Giuliana SGRENA- Greta e Vanessa libere. E ne siamo felici

 

Le  polemiche  del giorno dopo*

 

GRETA E VANESSA LIBERE. E NE SIAMO FELICI

Vanessa e Greta, cosa non torna nella loro storia: le quattro accuse di Belpietro

Libere. Le critiche e le calunnie non mancheranno, ma le due cooperanti hanno resistito a sei mesi di prigionia e sapranno superare accuse infamanti di chi specula sui riscatti pagati per gli ostaggi ma non protesta per le spese molto più ingenti sostenute per comprare armamenti e per alimentare le guerre che devastano paesi e provocano esodi di massa di popolazioni

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Vanessa Mar­zullo e Greta Ramelli libere! «Pre­sto saranno in Ita­lia», nel pome­rig­gio la con­ferma della Far­ne­sina. Men­tre scri­viamo dovreb­bero già essere in Tur­chia. Ma la noti­zia della libe­ra­zione era stata già dif­fusa prima da fonti dell’opposizione siriana, com­preso il Fronte al Nusra (citato da al Jazeera) che le aveva in ostaggio.

Alle prime indi­scre­zioni, l’esultanza per una noti­zia tanto attesa e desi­de­rata è fre­nata dalla con­sa­pe­vo­lezza della deli­ca­tezza dei momenti che pre­ce­dono la libe­ra­zione. O forse anche dall’angoscia che ci ha para­liz­zato di fronte alle azioni ter­ro­ri­sti­che di Parigi. È come se quel dolore ci man­te­nesse in un limbo in cui è dif­fi­cile pro­vare gioia.

E invece la libe­ra­zione di Greta e Vanessa rap­pre­senta quasi un riscatto per chi non vuole ras­se­gnarsi alla bar­ba­rie, all’orrore. Le due gio­vani erano state rapite il 31 luglio scorso, durante una mis­sione uma­ni­ta­ria, e solo alla fine di dicem­bre un video ci aveva ras­si­cu­rate: erano ancora in vita. Ora sono anche libere, gra­zie evi­den­te­mente all’abilità di chi ha con­dotto la trattativa.

Noi siamo felici per­ché abbiamo tre­pi­dato ogni giorno pen­sando all’orrore di una pri­gio­nia nelle mani di gruppi jiha­di­sti che ti potreb­bero ucci­dere da un momento all’altro.

La gene­ro­sità e l’altruismo che le aveva por­tate den­tro l’inferno siriano per un’azione uma­ni­ta­ria sono un segno di distin­zione den­tro un mondo sem­pre più indif­fe­rente alle tra­ge­die che tra­vol­gono paesi tanto vicini al nostro. Per­sino la loro inge­nuità – cri­ti­cata da molti – oggi ci appare sotto un’altra luce, per­ché sap­piamo che non è costata loro la vita.

Non man­che­ranno le cri­ti­che di coloro che non vogliono la trat­ta­tiva per sal­vare gli ostaggi, di coloro che riten­gono che le donne dovreb­bero star­sene a casa e non occu­parsi di lavori «da uomini». Sap­piamo che le donne sono un obiet­tivo facile da col­pire anche quando hanno vis­suto espe­rienze dram­ma­ti­che. Le cri­ti­che e le calun­nie non man­che­ranno, ma Vanessa e Greta che hanno resi­stito a sei mesi di pri­gio­nia sapranno supe­rare accuse infa­manti di chi spe­cula sui riscatti pagati per gli ostaggi ma non pro­te­sta per le spese molto più ingenti soste­nute per com­prare arma­menti e per ali­men­tare le guerre che deva­stano paesi e pro­vo­cano esodi di massa di popo­la­zioni. Sono gli stessi che vor­reb­bero anche respin­gere i pro­fu­ghi quando appro­dano in con­di­zioni ter­ri­bili sulle nostre coste.

La «for­tuna» delle due coo­pe­ranti dell’associazione Hor­ryaty è di non essere finite nelle mani dello Stato isla­mico in Iraq e nel Levante (Isil) che ha rea­gito vio­len­te­mente alla libe­ra­zione di Greta e Vanessa. Non che i jiha­di­sti del Fronte al Nusra siano meno vio­lenti ma almeno non hanno fatto dei video di ostaggi sgoz­zati lo stru­mento della loro cam­pa­gna di reclu­ta­mento e di finanziamento.

Insieme a Vanessa e Greta vor­remmo vedere tor­nare anche padre Paolo Dall’Oglio. Dovremo aspet­tare ancora, ma padre Dall’Oglio è un ostag­gio impor­tante e que­sto ci dovrebbe ras­si­cu­rare sulla sua salvezza. (*ilmanifesto)

Autore: admin

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