Enzo NATTA- Scaffale.”Siena ridens”, anche agli afflitti (un saggio di Sergio Micheli)

 

Scaffale



“SIENA RIDENS”, ANCHE AGLI AFFLITTI

 

Giornali satirici nella ricognizione saggistica di Sergio Micheli

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I primi giornali satirici italiani vedono la luce nel ‘700, quando l’ascesa della borghesia e gli effetti dell’illuminismo favoriscono nuove possibilità per l’esercizio di un’attività politica nascosta dietro quella letteraria. A quel periodo risale il “pamphlet”, scritto polemico su argomenti di attualità, dove un umorismo paradossale, leggermente cifrato e allegorico la fa da padrone. Sono gli anni della “Frusta letteraria” di Giuseppe Baretti (spina nel fianco di Voltaire) e del “Caffè” dei fratelli Verri, periodici influenzati entrambi dalla cultura e dall’umorismo britannico. Ma è nella seconda metà dell’ ‘800 che la stampa satirica italiana si afferma con una serie di testate specializzate nel prendere di mira personaggi di primo piano del Risorgimento.

E’ il caso del “Fischietto” di Torino, foglio liberale vicino a Cavour, dal “Lampione” di Firenze, fondato da Collodi,  dalla “Strega” di Genova e dal “Pappagallo” di Bologna. Una lunga e ricca storia che attraversa e influenza i primi anni dell’unità d’Italia con testate destinate a lasciare un segno profondo nelle vicende del giornalismo nazionale, per continuare in seguito con cambi di passo che apriranno nuovi spazi a periodici battaglieri come “Capitan Fracassa”, dapprima antiriformista, poi liberale e sostenitore di Crispi, o come “L’Asino” di Guido Podrecca, giornale satirico di ispirazione socialista che non esiterà, dopo la condanna del moderismo, ad attaccare la Chiesa con un piglio e una veemenza che neppure “Charlie Hebdo” ha mai sfoderato.

A differenza del “Becco giallo”, costretto al silenzio dal fascismo al punto di emigrare in Francia, chi è riuscuto ad attraversare indenne la prima metà del ‘900 senza incappare più di tanto nelle maglie censorie del fascismo è stato “Il Travaso”, abile nel mimetizzare le sue bordate beffarde usando come paravento una critica di costume volta a dissimulare l’apparato politico dietro il conformismo provinciale e piccolo-borghese che ne era la conseguenza più vistosa e immediata.

In quegli stessi anni, siamo nel 1924, in un clima di fronda squadristica nasce “Il Selvaggio” di Mino Maccari. Favorito dalla politica culturale  pluralistica di Giuseppe Bottai, “Il Selvaggio” si definisce un foglio in polemica con il regime, attacca coraggiosamente Farinacci e i ras che rimpiangono l’uso del manganello, prende di petto Marinetti e il futurismo, la retorica dannunziana, la borghesia esterofila e conservatrice, quella “maschera indecorosa e servile” che è l’Accademia d’Italia. “Siamo partiti dalla polemica contro la borghesia e ci siamo  ritrovati più borghesi di prima” scrive Maccari in quel frangente, non esitando a puntare il dito accusatore anche contro se stesso. Raro esempio di adamantina onestà intellettuale in un paese di versipelle e trasformisti.

Proprio con un capitolo dedicato a Mino Maccari si apre il godibile Siena ridens (felice gioco di parole) di Sergio Micheli (Pascal Editrice. Siena, 2014. Pagg. 150. € 10,00), dedicato agli alfieri del giornalismo satirico senese, dei quali il fondatore del “Selvaggio” può essere considerato l’antesignano. Come scrive l’autore in una nota introduttiva citando Cecco Angiolieri: “Siena vanta un’antica tradizione nel far satira, che ha attinto a vette elevatissime”. Ed è infatti proprio lo spirito dell’Angiolieri che permea questo libro dalla prima all’ultima pagina.

Gli interessi culturali di Sergio Micheli non si sono limitati alla filmologia (ha insegnato Storia del cinema all’Università per stranieri di Siena), ma hanno spaziato dalla pittura alla critica d’arte, dal disegno al giornalismo, tutte componenti che si intrecciano e si articolano in una serie di medaglioni (con Mino Maccari figurano Emilio Giannelli, l’acuto e pungente vignettista del “Corriere della Sera”, Luigi Bonelli, che fu anche apprezzato commediografo, Sergio Manni, Alva-Alessandro Valenti e altri), cuore pulsante di questo ghiotto panorama della satira e della caricatura cresciute nella città del Palio. Un cuore il cui battito è reso ancor più vigoroso dalle vignette che l’accompagnano.

Nel corso del maggio francese, gli studenti che manifestavano lungo gli Champs Elysées avevano issato uno striscione con sopra scritto “Una risata vi seppellirà”, forse memori di quanto aveva detto Voltaire a proposito della satira, arma che tanto più è sottile tanto più è micidiale. Ma dopo i tragici fatti di “Charlie Hebdo” le cose probabilmente sono cambiate. Soprattutto da quando il “Teheran Times” ha lanciato un concorso internazionale per vignette che neghino la Shoah. Con la motivazione “se nei paesi occidentali è possibile pubblicare caricature del profeta Maometto, perché non è possibile sollevare dubbi sull’Olocausto?”.

A questo punto l’arma della satira non è più il fioretto ma la mannaia. Un tipo di lama che non figura in Siena ridens.

Autore: admin

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