Franco LA MAGNA- Anime nere (“L’amore bugiardo”, un film di David Fincher)

 

 

Il mestiere del critico


 

ANIME NERE

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“L’amore bugiardo”, un film di di David Fincher

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Di dark ladies la letteratura mondiale abbonda e di conseguenza il cinema che con la pagina scritta ha sempre avuto, fin dai primordi, un rapporto strettissimo, quasi consustanziale. Si pensi tra tutte, tanto per restare in Italia, alla diabolica Irene ( straordinaria interpretazione di Dominique Sanda, miglior interpretazione femminile a Cannes nel 1976) de “L’eredità Ferramonti” dal romanzo del dimenticato verista Gaetano Carlo Chelli trasposto in film nel 1976 da un ispirato Bolognini, che s’ingegna a rendere la protagonista ancor più rapace e malvagia di quanto non sia nel racconto di Chelli, quasi un eroina nicciana al di la del bene e del male, alla fine però castigata dalla “giustizia” trionfante di quelle da lei sprezzantemente definite “rispettabili mediocrità”. Il cinema americano, poi, di ‘anime nere’ (e ‘donne fatali’) è un vero e proprio santuario. Dalla Barbara Stenwich de La fiamma del peccato alla Sharon Stone di Basic Instinct l’impressionante rosario ne sciorina una vera e propria gragnola. Il fascino sinistro del male, spesso celato nelle persone più anonime e banali.

Così non è, tuttavia, per l’eclettico David Fincher, che spericola da Alien a Benjamin Button fino a Millennium e  Social Netwok, il quale ancora una volta non manca di sorprendere critica e spettatori attingendo abbondante materia di scandalo e preoccupazione da un osannato best-seller di Gilliam Flynn, per disegnare un ritratto a tutto tondo d’una ‘femmina folle’ (il riferimento al film di John Stahl del 1945 non è casuale), che definire satanica accresce la malvagità del Signore delle tenebre: tanto l’incredibile scaltrezza paranoica della protagonista ne spinge le azioni oltre ogni umana pietas e moralità.

Incarnazione del male non è, infatti, un’oscura casalinga d’una sperduta provincia americana bensì un’ eroina adorata da milioni di fans più o meno esagitati, l’apparentemente docile e dolcissima scrittrice di successo Amy la quale, mortalmente offesa nell’amor proprio, invece di rassegnarsi (dopo un travolgente incipit d’amour fou) al fallimento del proprio matrimonio (che tutti credono perfetto) con Nick, anch’egli docente e scrittore per quanto mediocre e pressoché sconosciuto, inscena al compimento del quinto anno di stiracchiata vita coniugale una misteriosa scomparsa, ma lasciandosi dietro una serie d’indizi (una vera e propria “caccia al tesoro”, favorendo artatamente la polizia) che fanno credere ad un efferato omicidio compiuto dal maldestro e fedifrago marito, ora odiato.

Disseminato di colpi di scena (sono fuori dal comune le capacità della paranoica ma straordinariamente lucida Amy che, compiendo un feroce omicidio e fingendo un rapimento, riesce a trasformare l’apparente disfatta – alla quale sul finire sembra destinata – nel totale trionfo del male) il pur affascinante film di Fincher pare sgorgare da una sorta di puzzle, di  pot-pourri di opere precedenti, un intrigante mélange, un collage di déjà-vu, al centro del quale, ad accendere la scintilla della vendetta, si trova la ‘causa’ (scatenante e scatenata)  più stucchevole e banale: ovvero l’esistenza d’una giuliva amante-allieva del marito, giovane e mediamente cretina (altro immancabile stereotipo).

Poi, mentre impazza il colpevolista “grande carnevale” dei media (Billy Wilder docet) orchestrato dall’eccitata conduttrice d’un programma televisivo in cerca di sensazionalismi, dopo aver seguito le tribolazioni di Nick (prima soltanto sospettato e poi accusato dell’omicidio della moglie) nella seconda parte il racconto si sposta sulla nuova vita di Amy  (hitchcockiana ‘donna che visse due volte’) rivelandone passo dopo passo il mefistofelico piano per incastrare il marito, tampinandone le mosse successive alla scomparsa (in sovraimpressione appare più volte il numero delle ore poi dei giorni successivi alla sparizione).

Nel pirandelliano carnevale della vita dove tutti mentono e tutti fingono di amarsi, mentre covano in realtà non appalesabile odio profondo e inestinguibile, il thriller di Fincher chiude con la più sconfortante delle conclusioni: il clamoroso fallimento della giustizia umana e quello del rapporto di coppia, simboleggiato da un matrimonio trasformatosi ormai in un incubo senza fine. Interpreti: Rosamund PikeBen AffleckMissi PyleSela WardNeil Patrick HarrisScoot McNairyCarrie CoonBoyd HolbrookEmily RatajkowskiKim DickensTyler PerryPatrick FugitLee NorrisKathleen Rose PerkinsCasey Wilson.

Autore: admin

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