Francesco NICOLOSI FAZIO- Terrorismo e terorismi (soli contro il Potere)

 



A che punto è la notte



TERRORISMO E RERRORISMI

Cittadini soli contro il Potere


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Quaranta ragazzi scomparsi, letteralmente “desaparesidos”, come ai tempi delle dittature latino-americane degli anni settanta. L’evento non è accaduto nell’oriente in mano al terrorismo fondamentalista, ma in Messico,  una democrazia che anche nei suoi periodi più turbolenti non ha mai avuto fenomeni violenti di tale portata e gravità. In particolare si ha quasi la certezza che corpi speciali hanno prelevato i ragazzi in una manifestazione per il diritto allo studio, per consegnarli ai narcotrafficanti che hanno provveduto al lavoro sporco. Qualche cadavere è stato ritrovato con le orbite vuote, prive degli occhi. Simbolo della condanna a morte dei testimoni scomodi e pertanto da eliminare. Crediamo che si tratti di un gravissimo caso di terrorismo di regime.

Il presidente Napolitano, nei giorni scorsi, ci ha giustamente messi in allerta per il crescente terrorismo. Il terrorismo sotto forma di stato, in Iraq e Siria, con l’Isis, che potrebbe giungere anche in Europa con atti violenti che ormai conosciamo, mediante sanguinosi attentati. Su questo nulla da aggiungere, mentre il presidente ha  aggiunto del suo ponendo sullo stesso piano anche l’altra ipotesi del terrorismo; quello di origine “antagonista”, No-Tav e centri sociali, per intenderci. Ogni pericolo va segnalato, nelle sedi opportune, ma fare il paio tra fondamentalisti islamici e No.Tav, ci sembra una forzatura. Un fatto strano, Ancor più strano che nessun commentatore non abbia alzato nemmeno un sopracciglio di fronte all’affermazione di equiparare cittadini italiani dissidenti a terroristi stranieri probabili kamikaze.

Ci vorrebbe invece un discorso veramente di conciliazione nazionale, per tentare l’impossibile al fine di salvare una nazione che si sta letteralmente sgretolando, innanzi tutto nella morale e nel corpo sociale, anche mediante il continuo disperdersi di posti di lavoro. E’ più che evidente che ogni disoccupato in più diventa un candidato all’emarginazione, sua e della sua famiglia.

Due esponenti della sinistra che, per la prima volta nella storia, detengono la massima espressione del potere in Italia dovrebbero cercare quella che fino a pochi anni fa era definita e stabilita come “concertazione”. Non si pensa neanche lontanamente di giungere alla gestione delle aziende come in Germania, dove nei Consigli di Amministrazione sono rappresentati i sindacati, ma un minimo di dignità ai rappresentanti dei lavoratori italiani è certamente dovuta.

“Non si discute il “Job’s Act” con i sindacati”, sostanzialmente sono queste le parole usate dal premier nel presentare la riforma del lavoro. La posizione di Matteo è certamente in contrasto con l’esigenza di non aizzare la gente, che spesso è pure disperata. Bisogna riconoscere che il Governo non discute la riforma neanche con Confindustria, anche se la proposta di legge è molto simile a quella degli industriali. Uno dei motivi è dato da un semplice criterio di appartenenza: tutte le aziende di stato sono iscritte a Confindustria. Enel, Anas, Ferrovie dello Stato, Finmeccanica, Eni, Snam, e via partecipando, fanno tutte parte delle associazioni industriali, determinando nelle realtà meridionali anche un anomalo sbilanciamento del potere di Confindustria nei confronti delle altre categorie imprenditoriali, che non godono del surplus di appoggio di grosse realtà economiche di proprietà pubblica. In certi casi, come nei poli chimici siciliani, gli imprenditori privati sono addirittura gestiti dall’imprenditore “pubblico”. Anomalie italiane.

Ecco che il ruolo di mediazione che dovrebbe perseguire il governo (che si definisce di sinistra) è sostanzialmente sbilanciato a favore degli industriali, per semplice logica di appartenenza, stante che i dirigenti delle più grandi attività economiche italiane, ancora con azionista di riferimento lo stato, sono nominate dal governo. Certamente i grandi dirigenti nominati dal governo, anche grazie a gli stipendi milionari, non scenderanno mai in piazza a prendersi qualche manganellata. Quelle cose le fanno quelli che prendono mille euro al mese, chi le manganellate le prende e chi le dà.

Autore: admin

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