Sauro BORELLI- L’Aspromonte cruento (“Anime Nere”, un film di Francesco Munzi)

 

 

Il mestiere del critico

 

L’ASPROMONTE CRUENTO

Locandina Anime nere

 

“Anime Nere”, il nuovo film di Francesco Munzi

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Francesco Munzi ha puntato la propria attenzione sul bel libro del calabrese Gioacchino Criaco Anime nere e adattandolo (senza cambiare il titolo efficace) per lo schermo ne ha fatto un film forte, duro che, con la propria cupezza e cruenza, prospetta un linguaggio immediato, scarnificato tanto da disegnare, tra personaggi torvi e paesaggi angosciosi, una vicenda realistica dalle coloriture tetre, minacciose. Insomma, un film-grido, un film-urlo che, pur divagando tra luoghi incongrui tra di loro come la livida Milano notturna e i casolari, le campagne desolati di Africo, nell’Aspromonte profondo, traccia, rintraccia, scanditi da dialoghi arcaici d’un dialetto scontroso, i fili neanche tanto segreti, quanto sommersi, celati ostinatamente d’una vita e, più spesso, d’una morte precipitose, immotivate.

Anime nere, si può dire, risulta il percorso rituale di una piccola comunità calabrese malata di violenza e di un inguaribile culto familistico secondo i quali esistere, condurre la propria parabola umana si rifà ad un antico codice tribale ove ogni gesto, ogni espressione esistenziale si raccorda inesorabilmente ad una ferinità primigenia che di giorno in giorno, di anno in anno sfocia o nella faida sanguinosa, o nella prevaricazione d’un potere dispotico, mortale.

L’intrico drammatico prende, per assurdo, le mosse da uno scorcio fugacemente lirico, quasi sentimentale: sulla battigia del mare un gregge di capre capeggiato da un giovane pastore avanza cadenzato dai fischi modulati del ragazzo. Ma il clima bucolico dura non più di un breve spazio: ad attendere all’altra estremità della scena c’è un adolescente secco, secco dai gesti e dalle parole recisi, esasperato. Infatti, di lì a poco, il primo (recalcitrante) e il secondo ragazzo (sempre più agitato) si appostano nei pressi di un bar e – imprevedutamente – scatenano una sparatoria insensata che riduce in pezzi i vetri del locale.

Non è, questa, che una sorta di prologo, di un racconto più strutturato e basato sulle storie concomitanti di tre fratelli da tempo in odore di mafia – dei quali uno approdato a Milano ove traffica in droga con spacciatori d’alto livello; il secondo gestisce con pugno di ferro malefatte d’ogni genere; il terzo, rimasto ad Africo, vive schivo e rassegnato la sua dura giornata di allevatore di capre – tirati in campo, quasi loro malgrado, dal giovane sparatore, figlio e nipote dei tre, che col suo precipitoso colpo di testa reinnesca la cruentissima faida contro una famiglia rivale, colpevole a suo tempo, di aver assassinato il capostipite dei tre fratelli.

In definitiva, Anime nere, sia il libro sia il film, ripercorre in qualche misura la disossata epopea in negativo che già Corrado Alvaro, specie nel primo racconto di Gente d’Aspromonte, racconta passo passo ciò che Bonaventura Tecchi così ebbe a spiegare: “Sotto la lontananza del ricordo, senza tremori e senza querimonie, tu senti sempre …, nascosta ma presente la durezza della vita, la tristezza che il calabrese tiene a denti stretti”.

Va bene che, in Anime nere, si tratta di un nucleo famigliare inquinato ab antiquo dalla forma mentis criminale, ma si avverte pure che l’intento originario tanto dello scrittore Criaco quanto del cineasta Munzi è quello di dare volonterosa testimonianza di una valutazione comunque problematica dell’emergenza mafiosa: sennò che vogliono dire quel fratello restio a praticare i metodi delinquenziali dei restanti parenti e – dulcis in fundo – quell’innocente ragazzo dell’inizio ritornante al suo bucolico gregge.

Da notare, infine, come apporto decisamente positivo, l’ensemble davvero impeccabile di interpreti (anche calabresi non professionisti) che, ben lontano dal rimarcare l’aspetto estremo delle situazioni, delle figure maggiori, si tengono ad un criterio di “sottorecitazione” esemplare. Tanto da meritare alla nuova opera di Munzi il debito titolo di film tempestivo, necessario. Specie per l’attuale stato di reviviscenza del cinema italiano.

Autore: admin

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