Francesco NICOLOSI FAZIO- La domenica del villaggio (Eduardo e “Casa Cupiello”. Teatro di via Tezzano, Catania)

 

 

 

Il mestiere del critico

 


LA DOMENICA DEL VILLAGGIO

Eduardo De Filippo

“Natale in casa Cupiello”

Di Eduardo De Filippo.   Regia: Laura Giordani e Saro Stella.   Con: Gino Epaminonda, Laura Giordani, Daniele Lombardo, Serena Guzzardi, Saro Stella, Mario Scirè, Francesca Di Stefano, Marco Cutrona, Angelo Pappa, Vera La Rosa, Nuccia Caracciolo, Giovanni Leonardi, Valerio Iudica, Simona Sciuto, Giulia Stella. Teatro di via Tezzano, Catania.

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Il “Teatro di via Tezzano” è una deliziosa struttura ben articolata, nel cuore del centro storico catanese. Una accattivante stagione riempie la capiente platea di felici spettatori, in una città che ha il teatro nel sangue e di teatralità, in senso lato, vive.

Rivisitare Eduardo è un bel obiettivo; la magica lingua siciliana consente di operare una semplice ed efficace rivoluzione, appropriarsi di una comicità dolente, che invece così esplode, forse meglio che nell’originale partenopeo. Illustre precedente catanese quello di Tuccio Musumeci nel “Non ti pago”. Altrettanto convincente Perrotta con il suo siciliano “Otello”. Non dispiace sbilanciare sul comico l’amaro testo, che, per De Filippo, assieme a “Sabato, Domenica e Lunedì”, fotografa l’incrinarsi della famiglia, nel passaggio epocale post-bellico.

Di quanti e quali presepi avremo bisogno dopo questa terza guerra  mondiale?

Il Presepio è un vero e proprio protagonista della commedia, Luca Cupiello aspetta con ansia il Natale per allestirlo. In famiglia è l’unico che lo vuole. Il tormentone: “Ti piace u presepiu?” sintetizza, con la costante risposta negativa, l’impossibilità di una unione familiare, sconvolta dai tempi. Luca è pure l’unico a non sapere dei figli infelici: Gino quasi cleptomane (qualche dipendenza?), Ninuccia sconvolta da un amore extra-coniugale. La moglie Concetta regge tutto il peso del magro menage familiare, nascondendo inutilmente le avversità. Tutto crolla nel finale del secondo atto quando, mentre il genero tradito sfida in strada a duello l’amante di Ninuccia, entra in scena Luca travestito da Re Magio, parodiando “Tu scendi dalle stelle”, nel portare doni alla sconvolta Concetta. Sul letto, forse di morte, cala il sipario sull’invocazione delirante di Luca:”U presepiu!”. Un mondo ed un’armonia perduti, forse mai esistiti, se non nella terracotta.

Quasi scontato il successo della rappresentazione catanese; un testo sempre attuale, un adattamento puntuale, bravi attori, ben diretti dal duo di regia. Questa particolare soluzione è tra le chiavi del successo, in quanto quasi sempre il regista/attore non  rende al massimo nella sua recitazione, perchè non diretta dall’occhio esterno. Un esempio dal cinema: il miglior Benigni si trova quando è diretto da altri. Esemplare il caso di “Non ci resta che piangere” dove Roberto era regista sulla carta (con Troisi), mentre era effettivamente e magistralmente diretto dal compianto Roberto Aristarco.

Pertanto accanto al perfetto Gino Epaminonda (Luca Cupiello) emerge attorialmente la bravissima co-regista Laura Giordani (la moglie), ben diretta da Saro Stella (il genero), calibrato nel ruolo. Splendidamente disarmante, nella sua naturalezza, Mario Scirè che sembra essere nato “zio in casa”, tanto adeguato al ruolo. Tutti ben assortiti i quindici (15!) attori che raggiungono la coralità nel terzo atto. Gigionesco ma azzeccato il finale folkloristico-pastorale offerto, come extra agli spettatori, dall’esibizione del gruppo dei “Peri d’alivu” (albero d’ulivo) che con poderose tonalità vocali ci ricordano i passati Natali veri, nell’antico borgo della “Civita”.

A Natale siamo tutti più buoni, ma con cautela; direi, visti i tempi politici, buoni, ma  con dosaggi omeopatici.  Non per colpa nostra, i Natali non sono più quelli di una volta, manca l’atmosfera speranzosa da “Sabato del villaggio”, atmosfera che svanisce sempre molto prima della Domenica.

Autore: admin

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