Monica SCHIRRU- L’arte che immobilizza le anime (“Sei personaggi…” di L. Pirandello. Regia di G. Lavia. Teatro Carignano, Torinio)

 


Il mestiere del critico



L’ARTE CHE IMMOBILIZZA LE ANIME

Gabriele Lavia:

“Sei personaggi in cerca d’autore”   di Luigi Pirandello

Con Gabriele Lavia.  E con Massimiliano Aceti,  Alessandro Baldinotti,  Daniele Biagini, , Silvia Biancalana,  Rosy Bonfiglio,  Maria Laura Caselli, Michele De Maria, Giulia Gallone, Giovanna Guida, Lucia Lavia, Andrea Macaluso, Luca Mascolo, Mario Pietramala, Marta Pizzigallo, Matteo Ramundo, Malvina Ruggiano, Alessio Sardelli, Carlo Sciaccaluga, Anna Scola.

Regia di Gabriele Lavia   scene Alessandro Camera   costumi Andrea Viotti   musiche Giordano Corapi    Torino, Teatro Carignano

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“…. Che ci mettiamo a mettere in scena le commedie di Pirandello…  che chi le capisce  è bravo!”  E’ una delle prime battute  del Capocomico di “Sei personaggi in cerca d’autore”di Luigi Pirandello – che esprime la sferzante autoironia del drammaturgo siciliano.  E non è un caso se il debutto, nel 1921 al Teatro Valle di Roma, si trasformò in una bagarre teatrale senza precedenti.  Scrive John Russell Brown in  “Storia del Teatro”: “ Gli spettatori  – che avevano cominciato a protestare ancor prima dell’inizio, quando si erano accorti che il palcoscenico era spoglio, che non c’era scenografia – espressero sonoramente il proprio dissenso (…). Presto scoppiò una rissa: un poeta, sostenitore di Pirandello, abbandonò la platea per fare irruzione in un palco dove si trovavano alcuni contestatori. Gli scontri proseguirono anche dopo la chiusura del sipario, in strada”.

Appartenente alla trilogia del “ Teatro nel teatro”, “Sei personaggi in cerca d’autore”, diventato  un classico del teatro moderno”,  è un capolavoro senza tempo che, a quasi un secolo dalla nascita,  continua a conservare intatta la sua forza dirompente e la sua frizzante vivacità. Pagine teatrali sublimi e molto impegnative, sia nella studio che nella messa in scena,  con cui si è misurato Gabriele Lavia, come attore e regista, nella produzione che ha aperto la stagione del Teatro della Pergola di Firenze, ora in tournée in Italia.

E’ la storia di una prova teatrale interrotta da sei cupi personaggi, un’intera famiglia, vestiti di scuro, che irrompono in scena avanzando lentamente alle spalle dello spettatore:  chiedono che venga rappresentato il dramma delle loro vite perché darebbe loro una realtà eterna che – in quanto figli dell’immaginazione dell’autore –  a loro è preclusa: “ Vogliamo vivere per un momento eterno! (…) Siamo nati vivi e vogliamo vivere!” – rivendica il Padre, interpretato da Lavia.  Nel corso del dramma  – in cui emerge il ricordo di un episodio incestuoso, che conferisce un tono altamente drammatico alla commedia –  ciascun personaggio rivendica la dignità del proprio punto di vista, diverso da ogni altro ma altrettanto rispettabile,  dando corpo a quel processo di “frantumazione“ o “decostruzione della coscienza di cui Pirandello si fa portavoce anche nella sua produzione letteraria.  Lentamente si definiscono i caratteri dei “personaggi” che, per quanto prodotti di fantasia, si rivelano portatori di verità e autenticità, molto più degli “attori”, ridotti ad accademici esecutori. “Il suggeritore  – afferma con impeto il Padre – è la rovina dell’arte del teatro! Gli attori devono venire sul palcoscenico con la parte a memoria ( …) Solo così saranno i personaggi del dramma da rappresentare e non saranno più attori”.

“Sei personaggi in cerca d’autore”  è prima di tutto un testo filosofico in cui, come sottolinea Lavia nelle “Note di Regia” , ci si domanda: “Che cos’è la messa in scena? E’ possibile che il mondo del teatro possa mettere in scena il testo di un autore? No, non è possibile. (…) Nella realtà può accadere che si metta in scena un personaggio. Nella verità no. La messa in scena rinuncia totalmente a una verità assoluta per entrare in una verità maldestra”.  Qui la discrepanza incolmabile è tra l’essere attore e l’essere personaggio cioè creatura nata dall’immaginazione dell’autore, che esige in questo caso di essere rappresentata, perché  nel tempo della rappresentazione si esaurisce la propria l’eternità. La  funzione dell’arte –  precisa il Padre di Lavia è  “rendere immobili le anime come statue nel marmo” .

L’approccio di Lavia al testo di Pirandello è rigoroso e filologico  (molto efficace la voce fuoricampo dello stesso Lavia che scandisce le didascalie del drammaturgo) –  e garantisce un alto livello di bellezza estetica a questo spettacolo corale e polifonico, ben congegnato ed equilibrato,   pur nella tensione costante che lo attraversa dall’inizio alla fine.

L’interpretazione di Gabriele Lavia, autorevole e insieme sofferente, è di grande intensità espressiva; Lucia Lavia nel ruolo della figliastra,  “donna-bambina” ,è una  figura dinamica, vendicativa e implacabile, capace di muoversi con grande energia nell’ampio spazio scenico: un vero talento, sia per la presenza scenica che per la profondità interpretativa, considerato che ha poco più di vent’anni.

Ottime le interpretazioni di Michele Demaria, il Capocomico, sanguigno e stravagante, e di Rosy Bonfiglio, la Madre, chiusa nel suo dolore agghiacciante.

Stupendi i costumi di Andrea Viotti  in cui prevalgono cromatismi coloniali e tessuti leggeri, cappelli a grandi falde con piume, quasi a sottolineare la leggerezza della finzione, che non porta con sé il peso drammatico dei fatti. Contrariamente agli abiti scuri di personaggi, essenziali, quasi “maschere“, che rimandano al  realismo crudo e impietoso della pittura di  Otto Dix.

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La tournée:

3-15 febbraio Teatro Elfo Puccini, Milano

17-22 febbraio Teatro Morlacchi, Perugia

3-8 marzo Teatro della Corte, Genova

Autore: admin

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