Monica SCHIRRU- Torinodanza. A Moncalieri, “Golgota” del Teatro Equestre Zingaro

 

 

 

Danza   Il mestiere del critico

 

 

GOLGOTA

ideazione, scenografia e messinscena Bartabas

coreografia e interpretazione Andrés Marin e Bartabas

musica Tomás Luis de Victoria  Motets pour voix seule

Théâtre Equestre Zingaro

Fonderie Limone Moncalieri Torinodanza     Prima italiana

 

****

E’ uno spettacolo intenso, traboccante spiritualità “Golgota” di Bartabas,  celebrazione teatrale di un evento antico che ha segnato la storia dell’umanità.

Simpatica l’introduzione a sipario chiuso che apre lo spettacolo : un buffo chierichetto, con un’espressione ironica e furbesca, rimedia a più riprese  qualche monetina tra il pubblico  e accende alcuni lumini di un candelabro collocato ai  piedi del palco.

Ricoperto di sabbia nera e flebilmente illuminato dalla luce fioca di candeline, collocate in cima ad una scala a pioli di legno, lo spazio scenico è cupo e sobrio. Richiama suggestivamente un luogo sacro. Dove un cavaliere, il suo cavallo e  un danzatore di flamenco narrano la Passione  di Cristo, l’avvio alla crocifissione sul Golgota.  Racconto che prende corpo attraverso una magica fusione di teatro, danza, musica e arte dell’equitazione.

La struttura dello spettacolo, molto ben congegnata, scandisce le  tappe principali della Via Crucis, dalla condanna di Ponzio Pilato al Calvario, dall’agonia alla morte di Cristo. La musica accompagna i movimenti del cavallo: che indietreggia quando il danzatore gli soffia sulla fronte, come se fosse davvero spinto da un lieve anelito d’aria; si adagia lentamente su un fianco accanto al suo cavaliere, accompagnando i momenti dell’agonia; si muove in senso prima orario poi antiorario;  gradualmente avvia  il trotto e poi il galoppo.

Semplici ma efficaci espedienti scenici rimandano alla simbologia religiosa popolare:  un telo rosso, la presenza costante di candele accese, una statua sacra accompagnata da un piccolo corteo, cappucci neri a punta: motivi che richiamano antichi cerimoniali religiosi di origine spagnola che ancora oggi si svolgono nel nostro paese durante la Settimana Santa.

La danza di Andrés Marin, intenso e sensuale ballerino di flamenco è una preghiera fisica che oscilla dal codice classico del flamenco all’immaginario letterario, con una citazione dallo scalcagnato eroe di Cervantes “Don Chiscitotte de la Mancia”: quando improvvisa una danza grottesca, impugnando un sottile spadaccino di legno e un teschio di cavallo come scudo.

Evocativa la musica di Tomàs Louis de Victoria, sfondo dell’unica ed emozionante  voce in scena, che intona  – per quasi tutta la durata dello spettacolo – canti latini della liturgia religiosa.

Autore: admin

Condividi