Alessandro GILIOLI- Governance.Tutto il male che ci stanno arrecando (la qualità della vita ai minimi del sopportabile)

Governance

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TUTTO IL MALE CHE CI STANNO ARRECANDO

La qualità dell’esenza comune ai minimi del sopportabili

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A volte mi chiedo se Matteo Renzi e Angelino Alfano abbiano un’idea di cosa sia, nella vita di ogni giorno, un luogo di lavoro vero. Non credo, in onestà: il primo ha lavorato solo per il papà, prima della carriera istituzionale; il secondo dal papà è stato spedito direttamente nei giochi della politica.

Me lo chiedo di loro ma anche di tanti altri rappresentanti che in questi giorni parlano di lavoro più o meno con la stessa cognizione di causa dei vescovi che parlano di matrimonio. E del male che così ci arrecano.

Un periodo in un’azienda – meglio se privata, va bene anche nel terziario – probabilmente consiglierebbe loro maggior prudenza nelle esternazioni e magari anche nelle decisioni. Perché il lavoro nell’era del capitalismo è probabilmente il miglior modello mai inventato dall’umanità per produrre ricchezza, ma è anche tuttavia – spesso – una gran brutta bestia, dal punto di vista esistenziale.

Dal punto di vista esistenziale vuol dire proprio come qualità dell’esistenza: cioè in termini dignità della persona, autostima, talvolta anche umiliazioni, paura, ricatti, soprusi; più di frequente solo silente e imbarazzata sottomissione; e poi, il peggio di ogni essere umano che inevitabilmente emerge nella competizione tra colleghi, nel servilismo verso chi ha in mano un po’ della tua vita, del tuo reddito, del tuo futuro, delle tue ferie e mille altre cose ancora.

Non sempre, è ovvio: a volte. Credo che chiunque abbia lavorato per un po’ di anni ci sia passato – almeno una volta, nella vita – e sappia bene cosa intendo dire.

Adesso che è stata definita questa riforma del lavoro si parla molto – e non infondatamente, per carità – dei suoi possibili effetti economici: sulla crescita, sulla disoccupazione, sul precariato. Vedremo e speriamo, davvero. Io intanto però penso soprattutto a quello che cambierà da domani negli uffici in vetrocemento e nei capannoni a cui ogni giorno milioni di esseri umani in questo Paese offrono la loro giornata, dal lunedì al venerdì.

Penso al loro minor grado di difesa, al vento che spira assai più forte dalla parte di chi aveva già il coltello dalla parte del manico; penso alla rilevanza straordinariamente maggiore che assume in tutto ciò la fortuna – un capobuono, un’impresa eticamente corretta – a cui non resta che affidarsi come al fato, in assenza di regole universali che mettano paletti stringenti anche ai capi cattivi, alle aziende eticamente scorrette.

Questa è, soprattutto, da domani, la riforma del lavoro. Un’aria diversa: forse un po’ più feroce, di sicuro parecchio più arbitraria, nei luoghi del lavoro.

Peccato davvero che Renzi e Alfano non ci abbiano messo piede, in uno di quei luoghi, e sotto padrone. Almeno saprebbero in quale carne hanno messo le mani.

 

* gilioli.blogautore.

Autore: admin

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