENTE

Gesù è morto per i peccati degli altri

“Gesù è morto per i peccati degli altri”, un film di Maria Arena

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Muri srucinati, case diroccate, vicoli maleodoranti, transessuali “in mostra” su usci aperti che schiudono a sguardi fuggenti misere bicocche, “buttane”, lucciole senza luce come fantasmi sopravvissuti d’un passato remoto, immobile, pietrificato. Testimonianza purulenta, ferita ancora sanguinante nel cuore antico d’una Catania sprofondata. Si mostrano così – ai catanesi ormai indifferenti al crudele scempio edilizio compiuto alla fine dei lontani anni ‘50 – gli esangui resti del devastato San Berillo vecchio, quartiere storico sventrato e violentato (con successivo biblico trasbordo coatto di oltre 30 mila abitanti in lontane periferie) da una rapacità edilizia pari alla feroce cupidigia descritta da Rosi nel suo indimenticabile “pamphlet”  del 1963 “Le mani sulla città”, sacco criminale dell’altra martoriata Napoli.

Così uno dei più grandi scandali urbanistici d’Europa – oggi assorbito, dimenticato, neutralizzato, da una città sonnolenta che fagocita il suo passato- ha cancellato il centro cittadino del capoluogo etneo per far spazio ad una modernizzazione (legata ad altri scandali) concepita dai pubblici poteri come distruzione dell’esistente. Maria Arena, regista teatrale e cinematografica, documentarista, docente di Digital Video presso L’Accademia di Belle Arti di Catania e alla Scuola di Nuove Tecnologie dell’Arte di Brera Milano, posa ora uno sguardo tagliente, lucido, al contempo tragico e lieve (alle volte persino divertente), sull’odierna realtà di quel che resta dell’antico San Berillo, un gruppo di casupole schiacciato dalla paurosa cementificazione susseguente allo sventramento, promuovendo a protagonisti del suo ultimo lavoro – “Gesù è morto per i peccati degli altri” (presentato in anteprima al cinema “King” di Catania e candidato nella sezione “Panorama” al Festival dei Popoli di Firenze) – un gruppo di emarginati.

Spiandone le misere esistenze e penetrandone essenze, aporie, contraddizioni, credenze, rapporti familiari, inaspettate moralità, inattesi rigori etici, religiosità, fede e spontanea solidarietà tra reietti (anche proiettata nel sociale), Maria Arena reagisce all’impulsivo ripudio collettivo, restituendo all’emblematico gruppo di protagonisti della sua storia una dignità negata; e alla smemorata città di Catania un tratto esiziale del suo martirizzato passato prossimo. Prodotto dalla “Invisibile Film”,        autrici in tandem la stessa Arena e Josella Porto anche del soggetto e della sceneggiatura, colonna sonora di musicisti catanesi, il docufilm si avvale di una distribuzione indipendente che lo porterà a marzo nelle sale delle principali città d’Italia.

Autore: admin

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