Sauro BORELLI- In viaggio verso il nulla (“Sill Alice”, un film di Glatzer e Westmoreland)

 

Il mestiere del critico



IN VIAGGIO VERSO IL NULLA

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“Still Alice”, il nuovo film del duo Glatzer – Westmoreland

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Julianne Moore, recente Globo d’oro come migliore attrice, ha ipotecato la conquista dell’analogo titolo nella lotteria degli Oscar con l’interpretazione di Still Alice nel ruolo impervio di Alice Howland, una reputata professoressa di linguistica (alla Columbia University di New York) repentinamente colpita da una forma rara del morbo di Alzheimer e, presto, impedita di svolgere ogni attività fisica e, ancor peggio, mentale. E’ concentrato qui il dramma fondo che sostanzia il film Still Alice – scritto, sceneggiato, realizzato dal duo Glatzer-Westmoreland rifacendosi al romanzo della neuroscienziata Lisa Genova dal titolo Perdersi –, esplorazione strenua, disperata che, appunto, l’eroina eponima compie attraverso momenti e fasi di un’incalzante destinazione verso il nulla, l’autoannientamento.

Una tematica, questa, per sé sola circoscritta all’ambito di sensazioni, emozioni estreme che esclusivamente con una dedizione e un imprinting rigoroso può assumere sullo schermo la misura, l’intensità di una vicenda esistenziale portata al limite dell’autentica tragedia. Ebbene, Julianne Moore, attrice come si sa eclettica, sensibilissima ha trovato in sé, nella propria collaudata maestria simili risorse, tanto da rendere smagliantemente “leggibile” la fisionomia dolente, i passi laceranti di una dissoluzione annunciata.

C’è in tale contesto il corollario affettivo, psicologico, emozionale che attornia (efficacemente) il divenire in negativo rappresentato, giorno per giorno, dal declino progressivo delle condizioni di Alice, sempre e comunque determinata come sa, come può a contrastare il male che l’ottunde, la trascina via via verso il nulla. Ma vani risultano gli sforzi di Alice, anche con il soccorrevole aiuto del pur volitivo marito, in parte preso dal suo lavoro, e dalle affettuose attenzioni dei figli, intenti a vivere comunque la loro vita. Soltanto la riottosa figlia Lydia si dimostrerà, in definitiva, la più solidale e vera soccorritrice della madre ormai agli estremi della sua inesorabile malattia.

Film tutto girato con nitore e calibratura essenzialissimi, Still Alice prospetta e risolve in un esemplare psicodramma la storia di una donna e della sua famiglia incappati nella imprevedibile dissipazione di tutti i loro pensieri, le loro consuetudini perché travolti dall’imponderabile destino delle cose umane. E proprio per questo il dramma di Alice, al di là persino degli affetti più saldi, si risolve nella struggente abdicazione di tutto ciò che già un’esistenza ricca di conquiste intellettuali, di relazioni sociali prestigiose, di riconoscimenti lusinghieri, quali appunto hanno costellato il passato della stessa Alice ormai persa nell’indistinto oblio del male incontrastabile.

Ovvio, che per reggere tanta e tale pregnanza di senso, di significati occorreva un team di attori dalla ineccepibile professionalità. In questo senso, la portentosa prova di Julianne Moore, sempre in campo nel divenire della vicenda prospettata senza patetismi di sorta né alcuna facile indulgenza melodrammatica, traina quasi meccanicamente il fervore, la bravura dei restanti interpreti dei ruoli maggiori: da Alec Baldwin (il marito) a Kristen Stewart (la figlia più giovane).

Per dire quanto e come Julianne Moore risulti, a conti fatti, determinante per la splendida riuscita del film, Still Alice, basta citare quel che Wash Westmoreland ha ritenuto di dover dire sul suo conto: “E’ un’attrice davvero speciale, incredibilmente intelligente, ma anche emotiva, vulnerabile… Ha fatto molte ricerche sulla malattia inglobando di volta in volta nella sceneggiatura le cose che scopriva e imparava creando nuovi dialoghi, con la libertà di inventare rispetto al libro…”. Più di così: l’Oscar dovrebbero darglielo di rigore

Autore: admin

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