Francesco NICOLOSI FAZIO- Giù dal Colle. Dalla Sicilia il riscatto

 

 

Giù dal Colle

 

 

DALLA SICILIA, IL RISCATTO

Mattarella, davanti alla tv con i figli. Poi in Panda e, a sorpresa, va alle Fosse ArdeatineIl presidente Mattarella alle Fosse Ardeatine (ansa)

 

Le elezioni presidenziali risolte alla prima votazione utile

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Danilo Dolci (si invita alla ricerca) fu condannato negli anni sessanta per calunnia. Il padre della lotta alla mafia fu dichiarato colpevole di avere calunniato il ministro Bernardo Mattarella di avere preso i voti di esponenti mafiosi. Tra i ministeri retti dal politico dell’epoca ricordiamo che ci fu pure quello dei Lavori Pubblici, ovvero gestire l’ANAS che poi fu data ai sociali  nella persona di Giacomo Mancini (cercare). Quanto qui scritto (pigrizia digitale) è solo sull’onda del ricordo. Presumibilmente oggi Danilo Dolci non sarebbe stato condannato per calunnia, magari solo  per diffamazione, sembra una piccola differenza legale, ma è una differenza politicamente enorme.

Dall’altra parte dell’oceano un “commerciante” di alcolici raggiunse un così enorme potere economico e relazionale da poter far raggiungere al figlio una presidenza importantissima. Il commerciante di alcolici esercitava nell’epoca del proibizionismo, le sue relazioni erano politiche e con l’ambiente del cinema. Il  figlio fu presidente degli Stati Uniti ed era John Kennedy.

Da siciliano fa molta sensazione sapere che la prima e seconda carica dello stato sono affidate a palermitani, come pure palermitano è il capo della procura più importante d’Italia. Se poi ricordiamo che il ministro degli interni Alfano è girgentino, non possiamo che considerare che, nonostante i leghismi, la politica non può fare a meno della capacità intellettuale della nostra terra, da sempre laboratorio politico, dai tempi di Luigi Sturzo.

Sergio Mattarella è stato letto sostanzialmente alla prima votazione grazie a ciò che rappresenta e che deve rappresentare: la lotta alla mafia, intesa come sua rinuncia. La morte del fratello Piersanti Mattarella è indubbiamente da leggersi in tal senso: come dinanzi al fonte battesimale il defunto presidente della Regione Siciliana fu fermo a “rinunziare a Satana”, immaginando una Sicilia senza la mafia.

Non bisogna travisare il messaggio, non dobbiamo tornare ai tempi in cui si voleva far credere che “la mafia non esiste”, quasi fosse un’invenzione di alcuni scrittori fantasiosi. La mafia c’è, ma bisogna lavorare affinché non ci sia più, ed il miglior sistema è rinunciare alle scorciatoie che la mafia consente, in tutti i settori: dalla politica all’imprenditoria, dalle carriere pubbliche alle professioni libere. Se invece, come proprio in questi giorni si apprende, si continua a cercare l’appoggio mafioso per arrivare al consiglio comunale delle città, la mafia sarà sempre più forte e la democrazia sempre più debole.

Ci aspettiamo qualcosa di simile tra i temi presenti nel discorso di insediamento di Sergio Mattarella; perché un siciliano che non parla di mafia è un siciliano che la vuole nascondere, e non si può essere rappresentanti delle istituzioni se non si pone una moralità anti-mafiosa, che sia un monito per la società intera. Sarà conseguente che il governo potrà riprendere con coerenza una forte lotta alla mafia, che deve essere innanzitutto politica e morale, per essere poi anche giudiziaria e “militare”.

I sette anni di presidenza Mattarella non saranno certamente sufficienti a debellare la mafia, ma dovranno essere caratterizzati da un’opera costante di moralizzazione, che deve essere tra le più alte prerogative del più alto colle.

Autore: admin

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