Mario SAMMARONE- L’abbazia dei peccati (nel nuovo romanzo di Marcello Simoni)



Scaffale

 


L’ABBAZIA DEI PECCATI

Un romanzo di Marcello Simoni, edito da Newton

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Sì, è vero. È evasione. Ma chi non cerca di evadere da una prigione, visto che le nostre vite una prigione lo sono diventate, con tutte le difficoltà di una crisi che, prima ancora che economica, è diventata anche morale. Per esempio concedendoci la lettura di un buon libro, che sia di evasione quel tanto per alleggerirci la mente, ma che – per quanto riguarda i libri di Marcello Simoni – è costruito con una impeccabile veridicità storica che salda romanzo e Storia vera così da renderli preziosi alla lettura.

Anche quest’ultimo romanzo di Marcello Simoni, “L’abbazia dei cento peccati” (Newton, 2014) è tutto da godere. L’ambientazione è il Trecento, e la vicenda entra nel pieno di quel secolo fiammeggiante. Siamo in piena cattività avignonese e di lì a qualche anno l’umile “mantellata” di Siena, Caterina, scriverà da pari a pari a principi e papi per convincerli a riportare il seggio di Pietro nella sua sede legittima. Il libro si apre con la battaglia di Crecy che avviò la sanguinosa guerra dei Cent’anni tra Francia e Inghilterra, flagello che ha pervaso tutto il Trecento, rendendolo – insieme alla terribile peste nera – il secolo forse più oscuro della storia occidentale.

Alla maniera di Stendhal e della sua “Certosa di Parma “, vediamo il protagonista – il nobile francese Maynard de Rocheblanche – aggirarsi sul campo della battaglia appena terminata. Come Fabrizio Del Dongo, Maynard si imbatte in un moribondo che gli dice di essere niente meno che il re di Boemia, Giovanni I; costui gli consegna una pergamena su cui è vergato uno scritto segreto, pregandolo di custodirla senza mostrarla ad alcuno e gli riesce a dire, prima di spirargli tra le braccia, di essere stato avvelenato. Maynard si assume, come esigono le regole della cavalleria, l’onere dell’impresa che il re boemo gli ha affidato e, dopo essersi messo in cammino verso le sue terre, cerca di decifrare lo scritto misterioso che parla del Lapis Exilii, una enigmatica reliquia di cui non ha mai sentito parlare.

Ma altri misteriosi personaggi sono sulle tracce della pergamena, poiché il Lapis exilii rappresenta un segreto cruciale per la Chiesa e fa gola a molti. Da qui non mancano le avventure, gli incontri, le insidie, raccontati con una padronanza perfetta delle descrizioni, che ci restituiscono intera la vita del Medioevo.

Dopo le prime cento pagine in terra di Francia, il racconto si sposta in Italia, e precisamente all’abbazia di Pomposa nei pressi di Ferrara, dove è rifugiato un frate, Facio di Malaspina, che quindici anni prima aveva trafugato la pergamena del Lapis exilii da Mont-Fleur insieme a due importanti reliquie, la lancia di Longino che ferì il costato del Cristo e la mitica coppa del Santo Graal.

Maynard varca così le Alpi in un viaggio pieno di pericoli, mentre scoprirà che il suo nemico più pericoloso è il Cardinale Bertrand de Pouget, un personaggio che vuole impadronirsi a tutti i costi della pergamena per averne il potere che gli serve per accedere al seggio di Pietro. Per arrivare al suo scopo, l’ambizioso cardinale si serve di ogni mezzo e progetta anche il rapimento dell’amata sorella di Maynard, Eudeline.

Intanto Maynard arriva a Pomposa, che si trovava in quegli anni in un periodo di decadenza, ma in passato era stata una ricca, potente e in rivalità con gli Estensi di Ferrara. Il suo abate, padre Andrea, dapprima accoglie il cavaliere francese con diffidenza, ma poi i due uniscono le forze per opporsi alle mire di potere del crudele Pouget.

Altro personaggio di punta del romanzo è il giovane pittore Gualtiero de’ Bruni, che Simoni vuole suggerire sia stato il misterioso artefice del ciclo pittorico dell’abbazia di Pomposa, e di cui , in questo volume, sono descritti i primi contatti che Bruni ebbe con l’abate Andrea per accordarsi sull’esecuzione dell’opera.

È il Trecento il grande protagonista del romanzo di Simoni. Infatti quel secolo, ci affascina con i suoi valori di cavalleria e lealtà, valori che cercano di arginare un male che sembra diffondersi senza una ragione apparente nel mondo, attraverso guerre, flagelli e pestilenze. Simoni sembra anche suggerirci quanto i nostri tempi siano freddi e prosaici rispetto ad allora, presentandoci, maliziosamente, la triste figura dello scrivano-burocrate alla corte degli Este: costui, con la sua tronfia supponenza, riesce incomprensibile ad un cavaliere fiero come Maynard, lasciandolo sgomento e pessimista circa i tempi futuri che sarebbero certamente occorsi quando simili personaggi avessero conquistato il potere. Come dare torto al prode Maynard?

Autore: admin

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