Cristiana MARCHETTI- Oltre i verdi campi (uno spettacolo di Georgia Lepore. Teatro dei Conciatori, Roma)

 

 

Teatro         Lo spettatore accorto

 

 

 

OLTRE I  VERDI CAMPI

Foto Ufficio Stampa

Al Teatro dei Conciatori di Roma, uno spettacolo di Georgia Lepore

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Luci basse,foglie secche scricchiolanti sotto le suole,alberi sullo

sfondo,rumori echeggianti del bosco . Entrando,  dei verdi campi non

esiste traccia, mentre un bivacco al centro della scena, splendida e

coinvolgente scenografia, sembra lasciato li’ per accogliere intorno

al fuoco lo spettatore: per raccontargli una storia, di cui pero’ si

ignora ancora la drammaticita’.

Molto è stato scritto e indagato sul conflitto devastante e

sconvolgente della seconda guerra mondiale,mentre della guerra

scoppiata nei primi anni del Novecento , dove mai prima d’ora il

pianeta intero era stato coinvolto in un conflitto su larghissima

scala, si hanno  molte meno occasioni su cui riflettere ed ugualmente

indignarci.

L’autore Londinese contemporaneo Nick Withby ci da’ invece

l’opportunita’ di meditare su un periodo storico rivoluzionario per il

nostro presente,in cui le regole della guerra vengono per la prima

volta sovvertite,riespresse;  ma in cui la paura di morire,l’onore del

combattimento,la strategia, conservano sempre lo stesso atavico

codice.

Gli otto carristi inglesi descritti dall’autore e diretti dalla mano felice

di Giorgia Lepore,che ci da’ l’occasione non comune di assistere

alla descrizione della guerra vista da un ‘angolazione tutta

femminile,sono,non a caso,di diversa etnia e,dunque ,di religione ,di

impostazione morale,di ideali spesso tra loro contrapposti .

Uno di loro dira’ pero’ a sorpresa ”Siamo otto ingranaggi dello

stesso meccanismo”.Un meccanismo che proprio come il loro

cingolato tutto travolge nel suo folle cammino e che li portera’

a dover decidere tra morte certa o diserzione.

Seduti,in cerchio,meditabondi, condivideranno paure,dubbi, ideali

forse inutili e terrori incombenti,sedati da pillole e droghe che

ovattino e scardinino il senso di morte angosciante ed ingiusta che

aleggia leggera ed inquietante (non dissimile da quella recentemente

narrataci da Ermanno Olmi nel superlativo “Torneranno i prati”).

Dialoghi serrati, ma molto poetici,che si seguono con estremo

piacere, fanno riflettere su quanto possa essere crudele far

scegliere tra vita e morte a giovani vite che-

giustamente-avvertono come lontane ed incomprensibili,ineluttabili

e immorali ,decisioni dettate da un lontanissimo mondo politico.

Vite giovani sacrificate al nulla che hanno visi molto

conosciuti del mondo della televisione ,come quello di Michele

Cesari,o un intenso Marco Quaglia ,a cui, una crisi di scoramento e

terrore totale interrompe il continuo,nevrotico e ossessivo gesto di

pulirsi gli occhiali.

Altri interpreti ,meno riconoscibili,ma altrettanto bravi, mai sopra le

righe ed estremamente espressivi e concentrati si muovono

vicinissimi e quasi a contatto con lo spettatore,come Federico Lima

Roque che con ironia registica si esprime in un voluto inglese

malpronunciato che acuisce il senso di divario razziale del gruppo.

Degni di nota anche Gabriele Sabatini,sanguigno ed incisivo o

Alessandro Averone,voce calda e timbro profondo.

Ai margini della tragedia si muove ,intimidita e apparentemente

fragile, una donna francofona che non comprende il loro linguaggio,

ma che avverte emotivamente meglio di chiunque altro, la paura e

la disperazione che serpeggia il giorno prima di una battaglia che

potrebbe essere l’ultima.

Una prostituta non piu’ giovane e per questo materna e

dolcissima,una Maddalena addolorata e avvolgente,una Sonia

Barbadoro di grandissima espressivita’,ancora piu’ intensa perche’

di pochissime parole che culmineranno in un breve,ma struggente

monologo da flusso di coscienza,unico conforto e contatto che

scaldera’ il gelo della notte ed il cuore del battaglione di carristi.

Certamente non cosi’ delicata e gradita la presenza di un

giornalista,un Alberto Basaluzzo perfettamente calato nel ruolo

infido e vigliacco descritto dall’autore .Figura appartata e viscida

che creera’ sospetti ed ostilita’striscianti e poi sempre piu’ manifesti,

culminanti nel ferimento ad un orecchio da parte di uno dei carristi

dettato e amplificato dal senso di disperazione ed impotenza

respirato nella storia.

Trionfera’ nella scena finale l’intenso rapporto del “tutti per uno e

uno per tutti” garanzia di sopravvivenza nella guerra cosi’ come

nella vita.

In posizione, in  una ‘figura scenica’ di grande impatto,le otto giovani ed

eroiche: spaventate ,esaltate, addolorate anime,ai lati del carro

armato,urleranno i loro ultimi,inutili e marziali ordini di

guerra,terminando nel fango ,nel sangue e nell’oblio la loro breve

permanenza in un mondo inafferrabile ed incomprensibile.

Ed eccoli qui,ora si, i verdi campi ,davanti ai nostri occhi increduli,e

mai avezzi alle ingiustizie; e le schiene di chi,libero dalla pesantezza

di una vita e morte assurde, si dirige verso una speranza facendoci

riflettere ancora una volta sull’enorme mistero e significato del

trovarci qui,vittime spaesate ed inconsapevoli.

Autore: admin

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