Daniela PREZIOSI*- Renzi e il ‘fanfanismo’ digitale (parola di Carlo Freccero)

 

 

Polis*

 

RENZI E IL ‘FANFANISMO’ DIGITALE

 

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Intervista. Carlo Freccero: l’ultimo Renzi è troppo incazzato, segno di debolezza. «La fase dell’espansione è finita. Questa Leopolda sembrava un meeting aziendale, di quelli dove ci si motiva l’un l’altro»

Carlo-FrecceroCarlo Frec­cero, il ren­zi­smo gua­scone e tutto som­mato bonac­cione dei ’gufi’ e dei ’rosi­coni’ ora sem­bra cam­biare passo: allu­sioni pesanti sulla Cgil, man­ga­nelli sugli ope­rai di Terni.

Sono mera­vi­gliato. Sin qui mi col­piva la dif­fe­renza fra Renzi e Ber­lu­sconi a pro­po­sito del rap­porto con la mino­ranza. Con Ber­lu­sconi nel nostro imma­gi­na­rio si instaura l’equazione fra demo­cra­zia diretta e dit­ta­tura della mag­gio­ranza. Per Ber­lu­sconi però la mino­ranza restava un corpo estra­neo, privo di diritti, non rias­sor­bi­bile: la sua era la lotta del Bene con­tro il Male. Renzi invece è inclu­sivo; per lui le mino­ranze sono recu­pe­ra­bili, pos­sono sem­pre cam­biare idea e unirsi a lui. Anzi, meglio: nel Pd anche le mino­ranze fanno numero, fanno quan­tità. Lui è figlio degli anni 80: quelli in cui il son­dag­gio prende il posto dell’ideologia, l’audience diventa il mec­ca­ni­smo unico di sele­zione. La mag­gio­ranza si tra­duce in gra­fici. E a loro volta quelli della mino­ranza sanno che se restano nel Pd con­ser­vano il diritto di parola nei media e nel par­tito. Se uscis­sero, per loro sarebbe afa­sia e impo­tenza. E invece que­sto ner­vo­si­smo, que­sta incaz­za­tura indica per la prima volta che la fase espan­sio­ni­stica di Renzi sta finendo. Come in Borsa: quando sei al mas­simo sai che devi ven­dere, oltre non si può andare. In que­sti gra­fici però sta la rap­pre­sen­ta­zione di un’estrema vola­ti­lità. E la sicu­rezza diventa tracotanza.

Per­ché vola­ti­lità? Come si dice, il ren­zi­smo ha i secoli contati?

In un’ottica solo quan­ti­ta­tiva c’è il rischio sem­pre di un improv­viso rove­scio. E la crisi rischia di far cam­biare tutto velo­ce­mente. Lui ha l’ansia della con­tem­po­ra­neità, iPhone con­tro get­tone. Ma non si deve fer­mare mai. Non può.

Renzi come Apple, deve pro­durre sem­pre un iPhone nuovo?

Sì. Ma deve stare attento, le cose cam­biano veloci. L’ultima Leo­polda mi ha ricor­dato quei mee­ting azien­dali che ser­vono a moti­vare un gruppo, soprat­tutto quando la situa­zione non è buona. Come nel film Tutta la vita davanti: i lavo­ra­tori di un call cen­ter si moti­va­vano l’un l’altro cele­brando i pro­pri suc­cessi. Nella prima Leo­polda di governo sem­brava che tutti cal­cas­sero i toni per farsi corag­gio. Anche per­ché è vero che sta vin­cendo, ma intorno a Renzi cre­scono piazze che si oppon­gono, che intral­ciano la sua con­tem­po­ra­neità digi­tale. Non solo quella dei sin­da­cati, e quella di Grillo, ma la piazza lepe­ni­sta, nera e cre­scente della Lega. Renzi dice: attenti a non met­tere il rul­lino nella mac­china digi­tale. Ma la destra non ha il pro­blema della contemporaneità.

L’opposizione fra con­tem­po­ra­neità e pas­sato appas­siona la sini­stra, ma nella destra non funziona?

Renzi è il cen­tro, la Boschi l’ha detto benis­simo: fan­fa­ni­smo digi­tale. Geniale. Può vin­cere a sini­stra. Ma a destra no.

Per D’Alema Renzi vuole spac­care il paese.

Con Renzi fini­sce l’ambiguità. Alla sini­stra è suc­cesso quello che in que­sti anni è suc­cesso a tutte le nostre isti­tu­zioni: appa­ren­te­mente sono rima­ste inva­riate ma in realtà hanno cam­biato signi­fi­cato. Renzi ha fatto un’operazione di verità, biso­gna dar­gliene atto. In un mondo in cui ha vinto il capi­ta­li­smo finan­zia­rio, la sini­stra di Renzi difende il lavoro, nel senso di crea­zione di lavoro, Mau­ri­zio Lan­dini il lavoro come diritti. Due cose diverse.

Se Renzi ha tolto il velo dell’ipocrisia a sini­stra, non c’è ’muta­zione gene­tica’ del Pd, quella che scan­da­lizza le sinistre.

La forza di Renzi sta nell’abolire i corpi inter­medi, le media­zioni. Comu­ni­care tra­mite social net­work, fare la poli­tica senza par­tito. Deve esclu­dere gli intel­let­tuali: tutto quello che è arti­co­la­zione dev’essere can­cel­lato. In que­sto è come la destra. Però deve capire che il par­tito è il luogo dell’elaborazione del pro­gramma, della dia­let­tica maggioranza-minoranza. Lui invece va avanti senza mai met­tersi in discus­sione. Ne fa sem­pre una que­stione di quan­tità: alla Leo­polda ha detto di aver affron­tato la Mer­kel da una posi­zione di forza: ’noi siamo più forti di voi’. Però, ripeto, in que­sta for­mi­da­bile mac­china per creare mag­gio­ranza, qual­cosa comin­cia a ral­len­tare. In un discorso che ammette solo la cre­scita quan­ti­ta­tiva, se si ferma qual­cosa tutto finisce.

Per ora vince sem­pre lui.

Ma deve sem­pre rilan­ciare. Per lui è come al casinò: ogni volta deve gio­carsi tutto. È com­pe­ti­tivo, ma deve offrire gli 80 euro, che si sono infatti già mol­ti­pli­cati due volte. E non so se ci sia spa­zio per altre mol­ti­pli­ca­zioni di pani, pesci e euro. A un certo punto la com­ples­sità pren­derà il soprav­vento, e il rischio è che prenda piede il sem­pli­ci­smo, l’anacronismo, ovvero la destra. Anche Grillo fa l’occhiolino a destra ormai. Noi siamo acce­cati dal pre­sente, dalla dia­let­tica fra le due sini­stre, e non vediamo che la destra avanza.

Renzi dice di non temere la scis­sione, chi esce dal Pd fini­sce a fare il 4 per cento.

Si capi­sce. Anche per­ché lui ha la comu­ni­ca­zione sotto controllo.

Ma lo spa­zio a sini­stra secondo lei c’è davvero?

Per ora è minimo.

Per occu­pare quello spa­zio la sini­stra cosa dovrebbe fare?

Bella domanda. Osservo che oggi si vince sulle bat­ta­glie ter­ri­to­riali. Lì la sini­stra può tor­nare a vin­cere. Il dibat­tito teo­rico c’è, ma non ha presa sulla gente. Guarda Lan­dini: emerge ed è cre­di­bile per­ché fa ver­tenze pre­cise. La sua fac­cia passa per espe­rienze con­crete. Anche sui diritti, non passa la sua teo­ria, ma la sua pra­tica, la sua pra­tica sin­da­cale. La sini­stra è ridotta al fare. Al posto di Sar­tre c’è Steve Jobs.

Quella delle bat­ta­glie locali e delle ver­tenze era il Grillo degli inizi. Ma la sini­stra non rie­sce a tro­vare un leader.

Forse sarà un van­tag­gio sulla lunga distanza, ma oggi per que­sto non rie­sce a bucare il discorso unico.

La poli­tica in que­sto momento ’fun­ziona’ poco: i gior­nali per­dono let­tori, i talk poli­tici crol­lano. Renzi invece tira su gli ascolti in tv.

E que­sto si capi­sce: la tv fun­ziona così. Renzi fa un rac­conto con­so­la­to­rio, una sto­ria a lieto fine, come una soap opera. Come Un’altra vita, la serie di Raiuno con la Incon­trada: tran­quil­lizza, c’è la crisi e la gente non vuole essere ango­sciata. Ma Renzi deve sem­pre dire ’ dai che ce la fac­ciamo, siamo lì lì per far­cela’. Se fa l’incazzato non fun­ziona più.

Insomma, Renzi ridà speranza?

Ma mi stu­pi­sco della domanda: oggi tutti i governi hanno que­sta fun­zione. Sono porta-parola di poteri oscuri, incom­pren­si­bili, che stanno altrove. Fanno trat­tati segreti, di cui non non pos­siamo sapere niente.

Sta dicendo anche lei che Renzi è stato messo lì dai poteri forti, come ha detto Camusso?

Detta così è banale. Oggi il potere è rela­zione. E il poli­tico ha il com­pito di tran­quil­liz­zare, infon­dere fidu­cia. Come le monar­chie di una volta.

(*ilmanifesto)

Autore: admin

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