Gianfranco CAPITTA*- Minimi stupori quotidiani (in anteprima a Solomeo, la nuova creazione di Peter Brook)

 

Il mestiere del critico*

 

 

MINIMI STUPORI QUOTIDIANI

Arriva la nuova creazione di Peter Brook (nella foto) “The Valley of Astonishment” con tre attori in scena e due musicisti- Anteprima a Solomeo (Perugia)

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Negli ultimi anni sem­brava che Peter Brook, grande mae­stro del tea­tro di fine nove­cento, ela­bo­rasse spet­ta­coli in qual­che modo “autoa­na­li­tici”, ovvero che ser­vis­sero soprat­tutto a lui stesso per met­tere a fuoco momenti ed epi­sodi della sua nar­ra­zione tea­trale. A smen­tire quella ridut­tiva sen­sa­zione, è arri­vato ora in Ita­lia The Val­ley of Asto­nish­ment (dopo la rapida appa­ri­zione pro­mossa dallo sta­bile dell’Umbria al tea­tro Cuci­nelli, tor­nerà in que­sto mese al Funaro di Pistoia).

La lon­tana ispi­ra­zione del titolo risiede in un poema per­siano del dodi­ce­simo secolo, lo stesso da cui Brook aveva tratto trent’anni fa uno dei suoi primi cla­mo­rosi suc­cessi alle Bouf­fes du Nord, La con­fe­renza degli uccelli. Tra le sette valli che la migra­zione dei vola­tili deve attra­ver­sare, que­sta è la sesta, appunto quella dove si resta atto­niti. Ma il motivo di tale stu­pore sta in un altro filone attra­ver­sato da Brook, quello dei per­corsi den­tro e attorno al cer­vello. Ispi­rati da Oli­ver Sacks e da altri stu­diosi di eccelso livello, sono titoli che hanno fatto sto­ria: da L’homme qui (tratto dal caso de “l’uomo che scam­biò sua moglie per un cap­pello”) fino a Risvegli.

Tre attori in scena con due musi­ci­sti. Una scena spo­glia e allu­siva a molte pos­si­bili neces­sità, dove quelli che si muo­vono e par­lano sono pen­sieri, rifles­sioni, ipo­tesi e pic­coli para­dossi. Il lin­guag­gio di Brook (che firma il testo assieme a Marie Helene Estienne) è così sem­plice e comu­ni­ca­tivo, ben­ché scien­ti­fi­ca­mente fer­rato, da ren­dere lieve anche que­sto attra­ver­sa­mento, in cui è il rispetto (e anche la con­trad­di­zione, e l’iperbole, e l’esperienza di averlo anche noi attra­ver­sato almeno una volta) a lasciarci atto­niti. Senza farsi assa­lire dalla paura e nean­che dalla spoc­chia. Sono pic­coli acca­di­menti quo­ti­diani, pic­coli pen­sieri e ragio­na­menti che pure hanno la forza di dare una scrol­lata a mondi consolidati.

Magari di pre­giu­di­zio e di pre­sun­zione. Il mec­ca­ni­smo fisio­lo­gico è inap­pel­la­bile, e la forza del suo esem­pio men­tre accade, non lascia spa­zio a dubbi. C’è solo da restare atto­niti e riflet­tere. Facendo tesoro delle verità scien­ti­fi­che che la neu­ro­lo­gia ci sco­pre, atto­niti anche della sua pre­ci­sione indefettibile.

Poi l’essere umano, con parole ed gesti altret­tanto sem­plici, può sem­pre met­terle in discus­sione o per­fino ribal­tarle, e vorrà dire che quell’attonito stu­pore ha messo in moto pro­cessi vir­tuosi. Pro­prio come que­sto pic­colo spet­ta­colo, di poche pre­tese (all’apparenza) ma di grandi verità. Basta aprire l’orecchio e il cuore a quanto gli attori con sem­pli­cità ci dicono. (*ilomanifesto.it)

Autore: admin

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