Franco LA MAGNA- Torino Film Festival (21-29 ottobre). Quindici film in concorso

 

 

Torino Film Fest

 

 

QUINDICI FILM IN CONCORSO

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Dal 21 al 29 novembre sotto e dentro la Mole Antonelliana

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Competitivo, cinefilo, sperimentale, antiglamour, “pop”, anticipatore di stili e tendenze, scopritore di talenti, spiccatamente disposto alle grandi retrospettive. Si ripropone così ai suoi tanti “aficionados”, tra tradizione e rinnovamento, la 32.a edizione del Torino Film Festival ( 21-29 novembre nel capoluogo piemontese). C’è tutto il giro del mondo in 6 o 7 giorni al concorso cinematografico del 32° Torino Film Fest, che tradizionalmente mette in competizione opere prime e seconde provenienti dai cinque continenti (in questa edizione con la sola eccezione di un’opera terza) quest’anno rimasti in lizza in 15, dopo aver superato la durissima selezione. Argentina, Singapore, Australia, USA, UK, Canada, Ungheria, Italia, Svezia, Francia, Belgio/Olanda, Nuova Zelanda, Germania, sono le nazioni che si contenderanno il massimo premio della kermesse cinematografica piemontese, considerata da anni la più cinefila d’Italia e ormai irrinunciabile polo d’attrazione per cinefili, critici, giornalisti provenienti da tutta Europa, che vanta tra l’altro un pubblico indigeno fortemente fidelizzato e da anni – miracolosamente in contro tendenza – in continua crescita. Presente con un tandem (al pari della Francia) l’Italia con “Frastuono” di Davide Maldi (2014) storia parallela di due adolescenti (Laui e Angelica) “riflessione appassionata sul potere della musica” e “N-Capace” (2014) esordio di Eleonora Danco, autrice teatrale, qui alle prese  con lo strambo personaggio di una donna che compulsivamente interpella sconosciuti con raffiche di domande d’ogni genere. L’argentino “Anuncian sismos” (2014) di Rocio Caliri e Melina Marcow indaga su un’inquietante sequenza di suicidi, mentre “As you were” di Jiekai Liao (Singapore, 2014), “opera ellittica e misteriosa”,  racconta una lunga ed infelice storia d’amore. Ancora il mistero domina “The Babadook” di Jennifer Kent (Australia, 2014), “horror anticonvenzionale” e una fuga on the road è al centro di “Big significant things” di Bryan Reisberg (USA, 2014). “Un mélo erotico al femminile…in un crescendo di erotismo sado-maso” mette in scena  “The Duke of Burgundy” di Peter Strickland (UK, 2014), che prende il titolo dal  nome di una farfalla collezionate da Cynthia, inquieta protagonista.

Dal Canada arriva “Felix & Meira” di Maxime Girux (già presente a Torino nel 2008 con “Demain”, suo film d’esordio), ribellione di una donna chassidica alle severe regole della comunità e dall’Ungheria giunge “For some inexplicable reason” (2014)  di Gàbor Reisz, “commedia esistenzial-surreale sul tema del giovane romantico”; lo svedese “Gentlemen” (2014) di Mikael Marcimain narra di uno scrittore  introdotto dal padrone di casa “in un mondo segreto pieno di fascino e pericoli”. Due le opere francesi: “Mange tes morts” (2014) di Jean-Charles Hue, un road movie in ambiente rom, noir con un finale imprevedibile e “Mercuriales” (2014) di Virgil Verneir, amicizia di due ragazze di “notti selvagge” tra La Défense e le torri gemelle del gruppo Les Mercuriales (incredibilmente girato 16 mm, opera prima realizzata con il supporto del Torino FilmLab). “Esordio fiammingo tra cinema e video arte”, il belga-olandese “Violet” (2013) di Bas Devos, mostra con immagini ipnotiche la vicenda di un adolescente testimone dell’omicidio di un coetaneo. Chiudono l’elenco il neozelandese “What we do in the shadows (2014) di Jemain Clement e Taika Waititi, vita “normale” di quattro vampiri, “…mockumentary in stikle reality-tv…”, confronto con esseri umani e lupi mannari, tradizionali avversari; quindi  il tedesco“Wir Waren Konige/The kings surrender” (2014) di Philipp Leinemann (scontro tra forze speciali di polizia e una gang giovanile), carico dell’atmosfera tipica dei noir metropolitani.  Ma zigzagando tra le classiche sezioni “Festa Mobile”, “Ritratti d’artista”, “After House” (19 horror), “Onde”, “Ritratti d’artista”, “Internazionale doc”, “Italiana Corti” e la seconda tornata della New Hollywood “Suicide is Painless: il nuovo cinema americano 1967-1976”, i percorsi da seguire offrono intrecci infiniti per arditi accostamenti personali o invitano gli spettatori meno spericolati a più classici tragitti. Direzione, dopo anni di vicariato, di Emanuela Martini , affianca nelle vesti di guest director dall’uscente Paolo Virzì

 

 

Autore: admin

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