Maria LOMBARDO – Cinema Anteprima- “Senza Lucio” siamo tutti più soli (il documentario di Mario Sesti su Dalla)

 

 

Cinema          Anteprima



MARIO SESTI  “SENZA LUCIO” SIAMO TUTTI PIU SOLI

 

Un film documentario sulla vita e la creatività di Dalla, vista attraverso gli occhi di Marco Alemanno

****

E’ un ritratto poetico di un artista che poetico era anche nella vita. Lucio Dalla senza di lui è la scommessa chiara sin dal titolo di Mario Sesti che con “Senza Lucio” ci propone un film sull’artista scomparso quasi 3 anni fa: film costruito di documenti sul bolognese più meridionale d’Italia (“Per me l’Italia va da Roma in giù”, parola di Dalla, riferita nel film dalla voce di Marco Alemanno compagno e amico per tanti anni del cantautore).

Il racconto di Alemanno con il contributo di tante voci – Piera degli Esposti, Beppe e Toni Servillo, i Marta sui tubi, Beppe D’Onghia, Stefano Di Battista, Paolo Nutini, Michele Mondella, critici musicali,e tante persone anche anonime che lo conoscevano a Bologna, alle Tremiti, in Sicilia – alimenta un film non biografico – sebbene il mistero della paternità dell’artista aleggi dappertutto – piuttosto il ritratto di un uomo semplice e alla mano, buono e generoso, animato da infinita curiosità, passione per la vita  e voglia di buttarsi in sempre nuove avventure.

Alemanno non compare sullo schermo ma dalla sua voce emana una forte suggestione. A cominciare dall’incontro con Lucio quando lui, Marco “grosse scarpe e poca carne” era fidanzato con una certa “Anna bello sguardo”. Storie di vita e storia di canzoni come “Gesù Bambino” che ha alimentato la leggenda dell’uomo che “veniva dal mare” che avrebbe messo incinta la madre (“compiva 16 anni quel giorno la mia mamma…”).  Tutto raccontato da persone vicine all’artista. A un’amica delle Tremiti Lucio avrebbe detto, quasi seccato: “Certo che ho avuto un padre. E’ morto: si chiamava Giuseppe Dalla”.  E anche Piera degli Esposti amica d’infanzia ricorda un papà intravisto quando Lucio andava alle Elementari.

Il film di Mario Sesti è stato presentato al TorinoFFed ha aperto le giornate del cinema di Sorrento, prodotto da Erma Film con Erma Production.

Un mito ma anche come compagno di strada, icona di creatività, ironia e libertà. Mario Sesti gli era amico.

“Il film – dice Sesti – nasce proprio dal desiderio di condividere il ricordo di chi ha conosciuto Lucio”. E Alemanno nel film: “Sono stato la persona che Lucio ha voluto vicino a sè per tanti anni, non voglio tenere questa esperienza così fortunata chiusa in un cassetto”. “La verità è che, quando è morto, tutti noi ci siamo sentiti come se avessimo perso qualcuno che ci era da sempre molto vicino” aggiunge il regista.

Tra gli altri amici di Dalla, intervengonoArbore e Antonio Forcellino ma anche Charles Aznavour, John Turturro, i Taviani, Isabella Rossellini e Mimmo Paladino che l’ ha diretto nei panni di Sancho in  “Quijote” di Cervantes.

Nel film viene sottolineato anche il rapporto fra l’artista e l’Etna, luogo di mito e di mistero, suggeritore con i suoi boati e le sue esplosioni, di suoni e accordi. Dalla e l’Etna sono raccontati non solo da Alemanno ma anche da Leonardo Patti già sindaco di Sant’Alfio, “guida” dell’artista ai misteri del vulcano.

“La scelta di far raccontare Dalla da Alemanno è un trucchetto antico – dice Sesti – come se Watson raccontasse Sherlock Holms. E poi ho voluto ricostruire in assenza, perciò non si ascoltano nel film canzoni cantate da lui. Fare un film con le canzoni di Dalla sarebbe stato folle. Ho preferito inserire altri artisti che cantano Dalla”.

Quanto alla ricostruzione del rapporto fra l’artista e l’Etna, “per ragioni biografiche e per la sua stessa natura – dice Sesti – Lucio sentiva affinità col Sud, la Puglia e la zona dell’Etna in particolare. Il vulcano siciliano, abbiamo visto, aveva per luiun valore magico-rituale-filosofico, luogo da cui si sprigionava energia misteriosa che per lui diventava musica. Le sue percussioni ripetevano i boati del vulcano come ci dice Alemanno e sanno gli intenditori”.

Rivediamo perciò nelle parole di Alemanno e Leonardo Patti (ex sindaco di Sant’Alfio) Lucio che ritornava ogni anno all’Etna “per fare il pieno di questa energia tellurica inesauribile che lui percepiva nell’ariadalla quale era quasi totalmente ipnotizzato”.

“Patti – continua Sesti – era il suo “genius loci”. E Lucio come Zelig aveva la capacità di imitare i suoni del dialetto, la capacità di mimetizzarsi con i luoghi, i gusti alimentari, il paesaggio”.

Sequenze dinamiche di foto, pochi filmati finalizzati a cucire, illustrare, suggerire.

“La fotografia dà un taglio veloce. Se le foto sono belle, hai modo di vederle con una luce mai vista nella realtà. Farle vedere ferme crea una suggestione quasi ipnotica e per questa ragione anche le foto di Lucio hanno un carattere di magica irrealtà. Volevo si sentissel’assenza, perciò ho costruito una specie di armatura di apparenze che denunciasse che lui non c’è più: infatti compare solo in un pezzettino di repertorio molto raro”. Una curiosità: le riprese panoramiche delle sommità dell’Etna e del mare pugliese sono state realizzate con l’uso di droni.

Rimane Lucio… senza Lucio. E’ la scommessa vinta dal film e dalla sincerità del suo regista.(lasicilia.it 30.1.2015)

 

p.s. “Senza Lucio” sarà in programmazione, nei cinema, dal prossimi 5 marzo

Autore: admin

Condividi