Vincenzo SANFILIPPO- Altamarea (“Mare nostrum” di M. Pirrotta. Regia di W. Manfrè. Teatro Golden, Roma)




Teatro      Lo spettatore accorto



ALTAMAREA

 

“Mare nostrum” di Masssimiliano Perrotta- Regia di Walter Mandrè

Musiche eseguite dal vivo da Carlo Muratori  –in scena anche 15 migranti ospiti del C.A.R.A. e degli S.P.R.A.R. di Mineo- Teatro Golden di Roma


Giunge a  Roma lo spettacolo teatrale scritto dal drammaturgo Massimiliano Perrotta e diretto dal regista Walter Manfrè, con la partecipazione di 15 migranti ospiti del C.A.R.A. e degli S.P.R.A.R. di Mineo. “Mare nostrum” vede alternarsi sulla scena i migranti e 5 attori professionisti: Orazio Alba, Gisella Calì, Giuseppe Carbone, Gianni Pellegrino e Roberto Pensa. Le musiche, sono eseguite dal vivo dall’autore Carlo Muratori, mentre le scenografie sono di Giovanna Giorgianni. Lo spettacolo ha debuttato  a Mineo il 10 luglio ed è stato ospitato dal “Tindari Festival“

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Occorre chiarire subito che quest’allestimento strutturato come un laboratorio teatrale ha lo scopo,  nelle intenzioni dell’autore e del regista, di raccontare  la  felicità di diverse  culture esotiche confluite, attraverso l’approdo, nell’Isola. L’impaginazione dei quadri scenici è ammirevole per l’originalità delle soluzioni coreutiche sviluppate polifonicamente in un racconto fiabesco, diacronicamente variabile dai cinque attori, nel ruolo di narratori, i quali elaborano insieme ai migranti, le storie vissute come fossero fiabe, aggiungendo elementi di fantasia suggerite dall’autore.

I racconti sviluppati nei vari quadri scenici sono animati da gioiosi migranti che esibendosi in danze etniche contribuiscono con la loro polifonia, gaiezza e prestanza fisica a costruire l’affresco scenico allestito da Manfrè. La corale fabula narra di un pescatore filosofo siciliano che in una notte, nel Mediterraneo, ode delle voci che giungono dal mare; chi sono non sa, voci di vivi, voci di morti, voci che giungono dal passato o dal futuro.

L’intento dell’autore è di raccontare l’anima mediterranea, interrogandosi sulle similitudini, i punti di contatto che accomunano i popoli che si affacciano sul “mare nostrum”, nome con cui i latini definivano il Mar Mediterraneo;  per cui l’opera teatrale non vuol essere  una rilettura retorica dell’immigrazione, ma una pièce ironica, favolistica, magica ed esoterica che ci porta a riflettere sulle vicende storiche della nostra grande Isola e sulle prospettive dettate dalla sua “polarità geografica”  tra l’Europa, il Mediterraneo e  le regioni del Nord Africa.

Sappiamo bene che l’Unione europea ha la testa rivolta al centro del continente, ma siamo convinti che il suo cuore batte più a Sud, nel mediterraneo perché questo “Mare Nostrum” è   la culla di etnie diverse i cui profili istituzionali, attraverso comuni intenti, hanno generato i tratti dell’Unione contemporanea.

Ecco allora le funzioni che debba avere Il Teatro Mediterraneo, nato col sostegno del Consorzio Sol. Calatino; del Consorzio “Nuovo Cara Mineo” e del Consorzio “Calatino Terra d’Accoglienza”, ponendosi fra i suoi principali scopi lo sviluppo culturale del Calatino attraverso il confronto tra le identità, quella locale e quelle delle altre etnie presenti nel territorio che da diversi anni ospita il più grande Centro di Accoglienza per Richiedenti Asilo d’Europa e numerosi S.P.R.A.R.

Dunque questo spettacolo intende promuovere un laboratorio di pedagogia interculturale finalizzato a far comprendere la complessità bio-etica dei fenomeni migratori contemporanei;  evoca, attraverso la scrittura favolistica, il viatico per un viaggio nel nostro mare,  così come le cronache, i reportage si  sono incaricati di riferirci: e basterebbe per tutti il caso di “Horcynus Orca” di D’Arrigo, a  indicarci la condizione epica, primordiale, selvaggia, a volte tragica,  di un viaggio la cui meta è l’approdo di migranti che coltivano la speranza di un destino migliore.

Autore: admin

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