Mario SAMMARONE- Sulla nostra pelle (banche, finanza in un libro di Vincenzo Imperatore)

 

 

Rivelazioni


SULLA NOSTRA PELLE

Forziere di Ester e Assuero

Banche, finanza e altre insidie in “Io so e ne ho le prove” nel libro di Vincenzo Imperatore

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Bisogna armarsi di pazienza nel leggere le pagine di Io so e ho le prove (Chiarelettere Editore), poiché si oscilla tra lo stupore e la rabbia: stupore per l’enorme faccia tosta delle banche che usano mille espedienti ed irregolarità per alleggerire i nostri conti correnti (ed immaginiamo la moltiplicazione delle cifre che derivano, poiché solo in Italia ci sono decine di milioni di conti correnti); rabbia per la conseguente impunità con cui ciò avviene, con metodi nebulosi e difficili da decodificare per semplici cittadini che non conoscono certamente i risvolti della contabilità applicata negli istituti bancari.

Quello che però colpisce di più è il titolo, pasoliniano, in questo libro-denuncia-autodenuncia di Vincenzo Imperatore, ex bancario impiegato ai livelli più alti in vari istituti di credito, ed ora dall’altra parte della barricata, diventato consulente per clienti correntisti.

Mentre però Pasolini sapeva in maniera intuitiva, tanto che prove non ne aveva circa i misteri politici dell’Italia di allora, Imperatore sa oggettivamente, poiché quel mondo della banca lo ha conosciuto dall’interno, in prima persona, avendovi lavorato in posti prestigiosi per anni.

Gli esempi riportati sono molteplici: si va dall’offerta di diamanti, escogitata per allettare il cliente con un bene “concreto”, ma che misteriosamente perdono valore al momento della vendita; o la (oggi di gran moda) offerta da parte delle banche, che poi è vero e proprio obbligo, di acquistare una bicicletta, un televisore o una polizza assicurativa quando ci si reca a chiedere un prestito, cosa che fa allibire il correntista perché non si penserebbe mai di andare in banca per acquistare biciclette, elettrodomestici o polizze assicurative; ed invece queste sono operazioni su cui la banca lucra ancor più che sui prestiti – e attenzione alle polizze che nascondono derivati.

Negli anni ci sono stati poi addirittura peggioramenti, come quando si è finto di cambiare tipologia di contratto per venire incontro alla clientela, ma in realtà si ingarbuglia la situazione, come è stato nel passaggio dalla commissione di massimo scoperto, già di per sé onerosa, a ben due tipi di commissioni che l’hanno sostituita, quella di istruttoria veloce e di disponibilità immediata fondi (notare l’astrusità delle denominazioni), arrivando a costi esorbitanti per il correntista che, là dove avrebbe pagato 110 euro, si trova a pagarne 1050.

Tutto ciò avviene poi in mezzo a una generale opacità dell’informazione ed un sotteso ricatto verso il cliente, con i bancari che agiscono secondo l’unico verbo della redditività e del guadagno che deriverà all’istituto in primis, e poi come premi di produzione per gli stessi operatori bancari, i quali sembrano antropologicamente determinati dai benefits. Ne deriva una visione distorta e cinica della situazione, in cui il guadagno è l’unico obiettivo, mentre il cliente è visto come una merce.

Dal 2008 in poi, con la crisi Lehman Brothers, c’è stato un apparente ripulisti di facciata, ma in realtà la lotta per il profitto si è fatta più dura, con la strategia del rientro dei capitali per evitare rischi, di qualunque tipo fossero stati i rapporti con i clienti, ed in generale con il drammatico credit crunch, la stretta creditizia che ha portato a fallimento e rovina un gran numero di imprese.

Questo peggioramento della situazione è stata la via di Damasco per Vincenzo Imperatore, che ha cominciato a scorgere la vera natura di ciò in cui aveva fino ad allora ciecamente creduto, rendendosi conto che è sulla carne viva della gente che le banche si mettono al sicuro. Arriva il disincanto. Scopre quanto il re sia nudo, e cambia modo di vivere. Ora è dall’altra parte, consulente per coloro che vogliono ristrutturare debiti bancari.

Il suo tragitto umano sembra suggerirci l’urgenza di una presa di coscienza più generale e diffusa, difficile da ottenere in una crisi così spaventosa come quella che stiamo vivendo, ma proprio per questo più necessaria che mai, senza percepirci più come clienti-vassalli, ma come cittadini liberi e consci dei propri diritti. E chissà, in un domani che ora non possiamo ancora vedere, potremo usare le banche in maniera diversa, percorrendo strade per ora pionieristiche, come il crowdfunding, che permetterà un finanziamento orizzontale e partecipativo nella società, anziché piramidale e gerarchico, di totale dipendenza come è il finanziamento bancario.

Si deve quindi percorrere la via di Imperatore e altri come lui, per provare a raggiungere una maggiore equità nel rapporto banca-cittadino. Perché se le banche sono utili a noi, noi siamo indispensabili per loro. E allora saprà emergere, pur tra difficoltà e mille sacrifici, una nuova identità di cittadinanza in cui essere padroni del nostro lavoro e del nostro destino.

 

– In alto, riproduzione di “Forziere di Ester e Assuero” di Jacopo del Sellaio, 1490, Galleria Uffizi di Firenze


Autore: admin

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