Maria LOMBARDO – Ornitologia pensierosa (“Un piccione seduto su un ramo…”, un film di Roy Andersson)

 


Cinema    Lo spettatore accorto*



ORNITOLOGIA PENSIEROSA

“Un piccione seduto su un ramo….”, un film di Roy Andersson (Leone d’oro a Venezia 2014)

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Lo spazio descrive la sorte dell’uomo. Perciò qui tutto si svolge in stanze: film che sembra uscire dal teatro dell’assurdo, da Ionesco e soprattutto da Beckett, citato riferimento del regista Roy Andersson.Un’opera davvero inusuale nella produzione cinematografica, vincitrice del Leone d’oro all’ultima Mostra di Venezia. “Un piccione seduto su un ramo riflette sull’esistenza” non è opera semplice, merita l’impegno dello spettatore e alla fine ti lascia qualcosa dentro: se non altro ti fa riflettere come il piccione.

Nella girandola di personaggi e microstorie che popolano il film, dal museo di ornitologia al laboratorio sul comportamento dei primati, c’è una bambina che allo spettacolo scolastico recita la poesia del piccione.  E tra i pochi fatti che accadono – pur nella varietà di personaggi – troviamo due protagonisti principali (HolgerAndersson e Nils Westblom) rappresentanti di “articoli per far ridere la gente” (maschere e travestimenti) i cui affari vanno malissimo. Tristi come sono,  fanno pessima pubblicità.

Il film ci fa poi incontrare un ufficiale di marina costretto a fare il barbiere (senza clienti), un’insegnante di danza che concupisce un allievo, una barista che soffre di solitudine e si fa pagare con baci dai clienti…insomma un’umanità infelice. I bar sono teatro principale di quasi tutte le scene, le vetrine dei negozi e dei ristoranti dalla strada ci fanno vedere dei quadri, il tutto con le note di fisarmonica, una sorta di nenia antica e popolare. Molte le scene grottesche, come quella della donna che in punto di morte di stringe al petto la borsa che contiene i suoi gioielli e il denaro e si rianima quando cercano di strappargliela. Piani sequenza, scenografia spoglia, recitazione espressionista in stile Oscar Kokoschka.

La nota più grottesca è data dall’irrompere in un locale del re Carlo XII (sovrano di Svezia del ‘700) con la sua guarnigione a cavallo.

Una Svezia molto lontana – seppure Andersson abbia inteso rappresentare il suo Paese ma certo non solo quello – dalla nazione libera e felice che si crede. Un Paese ripiegato su se stesso che s’interroga sul passato e mostra l’assurdo dell’esistenza.

Un affresco triste, lento ma veritiero e realizzato con grande maestria. (*lasicilia.it 20.1.2015)

Autore: admin

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