Sauro BORELLI- Un paradiso chiamato…cinema (G.Tornatore e “Primo piano sull’autore”)


Rassegne


Si conclude oggi ad Assisi l’annuale rassegna “Primo Piano sull’autore”, dedicata quest’anno a Giuseppe Tornatore. Pubblichiamo il contributo di Sauro Borelli  al catalogo della manifestazione, diretta da Franco Mariotti

 

 

UN PARADISO CHIAMATO… CINEMA   

Salvatore Cascio nel ruolo di Totò da bambino in “Nuovo cinema Paradiso”

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Riproporre, a 25 anni dalla sua prima sortita, il film-clou di Giuseppe Tornatore Nuovo cinema Paradiso quale opera-guida d’una carriera insieme prestigiosa (Stanno tutti bene, La leggenda del pianista sull’oceano, Malena, Baaria, ecc.) e originalissima risulta, in buona sostanza, avallare peculiarità e caratteri di un modo espressivo, di uno stile in qualche misura eclettici e paradossalmente univoci. Il cinema, dunque, come variabile indipendente, specchio del reale e prospettiva immaginaria: il tutto assemblato, diviso alternativamente quale ordito reversibile di vicende, storie, personaggi variabilmente affioranti sullo schermo di poetiche illuminazioni.

Più semplicemente, un quarto di secolo dopo l’eclatante esordio internazionale (l’Oscar, Cannes, la persistente fama cosmopolita) di Nuovo cinema Paradiso e, in ispecie, di Giuseppe Tornatore induce, oggi chiunque voglia ripensare quello stesso film e quel particolare cineasta ad affrontare con mente certo più lucida del passato qualche interrogativo non svagato sul perché di un inusitato successo e, altresì, sulla longevità di una fama, di una considerazione per tanta parte meritata.

A dirla, in estrema sintesi, Nuovo cinema Paradiso – pur mettendo in conto puntigliosamente talune sbavature, qualche soverchia insistenza patetica – non tocca (forse) l’acme del capolavoro assoluto, ma indubitabilmente dà prova incontestabile di un rigore, di un nitore quasi esemplari in una dimensione drammaturgica che si risolve, a conti fatti, nella spettacolarità emotiva di grande trascinante forza evocativa.

A noi è stata data l’occasione privilegiata di vedere nel 1988 la prima versione (quella lunga originaria poi robustamente scorciata dall’autore e dal produttore Cristaldi) e la seconda (ridotta al limite di 123 minuti) di Nuovo cinema Paradiso e non badando allora alle stizzose quanto infeconde polemiche innescate da coloro che a tutti i costi volevano parteggiare per il primo e il secondo film, ci tenemmo all’originario impatto che l’opera di Tornatore suscitò a Bari in quello stesso anno nel corso delle proiezioni di una fastosa e festosa edizione di Europa Cinema.

E appunto, a quello stesso evento intendiamo ora tornare riproponendo quanto avemmo a scrivere con longanime valutazione. Questa, in particolare, la traccia portante di Nuovo cinema Paradiso.

“Una sera, a Roma, un cinquantenne cineasta di successo, Salvatore Di Vita, rientrando a casa trova il messaggio della madre che dalla lontana Sicilia lo richiama al paese per la morte del caro amico Alfredo. La cosa suscita in lui un’onda di strazianti ricordi attraverso i quali rivive la sua poverissima infanzia, i turbamenti, i dolori dell’adolescenza, del primo naufragato amore. Crescono e s’intrecciano via via le presenze dei volti e dei personaggi che sono stati tanta parte della piccola vita paesana: il buon prete don Adelfio, la madre, gente qualsiasi e notabili del luogo. Sopra tutto e tutti, però, si stagliano, memorabili e intense, le figure del cuore, della dedizione appassionata: l’attempato, deluso proiezionista-filosofo Alfredo, autentico mago della vita allogato nell’antro del cinema Paradiso, e Maria, la giovinetta intravista e subito amata fervidamente, senza fortuna.

“In molteplici occasioni condizionato, fuorviato da costrizioni esteriori tutte inevitabili (la povertà estrema della famiglia, l’intolleranza cinica dei possidenti del luogo, l’inesorabile servizio militare), Salvatore vedrà di giorno in giorno sgretolarsi ogni certezza, tutte le amicizie. Il vecchio Alfredo diventerà cieco nell’incendio divampato al cinema Paradiso, la madre si intristirà sempre più nella vana attesa del marito scomparso in Russia durante la guerra, e Maria, la dolce idolatrata Maria, con cui Salvatore aveva trascorso attimi di folgorante felicità, sarà forzata dal conformista padre ad accasarsi con un borghese qualsiasi.

“La rievocazione giunge, a questo punto, al tempo presente. Il cineasta si ritrova al paese a mala pena riconosciuto da vecchi amici e conoscenti. Attraverso le dolenti rimembranze della madre riconnette in un flusso della memoria insieme commosso e amareggiato la successione degli eventi che dalla lontana giovinezza l’hanno portato ad essere oggi il professionista realizzato, benché intimamente scontento di sé. L’approdo amaro resta per Salvatore la constatazione che il passato non si può rivivere né tantomeno ricuperare.

“Film scritto, costruito visibilmente sulle concomitanti direttrici di marcia di una vigorosa vicenda realistica, del melodramma più fiammeggiante, della sensibile, sofferta rivisitazione dei luoghi, delle suggestioni giovanili filtrata attraverso una vigile, scorticata memoria, Nuovo cinema Paradiso conferma l’estro personalissimo di Giuseppe Tornatore, cui già si deve il pregevole Camorrista, nell’affrontare scorci e aspetti di un suo privatissimo substrato culturale, esistenziale. Ciò che così emerge e che si proporziona in cadenze e toni ben definiti sullo schermo è una sorta di apologia-rendiconto dove proprio nelle vivide fisionomie impersonate da prodigiosi attori come Philipe Noiret e il piccolo Salvatore Cascio, Leopoldo Trieste e Jaques Perrin, Enzo Cannavale e Pupella Maggio, Isa Danieli e Leo Gullotta, divampa ora sotterranea, ora tutta irruenta, una prodiga memoria degli affetti di irripetibili stagioni di un tempo ormai mitico.”

Autore: admin

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