Sauro BORELLI- Che magia l’amore! (“Magic in the Moonlighit”, un film di Woody Allen)

 

 

Il mestiere del critico



CHE MAGIA  L’ AMORE!

 

Il nuovo film di Woody Allen “Magic in the Moonlight”

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Ha quasi ottant’anni, ma non è ancora disposto a rinunciare all’idea che vivere è anzitutto prendere le cose alla leggera. E, ancor meglio, prospettare, attraverso il cinema, a dire la propria concezione dell’esistere, di moraleggiare o, ancora, di snocciolare garbati nonsense e graffianti apologhi che, tra una battuta spiritosa e un’alzata di talento satirico, diano una rappresentazione quanto più approssimata dell’avventura eterna di uomini e donne lanciati, in amore e in guerra, a seguire i passi di un’esistenza insieme unica e irripetibile.

E’ ciò che accade appunto anche in Magic in the Moonlight, commedia elegante, sofisticatissima dislocata nell’epoca ancora dorata degli anni Venti, tra Berlino e la Costa Azzurra, che vede in campo personaggi spiritosi tentati reversibilmente da cinismo, esosità, qualche specie d’amore in una giostra turbinosa destinata a stracciare e di volta in volta a ricostruire ostinatamente il gran gioco della vita, della più volitiva fantasia.

Quarantaquattresimo film della prolifica carriera di Woody Allen, Magic in the Moonlight persegue evidentemente lo scopo di raccontare una storia per sé sola spiritosa senza insistere troppo sull’eccezionalità di fatti e vicenduole tutto sommato circoscritti all’ambito di sindromi sentimentali e di ricorrenti ribaltamenti di fronte sul controverso conflitto tra amore e disamore. Il tutto dipanato tra verità e finzione, dati realistici e fantasiose illuminazioni. Appunto, amore come magia e fascinazione tutta irrazionale.

Dunque, questo in estrema sintesi la quarantaquattresima fatica di Woody Allen: Stanley Crawford (Colin Firth), un quarantenne intelligente ed elegante, prestigiatore cinesizzante dedito a spettacoli di illusionismo, stimolato da un collega-amico Howard Burkan (Simon McBurney) si dà la singolare incombenza di sbugiardare una presunta “sensitiva” americana, l’avvenente Sophie (Emma Stone), da tempo operante in seno alla facoltosa famiglia Catledge, residente in Costa Azzurra, e da chiari segni determinata a ingannare con le sue predizioni sorprendenti l’universo mondo. Il presuntuoso Stanley ci si mette subito con alquanta albagia e altrettanta supponenza per porre alla berlina la disinibita Sophie, ma le cose prendono subito un senso del tutto impreveduto.

In questo duello tra mistificatori resoluti a giocare reciprocamente tutte le loro ingegnose risorse, Sophie mette in campo la sua voglia di riscatto da una condizione sociale modesta, mentre Stanley più che mai fiero del proprio tenore di vita signorile e snob, insinua e avanza sempre più astute trovate per dissestare la strategia “magica” della scafata Sophie. Sedute spiritiche naufragate nel ridicolo, sbalorditive intuizioni della ragazza americana: tutto si mischia, si confonde in un progressivo incalzare di gesti, di parole che preludono presto a un insospettabile seppure faticato rapporto d’amore.

E’ così, infatti, che la vicenda presto si colora di una schermaglia classica, ove il crepitare di dialoghi brillantissimi e di situazioni immerse in décors e abiti sontuosi, la controversa love story, superando persino il cinismo dialettico di Stanley e la spregiudicatezza ostentata di Sophie, si inoltra verso un “fatale” lieto fine, non privo di uno sberleffo equilibratore che se, se da un lato risarcisce entrambi gli amanti indocili, dall’altro suggella con un tocco alleniano tipico la più risaputa storiella agro-ilare. E, determinanti, in questa bisogna, risultano tanto la calibrata regia di Allen, quanto le prove interpretative eccellenti sia di Colin Firth sia di Emma Stone, oltretutto attorniati da professionisti di gran mestiere. In definitiva è (quasi) autentico l’assioma: che magia l’amore! Woody Allen docet.

 

 

Autore: admin

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