Sauro BORELLI- Turner il visionario (nel nuovo film di Mike Leigh)

 

 

Il mestiere del critico

 

 

TURNER IL VISIONARIO

Nel nuovo   film di Mike Leigh

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Mike Leigh, cineasta pluripremiato a Cannes, Venezia e a Hollywood, dopo eclettici cimenti di una prestigiosa carriera di oltre quarant’anni, ha scelto, nella piena maturità dei suoi 72 anni, di affrontare in modo resoluto e tutto immediato la vicenda esistenziale e artistica di Joseph Mallord William Turner (1775-1851), pittore volitivo e originale che della sua vita, della sua espressività fece una sorta di unicum in contrasto, il più delle volte, con l’aria del suo tempo e, in ispecie, con le tendenze consolidate di una visualità convenzionale e corriva.

Contrariamente al prevedibile, scontato ritratto del personaggio eponimo, peraltro, prospettato nel suo periodo più brillante e risaputo – dal declinante ‘700 alla prima parte dell’’800 – Mike Leigh ha  scelto rigorosamente quello scorcio della vita di Turner (e conseguentemente della sua personalissima creatività) che dal 1828 alla sua scomparsa (nel 1851) lo vedrà via via al colmo del suo successo e, altresì, del suo progressivo richiudersi in un’ossessiva ricerca luministica e drammatica del colore, dei temi cupi, delle suggestioni paesaggistiche di una natura torva (esemplare in questo senso il corrusco quadro Tormenta di neve).

In questo contesto, poi, Leigh punta soprattutto nel disegnare la fisionomia rude, il carattere bilioso di Turner secondo un’individuazione grintosa, poco gradevole del personaggio in questione. Tanto da renderlo inurbano anche al di là tanto delle alterne esperienze artistiche sempre e comunque vissute con ribalda energia, quanto di quelle esistenziali. Non a caso, la parabola privatissima e domestica di Turner si snoda per diversi decenni tra le vessatorie condizioni cui costringe a vivere la succuba domestica (fino a sodomizzarla brutalmente) quanto con alcune donne che, per quanto devote, il grande artista non si perita di strumentalizzare cinicamente.

Da mettere in conto, per di più, che questo treno di vita tutto egocentrico, intollerante di qualsiasi consiglio, Turner lo percorre fanaticamente posseduto dall’imperativo categorico della sua pittura, più e più volte praticata con dedizione insieme innovatrice e originalmente ispirata.

Già assurto all’onore dell’allora prestigiosa Accademia d’Arte, il Nostro non esita a ironizzare sarcasticamente sulla pittura del contemporaneo Constable e sui primi indizi della stagione romantica dei fantasiosi “preraffaeliti” inglesi. Inoltre, curioso delle novità creative di quella stessa epoca, Turner guarda con meschina preoccupazione alla prime sortite dei dagherrotipi e della fotografia nelle loro fasi iniziali.

Tutto ciò si dispiega nella nuova fatica di Mike Ligh secondo un ritmo sapiente ed una figurazione preziosa che attornia il bravissimo Timothy Spall (appunto, un irsuto, scontroso Turner, bofonchiante e villano fino all’intollerabile) di un concerto di comprimari affiatatissimi, sino a toccare una rappresentazione perfetta, per quanto odiosamente indisponente nella sua drammaturgia spietata dei fasti, dei nefasti di un personaggio geniale ma umanamente repulsivo.

D’altronde, scopo presumibile del proposito di Mike Leigh di riproporre la silhouette poco simpatica  di Turner non è stato tanto proporre un apologetico ritratto dell’artista, quanto piuttosto esplorare senza alcun riguardo né soggezione di sorta l’avventura esistenziale, certo ruvida e odiosa, di un personaggio (benché scostante) di grande, indiscusso valore proprio per la sua pittura al contempo nuova e visionariamente intensa.

Per dire, ad esempio, dell’indocile vena ispiratrice di Turner, significativo risulta l’episodio dei tempestosi rapporti che egli ebbe con gli ambienti pittorici ufficiali del suo tempo: “Aggregato all’Accademia nel 1799, socio dal 1802, Turner cominciava a parer troppo ardito a un pubblico ancorato al gusto classicheggiante del paesaggio nobilmente sereno, composto, ‘finito’; così egli sospese l’invio delle proprie opere all’Accademia, allestendone l’esposizione in una sua galleria”. Certo, Turner era senz’altro un visionario. Ma, indubitabilmente, dalla vista lunga.

Autore: admin

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