Mi. Bon.*- Mattarella Presidente. E il ritorno della ‘balena bianca’

 

 

Mattarella Presidente*

 

 

E IL RITORNO DELLA ‘BALENA BIANCA’

Eletto al quarto scrutinio con larga maggioranza di voti-Le sue prima parole“ll mio pen­siero va soprat­tutto e anzi­tutto alle dif­fi­coltà e alle spe­ranze dei nostri con­cit­ta­dini. E’ suf­fi­ciente que­sto”

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Tutto fatto: Habemus Presisente, nella persona di Sergio Mattarella, democristiano doc e giudice costituzionale (in passato, anche Ministro della Difesta e Vice Presidente del Consiglio con D’Alema).  Prima però gesto, almeno un gesto. Per la verità Ange­lino Alfano fa sapere che quello che si aspetta da Mat­teo Renzi è «un segnale impor­tante», ma in sostanza basta un qua­lun­que appi­glio che per­metta all’Ncd di tor­nare sui suoi passi e tra­sfor­mare le annun­ciate schede bian­che — se non l’uscita dall’aula, come si era addi­rit­tura ven­ti­lato in mat­ti­nata — in voti con­vinti per Ser­gio Mattarella.

Il «segnale» arriva sul fare della sera. Un «appello», veniva annun­ciato in Tran­sa­tlan­tico da espo­nenti del Pd. Un «comu­ni­cato», deru­bri­cano nel giro stretto ren­ziano. Del resto le righe ver­gate dal pre­si­dente del con­si­glio non con­ten­gono chissà quali rico­no­sci­menti agli alleati di governo: «Siamo di fronte alla con­creta pos­si­bi­lità che una per­so­na­lità auto­re­vole e sti­mata da tutti diventi il pre­si­dente della Repub­blica con un voto ampio di set­tori della mag­gio­ranza e dell’opposizione», pre­mette Renzi. Secondo i cal­coli che fanno nella sala del governo di Mon­te­ci­to­rio lo stesso pre­mier insieme allo stato mag­giore del Pd, la can­di­da­tura Mat­ta­rella dispor­rebbe infatti già di numeri age­voli, gra­zie anche all’eterno richiamo della fore­sta demo­cri­stiana che risuona fin nelle file for­zi­ste. Ma, pro­se­gue il premier-segretario, «non è una que­stione che riguarda un solo par­tito. Per que­sto auspico che sul nome di Mat­ta­rella si deter­mini la più ampia con­ver­genza pos­si­bile per il bene comune dell’Italia».

A una con­ver­genza più ampia rispetto a quella di par­tenza ha in effetti inte­resse lo stesso Renzi, che anche sol­tanto con un patto del Naza­reno com­pro­messo (almeno in appa­renza), rischie­rebbe di tro­varsi in dif­fi­coltà non solo sulle riforme, ma, almeno a palazzo Madama, sull’attività par­la­men­tare quo­ti­diana, age­vo­lata da un’opposizione for­zi­sta non certo bat­ta­gliera. Ma appunto, non è esat­ta­mente un appello quello che, nel fac­cia a fac­cia con il suo mini­stro dell’interno che pre­cede il comu­ni­cato di pace, il pre­si­dente del con­si­glio rivolge a Alfano. Gli Ncd con­te­stano al pre­mier un «errore di metodo», nella par­tita del Qui­ri­nale, non il nome in sé, ma la man­cata con­di­vi­sione di quel nome.

Accusa che Renzi riversa invece sull’alleato. E’ lui ad aver sba­gliato — è il rim­pro­vero — andando a sal­dare un asse con Sil­vio Ber­lu­sconi per l’elezione del pre­si­dente, invece di con­di­vi­dere una discus­sione all’interno della sua mag­gio­ranza. E’ lui ad aver com­bi­nato un pastic­cio. E poi come è pos­si­bile che tre mini­stri non votino il pre­si­dente della repub­blica, e uno di que­sti mini­stro degli interni, per giunta, cioè lo stesso Alfano. Una cosa mai vista. Dun­que, nella migliore delle ipo­tesi, per gli Ncd, si scor­dino come minimo il Vimi­nale. La peg­giore sono, come da con­sueta minac­cia ren­ziana, le ele­zioni anti­ci­pate. E già nei capan­nelli si ipo­tizza per­sino un ritorno alle urne con l’Italicum per la Camera e il Con­sul­tel­lum per il senato. Il tam tam di Mon­te­ci­to­rio fa arri­vare anche la voce di una pre­sunta tele­fo­nata del pre­si­dente eme­rito Gior­gio Napo­li­tano a Ange­lino Alfano per con­vin­cerlo a riflet­tere e a votare infine per Ser­gio Mat­ta­rella. Ma in ogni caso Alfano va a col­lo­quio con Renzi — in una gior­nata per lui tor­men­ta­tis­sima, con un par­tito spac­cato tra ri-berlusconiani e neo­ren­zi­sti, — già pronto alla resa. Ma chie­dendo appunto al pre­mier che gli offra un appiglio.

L’appiglio arriva, Renzi tele­fona a Alfano men­tre Roberto For­mi­goni sban­diera l’appello di palazzo Chigi come un impor­tante gesto che «ripara all’errore di metodo ini­ziale, togliendo a Mat­ta­rella quell’aura di uomo solo del Pd, senza atten­zione agli alleati di governo». «Si va verso una solu­zione posi­tiva», si fa sapere dagli alfa­niani in attesa che que­sta mat­tina sia sciolta for­mal­mente la riserva dall’assemblea dei grandi elet­tori di Area popo­lare. Men­tre per assi­cu­rare il loro sì a Mat­ta­rella attra­verso un comu­ni­cato, undici sena­tori del gruppo Ncd-Udc, non aspet­tano l’ennesima riu­nione uffi­ciale. Quella pre­vi­sta per le otto di sera e poi slit­tata alle nove è infine rin­viata alle otto di que­sta mat­tina, per­ché Alfano è attac­cato al tele­fono con Ber­lu­sconi. Che a sua volta aveva anche rice­vuto una tele­fo­nata di rim­pro­veri da Renzi, che si sarebbe detto pronto a andare avanti sulle riforme anche senza Forza Ita­lia. Altri tor­menti, altre spac­ca­ture, quelle for­zi­ste che alla fine — tocca annun­ciare a Renato Bru­netta — si river­se­ran­noi su una scheda bianca, al netto dei «fran­chi votatori».

A fine gior­nata l’azzardo di Renzi, la scelta di tenere unito il par­tito e di eleg­gere il pre­si­dente con la sini­stra a costo di rom­pere con la destra, si trasforma  in bingo: alle ore 13 del 31 gennaio 2015 Laura Boldrini annuncia emozionata   l’elezione di Sergio Mattarella al soglio del Quirinale. Il dodicesimo ad insediarsi, dopo Enrico De Nicola. Al dunque: contrordine compagni e bentornata all’ imperitura e gagliardamente italica   ‘Balena Bianca’ (*ilmanifesto.it)

Autore: admin

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