Giuseppe GIULIETTI – Alexis TSIPRAS* – Vittoria di Syriza. Mai più Colonnelli (evitando il trionfalismo)

Da Atene*
MAI PIU’  COLONNELLI
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Vittoria di Syriza- Una bella serata di speranza e ritrovato vigore per la vera democrazia in Europa
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Nessun trionfalismo. Prudenza consiglia di attendere il risultato finale per comprendere quantita e qualità della successo di Syriza in Grecia, in particolare per valutare la effettiva consistenza della maggioranza parlamentare e le eventuali alleanze.

Nel pieno rispetto di ogni posizione, ci sembra doveroso tentare alcune riflessioni a caldo. Con buona pace di chi aveva decretato la fine delle categorie di destra e di sinistra, il risultato elettorale ripropone la dialettica tra conservazione e progresso, tra difensori dell”ordine costituito e delle relative disuguaglianze e chi tenta la difficile  strada della equitá, della solidarietá, della tutela dei diritti sociali e civili.

Attorno a Syriza, persino oltre la forza del suo progetto, si sono ritrovate milioni di persone stanche di ” Pensiero unico” e di una idea di Europa ridotta alla sola dimensione finanziaria, incapace di ascoltare il malessere sociale e le crescenti povertá.

Il voto a Tsipras non ha nulla a che vedere con quei movimenti che hanno fondato e fondanoi loro successi sul populismo, sulla xenofobia, sulla paura di forma di differenze e diversitá.

Non a caso, nella sede dell’ Europarlamento, i suoi deputati hanno scelto di stare nel gruppo della sinistra e non in quello delle destre o degli euroscettici.

Questo voto segnala anche la riaffermazione della dignità contro il terrorismo politico e mediatico di chi aveva invitato i greci a non dare il consenso a Syriza. Il ricatto è fallito, e questo è un bene anche per tutto il popolo europeo e per chi, nelle prossime settimane, dovrá recarsi alle urne, a cominciare dagli spagnoli e dai portoghesi.

Dal momento che Tsipras ha sempre detto di voler restare in Europa, ma anche di voler ricontrattare il debito ed esaltare i diritti sociali previsti nei trattati comunitari, questo non potrá che rafforzare chi, in Europa,ha avviato una difficile mediazione con i fanatici della austerità, Italia compresa.

La strada sarà lunga e difficile, gli ostacoli non mancheranno e verranno giorni senza feste, ma intanto è crollato il muro della sfiducia, della rasegnazione, della impossibilita del cambiamento, della assenza di progetti realmente alternativi.

Comunque la si pensi questa é davvero una bella serata per chi crede nella società aperta, nella alternativa tra schieramenti diversi, nella libera circolazione delle opinioni e delle persone, di qualsiasi fede, etnia e colore.

Hanno vinto quelli che vogliono costruire i ponti, hanno perso i costruttori dei  muri, gli inquinatori dei pozzi della civile convivenza.Dal momento che, nei mesi scorsi, abbiamo spesso ospitato le voci dei giornalisti e dei dipendenti della Tv pubblica greca Ert, chiusa a colpi di cariche della polizia dal governo di destra guidato da Samaras, non possiamo che associarci alla loro gioia per la sconfitta di chi aveva confezionato un odioso “Bavaglio in salsa greca” (*Articolo21)

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Proponiamo un estratto delle dichiarazioni di Alexis Tsipras al giornale on line Huffingtonpost.it (che ringraziamo)

La Grecia si trova sull’orlo di un cambiamento di portata storica. SYRIZA non è più soltanto una speranza per la Grecia e per i greci. Rappresenta anche l’attesa di un cambiamento di rotta per tutta Europa. Perché a meno che non cambi la propria politica, l’Europa non uscirà dalla crisi, e la vittoria di SYRIZA alle elezioni del 25 gennaio non farà che rinvigorire le forze del cambiamento. Perché il vicolo cieco della Grecia è il vicolo cieco dell’Europa di oggi.

Il 25 gennaio il popolo greco verrà chiamato a cambiare la storia col proprio voto, a disegnare uno spazio di cambiamento e di speranza per tutti i popoli d’Europa, condannando i fallimentari memoranda dell’austerity, e dimostrando che quando la gente lo vuole, quando osa, e quando vince la propria paura, le cose possono cambiare.

In Grecia l’attesa di un mutamento politico ha già cominciato, da sola, a cambiare le cose in Europa. Il 2015 non è il 2012.

SYRIZA non è l’orco, né la grande minaccia per l’Europa, quanto piuttosto la voce della ragione. È la sveglia che desterà l’Europa dal letargo e dal sonnambulismo. Ecco perché SYRIZA non viene più considerata un grave pericolo, come nel 2012, bensì come uno stimolo al cambiamento. Da tutti?

Non da tutti. Una piccola minoranza, che trova il suo centro nella leadership conservatrice del governo tedesco, e in una parte della stampa populista, insiste nel riciclare vecchie storielle e leggende sul Grexit.

Ma così come il signor Samaras in Grecia, non riescono a convincere più nessuno. Ora che i greci hanno esperito il suo governo, riescono a distinguere le menzogne dalla verità.

Il signor Samaras non offre alcun programma, se non la prosecuzione del fallimentare memorandum d’intesa dell’austerity. Ha impegnato se stesso e gli altri ad effettuare ulteriori tagli agli stipendi e alle pensioni, e ulteriori aumenti delle imposte, all’interno di una cornice di riduzioni salariali e super-imposizioni fiscali accumulatesi per sei interi anni. Chiede ai cittadini greci di votare per lui di modo da poter applicare il nuovo memorandum. E siccome si è votato all’austerity, lui proprio non riesce a interpretare il rifiuto di questa politica fallimentare e distruttiva se non come un presunto gesto unilaterale.

In sostanza sta occultando il fatto che la Grecia, in quanto membro dell’Eurozona, si è impegnata nel raggiungimento di alcuni obiettivi, e non piuttosto nella valutazione degli strumenti politici necessari al loro raggiungimento.

È per questa ragione che, a differenza del partito di governo Nea Dimokratia, davanti al popolo greco SYRIZA si è assunta l’impegno di applicare, sin dai primi giorni di quella che sarà la sua amministrazione, uno specifico programma efficiente in termini di costi e fiscalmente equilibrato, il “Programma di Salonicco”, e ciò indipendentemente dal negoziato coi nostri finanziatori.

Attraverso una serie di azioni mirate per arginare la crisi umanitaria. Attraverso una giustizia fiscale, così che a quell’oligarchia finanziaria che dai quattro anni della crisi non è stata neanche sfiorata, toccherà finalmente pagare. Attraverso un piano per il rilancio dell’economia, la lotta a un tasso di disoccupazione senza precedenti e un ritorno alla crescita.

Attraverso riforme radicali nel modus operandi dello Stato e del settore pubblico, perché il nostro obiettivo non è quello di tornare al 2009, quanto di cambiare tutto ciò che ha spinto il Paese sull’orlo di una bancarotta economica, ma anche morale.

Il clientelismo; uno stato ostile ai propri cittadini; l’evasione fiscale; l’elusione fiscale; i fondi “neri”; il contrabbando di carburante e tabacco; questi sono solo alcuni degli aspetti di un sistema di potere che ha governato il Paese per parecchi anni. Questo è il sistema che ha portato il Paese alla disperazione, e oggi continua a governare in nome dell’emergenza nazionale, e nel timore della crisi.

In realtà, però, questo non è timore della crisi, ma paura del cambiamento. Quella paura e quel senso di colpa dell’establishment che hanno portato il popolo greco a una tragedia senza precedenti.

Quanto a coloro che se ne sono resi responsabili, se questi hanno la pur minima cognizione delle antiche tragedie greche, avranno motivo di temere, perché dopo la hýbris viene la nemesi e la catarsi!

Ma il popolo greco così come quelli europei non avranno niente da temere. Perché SYRIZA non vuole il crollo bensì il salvataggio dell’euro. E per i suoi Stati Membri salvare l’euro sarà impossibile, finché il debito pubblico è fuori controllo.

Il problema del debito non è soltanto greco, ma europeo. E l’Europa nel suo insieme è in debito di un dibattito, e della ricerca di una soluzione europea sostenibile.

SYRIZA e la Sinistra Europea sostengono che nella cornice di un accordo europeo, la stragrande maggioranza del valore nominale del debito pubblico debba essere cancellata, bisognerà imporre una moratoria sulla sua restituzione, e bisognerà introdurre una clausola per la crescita che si occupi della parte rimanente del debito, così da poter impiegare le rimanenti risorse per la crescita.

Noi rivendichiamo condizioni di restituzione che non portino il paese a soffocare nella recessione, e non spingano la gente verso la disperazione e la povertà.

Abbracciando una posizione secondo la quale il debito greco sarebbe sostenibile, il signor Samaras fa del male alla Grecia. Non si limita ad abbassare l’asticella del negoziato, ma rifiuta del tutto il negoziato. Del resto se uno ammette che il debito è sostenibile, e che il memorandum è una “storia di successo”, che c’è da negoziare?

Di fronte al futuro europeo siamo oggi in grado di distinguere due strategie diametralmente opposte. Da una parte c’è il punto di vista del signor Schäuble, secondo il quale, indipendentemente dal fatto che leggi e i principi concordati funzionino, dovremmo continuare ad applicarli. Dall’altra c’è la strategia del “costi quel che costi” — espressione adoperata per la prima volta dal capo della BCE — per salvare l’euro. In realtà, le imminenti elezioni greche rappresentano uno scontro fra queste due diverse strategie.

Sono convinto che sarà quest’ultima a prevalere, per una ragione ulteriore. Perché la Grecia è il paese di Sofocle, che con l’Antigone ci ha insegnato che esistono momenti in cui la legge suprema è la giustizia.

(Traduzione di Stefano Pitrelli)

Autore: admin

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