Vincenzo SANFILIPPO- Arti visive. ‘Galleria del vento’ Piero Pizzi Cannella (L’Attico. Roma)

 

 

Arti visive

 


‘GALLERIA DEL VENTO’    PIERO PIZZI CANNELLA

Galleria d’Arte  Contemporanea L’Attico.Roma

Nello spazio «L’Attico» sono esposte opere dipinte dall’artista  Pizzi Cannella (nella foto) su progetto installativo  di Fabio Sargentini, dal titolo “Galleria del vento”. Questi  gli elementi basilari  della mostra: eleganti abiti da sera dipinti su trasparenti tendaggi installati sulle finestre della galleria che affacciano su Campo dei Fiori- L’atto magico del respiro del vento che dalle finestre aperte della galleria alita sulle opere  rianimandole  come muta  narrazione teatrale.

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Siamo nella serata d’inaugurazione della mostra con un’affluenza notevole di visitatori grazie al progettuale connubio di due artisti  Sargentini e Pizzicannella che, insieme, sanno esprimere la teatralità dell’ allestimento attraverso  l’Interazione tra installazione teatrale e artificio pittorico.  Artisti e spettatori, in un percorso in penombra, transitano davanti alle finestre ad ammirare le trasparenti, fluttuanti  tende mosse  da un lieve refolo di vento serale.

La luce  generata esclusivamente dai faretti illuminano  i tendaggi su cui sono dipinti eleganti abiti femminili  da sera/notte. Ai nostri occhi risultano fantasmatici  vuoti abiti come  fossero freudiane assenze femminili .  Sono 9 modelli, simili a figurini di moda , dipinti a impronta con una  artigianale tecnica a stampo tipo  batik.   Sette abiti hanno variazioni grafico-cromatiche in nero, mentre altri  due  abiti, bianco su bianco, comunicano sensualità nell’avvolgimento, suggerendo forme che accarezzano  il valore sottile nel loro movimento flessuoso, simili a  polene greche dipinte sulle vele di prora.

Ciascun abito-tenda, relazionato con la realtà meteorologica,  è caratterizzato con i diagrammi schematici dei venti di Roma, declinati nel logo della rosa dei venti: tramontana, grecale, levante, scirocco, ostro, il vento ponentino di sud-est  di gradevole frescura.

Nella penombra espositiva queste immagini fantasmatiche sono mosse da una leggera brezza che, violando gli schemi della bidimensionalità del dipinto, cerca nell’intimità  le pieghe un’ armonia che si astrae dalla memoria pittorica,  adesso “rimpaginata” e articolata come un racconto di drammaturgia visiva simile a una story board.

Le finissime tramature delle tende alitate dal vento lasciano intravedere dalle finestre aperte i vicoli storici di campo dei fiori, suggerendo altre sequenze visive di narrazione; presupposto di altre ipotetiche meta-narrazioni che, conducendo lo sguardo nelle trame del pensiero,  procedono per estrapolazioni poetiche sui percorsi di “sfalsamento” timbrico del  bianco/nero pittorico.

Altre emozioni e turbamenti ci suggeriscono le impronte di nero che sembrano scaturire dai graficizzati  “dettagli” .  Nel loro palpitante movimento costruiscono filigrane di identità letterarie evocanti morbide trasparenze,  come nei diari di proustiana  memoria dove ad un ricevimento assai  mondano nove signore si accorgono, meravigliate, di indossare lo stesso modello di abito da sera.

Luogo deputato della mostra è il palcoscenico della galleria d’arte dove, in prospettiva scenica, volteggia il nono abito da sera  con applicazioni di fiori neri, evocando, come “perfido incanto”, il melodramma di una assente diva del silenzio. E Fabio Sargentini, deliziosamente discorsivo con gli ospiti, considera “come la pittura, non snaturando se stessa, si fa pienamente teatro”.

Autore: admin

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