Sauro BORELLI- Amore e morte in villeggiatura (“I due volti di gennaio”, un film di Hossein Amini)

 

 

Il mestiere del critico

 


 

AMORE E  MORTE IN VILLEGGIATURA

 

“I due volti di gennaio” film dell’iraniano Hossein Amini


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I due volti di gennaio un giallo-nero scritto dalla signora del trilling all’americana Patricia Higsmith nel 1964 è fatto oggetto ora di una sceneggiatura e conseguente mediazione cinematografica omonima ad opera del cineasta iraniano Hossein Amini. Attentissimo ai magistrali insegnamenti del sommo Hitchcock e piluccando con sapienza da molti classici del genere, Amini imbastisce, dunque, una intricata vicenda a suspense disegnando ambientazione e racconto secondo i canoni del più convenzionale modello hollywoodiano. A tale scopo recluta un attore cosmopolita quale il prestante Viggo Mortensen, la quieta bellezza di Kirsten Dunst e il giovane  amante Oscar Isaac, poi mischia il tutto con un po’ di collaudato esotismo mediterraneo, alcuni precipitosi delitti dissennati, un redde rationem inesorabile e il gioco è per gran parte fatto.

Il divenire della storia risulta forse un po’ risaputo ma il cineasta iraniano calibra con buona mano e indubbio gusto fatti e fattacci che progressivamente risucchiano i tre protagonisti di una singolare villeggiatura fatta di trasgressioni incalzanti e di cruenti sbocchi drammatici. Ma andiamo con ordine. Chester, un truffatore newyorkese dall’aria sofisticata e vissuta si ritrova ad Atene nelle vesti ostentate di turista facoltoso che, con la bella moglie, incappa in un giovanotto compatriota che, formalmente guida turistica, campa di espedienti e di piccole soperchierie. Il primo impatto tra i tre è brillante e scanzonato. Ma, presto, le cose si intorbidano. Chester è sul chi vive: da una parte misteriosi individui gli danno una caccia feroce; dall’altra, la giovane moglie e l’amico americano ordiscono tra di loro un flirt foriero di complicati, rischiosi sviluppi.

Poi, accade il primo delitto. Chester, preso di mira da un insidioso detective si libera dell’incomodo facendolo fuori (seppure accidentalmente). Posto alle strette il Nostro si disfa del cadavere coinvolgendo nella cosa il giovane aspirante amante della moglie. Questi, avvezzo da sempre alla vita di ambigui traffici, induce il pur involontario assassino a procurarsi dei documenti falsi e a fuggire da Atene verso la più ospitale Creta. Ed è qui che l’affannosa fuga dei tre personaggi si ingarbuglia ancora di più. L’idillio tra la moglie infida e il giovane americano si prospetta sempre più consistente, mentre Chester allarmato da segnali minacciosi della polizia greca e dei persecutori inviperiti d’essere stati a suo tempo derubati, si ingolfa sempre di più in un circolo vizioso di menzogne e stravizi.

L’acme dell’intreccio si verifica allorché, dopo uno scontro brutale tra il più maturo americano e il suo giovane presunto amico, per una disgraziata circostanza la moglie di Chester rimane uccisa in una rovinosa caduta. Ormai all’estremo delle proprie risorse, l’avventuriero pluriomicida fugge a Istanbul ove, finalmente, s’incunea in un tunnel senza vie di salvezza. Catturato dalla polizia si appresta così a pagare per le proprie colpe. Intanto il giovane americano viene rispedito in patria perché, pur fuorviato, non è colpevole di alcunché di grave.

Detta così la vicenda dei Due volti di gennaio può sembrare quasi irrilevante. In effetti, il film di Hossein Amini mostra i suoi pregi moderati in una illustrazione globale elegante e misurata che, se non appaga interamente, conduce per mano in modo gradevole lo spettatore verso un epilogo prevedibile ma non indebito. Una buona occasione di spettacolo, dunque, senza alcuna infamia e con qualche garbata gloria. D’accordo, trattandosi di un lungometraggio desunto dalla scrittura della provetta Highsmith ci si può adombrare di non aver visto di meglio. Anche perché, a confronto con altri film di derivazione highsmittiana questo firmato da Hossein Amini si colloca, senza timore di smentita, in posizione subalterna. Basti citare, ad esempio, il classico Delitto in pieno sole di René Clément (1959) con un giovane, smagliante Alain Delon. Nel 1999 lo stesso film fu malamente replicato da Anthony Minghella con Il talento di Mister Rippley: confronto che dà chiara sensazione di un incolmabile divario di stile e di sapienza narrativa. Amore e morte in villeggiatura, va bene per un dignitoso intrattenimento. Ma niente di più, niente di meno.

Autore: admin

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