Vincenzo SANFILIPPO- “Segnali notturni”. In ricordo di Riccardo Reim

 

 

Il ricordo

 

SEGNALI NOTTURNI

Racconti di Riccardo Reim  –  Gaffi Ed. Roma

Il  5 dicembre 2014  a 61 anni, dopo una lunga malattia, Riccardo Reim, animatore della vita teatrale e culturale romana e non solo. Regista, drammaturgo, scrittore, curatore di testi spesso rari e curiosi che prestano attenzione alle sfaccettature dell’eros come dato culturale, affrontato come una sfida, ma anche  come curiosità. E’ ricordato come uno dei protagonisti della vita culturale romana, fautore di una cultura raffinata quanto eccentrica, d’avanguardia. Inscenaonline lo ricorda riproponendo il commento di Vincenzo Sanfilippo all’ultimo libro del caro amico e ‘compagno di strada’ di anni per tutti noi formativi

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Recensire un libro di racconti significa “raccontarlo” e per far questo occorre possederlo. L’approccio di lettura però è similmente  paragonabile ad un labirinto in cui è facile entrare; ma, durante l’avvincente lettura, i diversificati  percorsi dei racconti possono diventare una trappola mentale piena di rimandi. Pertanto per evitare di perdersi nei molteplici percorsi, dirò ( cosciente di una inevitabile semplificazione) cosa mi ha colpito di questi  13 racconti scritti da Reim in anni differenti e rivisti più o meno ampiamente in occasione della presente edizione. “Segnali notturni”,  “La maglietta”, e  “Sì, incoerenza” sono inediti.

L’autore sembra sconfinare continuamente, attraverso il ricorso all’associazione e l’uso della metafora, verso campi semantici affini e, dunque,  disegna per ogni oggetto descritto una sorta di mappa della sua possibile, varia ( nascosta) evidenza, verso molteplici  direzioni di un possibile sviluppo. Qualunque sia l’oggetto della descrizione, un atto, un sentimento o un pensiero, l’autore li descrive con una minuta,  ustionante fisicità dell’inventariazione dettagliata dei singoli soggetti sia nella realtà mentale che psicologica e “relazionale”.  Tanto che le voci si materializzano in pensieri, sensazioni di afrori e di sapori, miste alle tonalità di malumori, aggressività, paure, rabbie,  sospetti, ubbie, nevrosi, insonnie,  con cui ogni singolo racconto si relaziona con gli altri racconti, ogn’uno dei quali diventa un campo di indagini e dà luogo  ad una sorta di istruttoria: come nel “Caso L.” ( l’unico racconto, scritto quarant’anni dopo, scaturito da un fatto di cronaca sull’omicidio  di Ermanno Lavorini avvenuto in Versilia nel 1969) dove gli indizi, gli oggetti si riflettono nel destino individuale e collettivo in modo sconcertante e persino persecutorio, carichi di influssi su cose, atti e persone, di cui l’autore indaga  maniacalmente o tenta di chiarire il resoconto di ciò che  ricorda  o  ipotizza.

Sono personaggi fantasmatici che – consapevolmente o no – sovrappongono i loro significati alle cose perdendo di vista la realtà (anche quando si tratta di autentica cronaca giornalistica, come nel racconto “Il caso L.”), con la quale viene così a stabilirsi un rapporto indiretto, fittizio e illusorio che può finire per rivelarsi, sorprendentemente, più vero del “vero”. Prendendo a pretesto quella continua avventura dalle innumerevoli variazioni possibili che è chiamata “vita”, si riesce ad approdare – anche con serena e potremmo dire distratta indifferenza – ai più misteriosi e cruenti rituali del sesso, a indecifrabili confusioni e slittamenti, alla più totale finzione, all’estrema efferatezza, addirittura al delitto. L’attenzione è comunque “altrove”, e il mondo esterno manda tuttalpiù segnali o si esprimono attraverso indizi, tracce, frammenti paradossali e inquietanti, che sono incise sulla pagina in una scrittura-parlata, foneticamente straripante, tragica e insolente, lasciva e burlesca, a testimoniare una volta di più la vocazione teatrale dell’autore.

Gli altri racconti compresi nel titolo “Segnali ” sono un repertorio immaginifico di ossessioni e di atti compulsivi che emergono in una Roma notturna in cui i protagonisti vagano intorno ai propri fantasmi.  La scrittura “stratificata” di Riccardo Reim riflette lo specchio  fittizio e illusorio più vero del vero di una  topografia romana, dove l’oscurità rende  invisibile “ le pulsioni” di determinate persone e dunque relega la “sfera privata” ai margini di una società che funziona in base al deprecabile precetto della municipalità  capitolina: “sorvegliare e reprimere”. Pertanto le valenze letterarie di queste voci “Invisibili” del sottosuolo emergono come richiesta di visibilità, come istanza di accettazione delle proprie doppie identità, delle proprie differenze, delle peculiari specificità vissute tra la sfera “visibile” del loro ruolo sociale, contrapposta alla sfera “invisibile” e dunque irraccontabile.

Ma a raccontare questo fenomeno di vaste proporzioni, che lascia insoluti i motivi inconsci di queste logoranti, diverse inquietudini, imputabili peraltro a svariate cause fra le quali, da non sottovalutare, le nevrosi della vita contemporanea,  vi ha pensato l’autore Reim il quale, attraverso la struttura del racconto, esamina la nostra  complessa società  che ha relegato le esigenze affettive e sessuali insoddisfatte  nel “vile godimento prezzolato”,  spesso insolente, lascivo e burlesco,  da guardare in penombra e possibilmente di squincio.

Può avvenire questo perché la scrittura di Riccardo Reim riflette lo specchio fittizio e illusorio più vero del vero di una  topografia romana notturna piena di lupanari  labirintici, dove la prostituzione  soprattutto maschile divampa, e dove l’erotismo viene, dunque, indagato quale manifestazione complementare ad altri atti non meno rituali dell’esistenza da potersi, addirittura, immaginare esser, l’eros, vissuto in contemporaneità, nei risvolti della quotidianità. E perciò, un vivere la sessualità essenzialmente come linguaggio del corpo, cui la mente sublima, il senso dei “ piaceri”, da intendere soprattutto anche in senso letterario (Sade e Bataille )  e adesso  Reim, autore che indaga  l’insonnia dell’eros  notturno  come identità di sofferenza e godimento.

Sicuramente quella sorta di “incontinenza” iperrealistica dà la percezione di essere in presenza di pulsioni-polluzioni scritturali straordinarie, inestricabilmente mischiata coi diversi generi letterari  liberi di ogni convenzione o pregiudizio, non frapponendo filtri e traslati: questi, si, a loro modo perversi. Dunque un processo di accumulazione, di acquisizione della realtà attraverso un’operazione scritturale magistralmente combinata di “diari nudi” nei loro significati apparenti,  specchio dell’uomo e delle sue passioni; elementi rivelatori dei misteriosi meccanismi che regnano nell’intimo, appunto, dichiarandone l’essenza.

Autore: admin

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