Franco LA MAGNA- Dal cinema ‘invisibile’ (“Sul vulcano”, un film di Gianfranco Pannone)


Cinema    Lo spettatore accorto



DAL CINEMA ‘INVISIBILE’


“Sul vulcano”,  un film di Gianfranco Pannone

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Un fatalismo attivo, una rassegnazione consapevole, domina la storica ostinazione delle migliaia di partenopei abbarbicati sulle pendici dell’incombente e pericolosissimo Vesuvio,  tutt’intorno devastato dalla “concentrazione demografica più alta d’Europa”, come spiega una guida agli atterriti ed esterrefatti turisti. Croce e delizia d’un orrido e meraviglioso lembo di Campania, il gigante Vesuvio è al centro della riflessione “morale” dell’ultimo documentario del regista Gianfranco Pannone (anche soggettista e sceneggiatore, insegnante al DAMS, all’Università degli Studi Roma 3 e al Centro Sperimentale di Cinematografia, saggista e autore)  napoletano trapiantato a Roma, Pannone decifra – attraverso alcune emblematiche figure ricorrenti (una giovane cantante neomelodica, una floricultrice, Matteo) ed altri locali – il rapporto degli stanziali con il vulcano, da sempre ondeggiante tra la non rimossa – ma latente – paura del risveglio e la cognizione d’un privilegio ambientale, quello di vivere in un territorio (per quanto sfregiato dalla lebbra cementizia) pressoché unico al mondo.

Linguisticamente interessante la sfasatura tra intervista e immagine (spesso gl’intervistati vengono mostrati con la loro stessa voce fuori campo) – prodotto da RAI Cinema, Istituto LUCE e Blue Film – “Sul vulcano” gode (oltre che dell’apporto di terrificanti immagini di repertorio sulle distruzioni compiute dalle eruzioni) dell’apporto letterario corale di una serie di scrittori che sul Vesuvio hanno scritto pagine appassionate e indimenticabili componimenti – da Plino il giovane a Curzio Malaparte, da Matilde Serao a Giacomo Leopardi – recitate sempre fuori campo da una nutrita pattuglia di sperimentate voci narranti (Toni Servillo, Donatella Finocchiaro-nella foto-, Fabrizio Gifuni, Leo Gullotta, Iaia Forte, Enzo Moscato, Renato Carpentieri, Aniello Arena) e d’una triade di “testimoni” (Maria Perfetto, Matteo Fraterno e Yole Loquercio).

Non sottovalutate le annose problematiche sociali (disoccupazione, droga, delinquenza…) d’un’area metropolitana sempre più vicina al collasso. Distribuzione claudicante nelle sale cinematografiche (come spessissimo avviene per il documentarismo, nonostante la resurrezione del genere negli ultimi tre lustri), ma visibilità assicurata al grande pubblico con alcuni sicuri passaggi televisivi futuri.

Autore: admin

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