Sauro BORELLI- L’epopea di Mosè (“Exodus-Dei e Re”, un film di Ridley Scott)



Il mestiere del critico

 


 

L’EPOPEA DI MOSE’

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Il nuovo film di Ridley Scott “Exodus – Dei e Re”

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John Ford, uno che di cinema (e di tant’altre cose) se ne intendeva, ebbe a dire, assiomaticamente, che tra la realtà e la leggenda, il meglio è scegliere quest’ultima, costi quel che costi. Ridley Scott che, quanto a cinema non è meno attrezzato del grande Ford, risoluto a evocare quello scorcio capitale del Vecchio Testamento incentrato sull’epopea legata alla fisionomia autorevole del carismatico Mosè (a suo tempo “eternata” dal magniloquente Cecil B. De Mille con I dieci comandamenti), si è tenuto per intesa quella vecchia asserzione.

Conseguentemente, strutturata un’impresa mastodontica colma di fulgori, clamori, colori spropositati, appunto Mosè – Dei e Re, si è dato a illustrare come meglio credeva le gesta, i sentimenti, le peripezie dell’eroe eponimo, ben fiancheggiato da sterminate folle di schiavi ebrei e dei loro spietati dominatori egizi lanciati, gli uni e gli altri (all’incirca nel 1300 a.C.), ad annientarsi vicendevolmente, assistiti, i primi, da monarchi e divinità inetti e, i secondi, da un iddio misterioso e vendicatore che in Mosè incarna la propria dispotica volontà.

In Exodus ci sono tutti i fatti, le vicende, i personaggi di una ormai consolidata tradizione biblica – Mosè, fratello adottivo del predestinato nuovo faraone, Ramses, poi nemico acerrimo e profeta in armi del popolo ebreo, si avventura nell’azione di liberare dal giogo egizio, fino a intravvedere i luoghi della Terra Promessa – e, in più, c’è l’intiera farragine delle esperienze guerresche (gli egizi contro gli ittiti; e, ancora, la persecuzione di Ramses contro gli ebrei; infine la calamità delle mostruose sette piaghe scatenate, per rappresaglia, da un dio inesorabile contro gli egizi impotenti).

Si avverte in questa folta materia “archeologica” l’intento significativo di dare corpo e senso plausibili a tante storie più o meno fondate; ma il proposito più tangibile di Ridley Scott – che qui profonde tutta la sua sapienza espressiva e il collaudato mestiere di cineasta provetto – sembrerebbe proprio quello, certamente arduo, di “aggiornare” per quel che è possibile uno scenario quantomai antico per riproporlo oggi in termini e moduli di maggiore e più attuale dimensione razionale. Ad esempio le terribili piaghe inflitte agli egizi come tant’altri prodigi (il ritiro delle acque del Mar Rosso, lo scatenarsi della tregenda naturalistica, l’improba fatica degli ebrei in fuga) prospettati come causa ed effetto di cataclismi climatici, di concomitanti esasperazioni di scontati fenomeni atmosferici.

Certo, l’impianto generale si fa incalzante, persuasivo grazie all’efficace supporto del 3D e, ancor più, per la perfetta resa di un cast di attori di calibrata bravura da Christian Bale (Mosè) a Joel Edgerton (Ramses); ai pur fugaci ma azzeccati comprimari John Turturro (il faraone padre), Sigourney Weaver (moglie e madre regale); ai restanti interpreti: Maria Valverde, Brian Cranston, Ben Kingsley. In effetti, Exodus si potrebbe considerare – a parte il dualismo menzionato tra realtà e leggenda – come una sorta di compendio (colorato e movimentato ad arte) di un’epoca, di una storia seppure di problematica consistenza ancora e sempre emblematica delle umane avventure.

Rivelatore a questo proposito, quel che ebbe a mostrare lo stesso Ridley Scott ad un’anteprima dello stesso film: “… più che un filmmaker sembrava un professore. Invece di sottolineare azione, dialoghi e scenografie – oltretutto esaltate dall’uso del 3D – inquadrava ogni immagine nel suo contesto storico: la potenza economica e geografica dell’Egitto, il crocevia di culture tra Africa Medio Oriente e Europa, la ricerca del bello, l’efferata crudeltà, l’ossessione per la vita, ma anche per la morte…”.

Autore: admin

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