Sauro BORELLI- Casa, dolce casa? (“My old lady”, un film di Israel Horowitz)

 

 

 

Il mestiere del critico

 


CASA, DOLCE CASA?

“My Old Lady”, opera prima di Israel Horovitz

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A suo tempo, Israel Horovitz, scrisse e rappresentò con vistoso successo la pièce My Old Lady divenuta universalmente nota sulle scene cosmopolite. Oggi, alla bella età di 75 anni, lo stesso Horovitz s’è preso la briga di esordire quale regista cinematografico allestendo, appunto, per lo schermo la medesima commedia. Mobilitando, per l’occasione, la scafata attrice inglese Maggie Smith, il brillante attore americano Kevin Kline e la franco-britannica Kristin Scott-Thomas. Ciò che ne è uscito risulta, a conti fatti, una vicenda apprezzabile per i dialoghi disinibiti, l’interpretazione generale sapiente, uno spettacolo nell’insieme intelligente, garbatissimo.

Tutto qui? Direte. Sì, e ce n’è d’avanzo, poiché la traccia narrativa, benché rigidamente definita, offre spunti e suggestioni preziosi per acutezza psicologica e maestria espressiva. Esageriamo? Neanche un po’. La misura calibrata della dinamica drammaturgica, come i modi, i toni di ogni singolo personaggio tutti tenuti su registri controllatissimi, contribuiscono positivamente a proporzionare una rappresentazione agro-ilare per tanti versi esemplare.

Dunque, questo il racconto dislocato in una Parigi d’antan, tutta scorci defilati e acquietate zone tipiche della più convenzionale Ville Lumière: Mathias (Kevin Kline) squattrinato e desolato americano, sopravvissuto malamente a tre matrimoni e a imprese professionali fallimentari, approda nella capitale francese in forza dell’eredità – un sontuoso appartamento con annesso giardino – che l’avventuroso padre, deceduto da poco, gli ha lasciato, quasi a risarcimento per la distratta, poco amorevole tutela prestata al figlio quand’era in vita. L’approccio iniziale con la presunta proprietà appare subito piuttosto problematico. Appena messo piede nell’appartamento in questione, Mathias prova l’amara sorpresa di trovare in quelle stanze la più che novantenne Mathilde (Maggie Smith), lì allogata da sempre perché legittimamente autorizzata dallo scomparso proprietario. Non solo: oltre all’anziana signora – nel frattempo cautelatasi con un contratto che le consente di restare lì dov’è vita natural durante – c’è anche, più ingombrante che mai, la figlia di Mathilde, Chloé (Kristin Scott-Thomas) risolutamente determinata a impedire al nuovo venuto di installarsi nel conteso appartamento.

Di qui l’innesco abilissimo di incontri e scontri dialettici per stabilire, una buona volta, chi ha ragione e chi ha torto, chi ha i titoli per esigere la proprietà della casa e chi non ha alcun diritto da avanzare nella esasperata contesa. In questo frattempo accadono e si dicono le cose più sbrigliate. Mathias sempre squattrinato, cerca quotidianamente di far valere le proprie ragioni. Invano: l’attempata Mathilde, pur gentile e comprensiva, contrappone al sempre più esasperato americano la propria convinzione di essere nel giusto e, di più, la polemica, rigida Chloé riserva a Mathias un trattamento non proprio accomodante.

Di fronte a tante e a tali contrarietà l’americano tenta a più riprese di risolvere l’intrico vendendo ad un probabile speculatore la casa contesa, ma per una ragione o per l’altra le trattative s’inceppano o, meglio, vengono inceppate dall’uno o dall’altro personaggio. Così che della possibile transazione non se ne fa niente. E tutti e restano scornati e delusi.

Frattanto, parlando, vivendo quotidianamente gomito a gomito affiorano, prima impercettibili, poi più manifestamente evidenti, i segni di una contiguità sentimentale antica risalente ai rapporti che l’avventuroso padre scomparso aveva instaurato sia con la parigina Mathilde, sia con la legittima moglie neworkese (finita travagliatamente suicida perché bistrattata e offesa). C’è persino il larvato sospetto (poi smentito) che Mathias e Chloé siano fratelli. Infine, il fiero contrasto tra Mathilde, Chloé e Mathias si stempera via via in un sempre più ragionevole comportamento. Fino al culmine (d’altronde prevedibile) dell’idillio d’amore tra l’ormai più che arrendevole Mathias e l’intenerita Chloé. E s’intuisce che l’ostico problema dell’appartamento, si risolve in definitiva nel classico adagio: casa, dolce casa. O, almeno, così sembra. A sorreggere il tutto c’è da registrare il  team magistrale di attori superlativi e, ancora, la buona mano del regista che, pur tardivo esordiente, ne esce con una prova assolutamente matura.

Autore: admin

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